Delitto Miconi, l’omicida era lucido ed in grado d’intendere e volere

Siracusa. Secondo l’esito della perizia psichiatrica, effettuata dal professore Antonio Petralia nominato dal Gup Andrea Migneco, Nicki Nonnari – accusato dell’omicidio di Salvatore Miconi – era in grado d’intendere e di volere nel momento in cui afferrò il coltello e lo conficcò al petto del giovane panettiere.
Il professore Petralia è stato escusso in aula, dopo aver depositato la sua perizia, durante l’udienza del processo a carico di Nonnari, che viene giudicato con rito abbreviato. In aula erano presenti l’imputato e il suo difensore, avvocato Giorgio D’Angelo, il Pubblico Ministero Andrea Palmieri, i parenti della povera vittima, Riccardo Miconi, Lucilla Bordonaro e Francesca Miconi ed il loro legale di fiducia, avvocato Vincenzo Pisano del Foro di Catania, 

ed i consulenti di psichiatria Michele Lo Magro e Rosanna Gurrieri per le parti offese e Cascio e Aguglia per la difesa dell’imputato. Dunque il ventunenne siracusano, al momento del delitto e sempre secondo il perito di fiducia del Gup, era perfettamente cosciente e assolutamente lucido. Un dato che sconfessa la tesi del consulente di psichiatria della Difesa, che, viceversa, aveva insinuato il sospetto che Nicky Nonnari nel momento in cui commise il delitto non si rendeva conto di ciò che stava facendo in quanto le sue facoltà mentali erano alquanto alterate a causa dell’aggressione patita al punto da farlo ritenere incapace di intendere e volere. I consulenti della difesa di Nonnari avranno comunque la possibilità di specificare meglio la loro tesi alla prossima udienza fissata dal giudice Migneco per il prossimo 10 marzo. Oltre ai due consulente indicato dai difensori di Nonnari dovranno esporre le proprie valutazioni i due esperti di psichiatria nominati dalla famiglia del giovane panettiere. Ci vorranno delle ulteriori udienze prima della lettura del dispositivo di sentenza da parte del Gup Migneco. Il processo, che si celebra con rito abbreviato, vede alla sbarra Nicky Nonnari, 21 anni, accusato di omicidio volontario aggravato del povero Salvatore Miconi, 22 ann. Salvo Miconi morì accoltellato la sera del 20 dicembre 2013. Era l’ottava della Santa Patrona di Siracusa, Santa Lucia, quando la zona del Tempio d’Apollo si macchiò del suo sangue. Fu Niki Nonnari ad accoltellare a morte il ragazzo in uno scenario di città in festa e in cui la confusione e la commozione delle celebrazioni religiose per Santa Lucia toccarono la tragedia.
Un agglomerato di persone si riuniva, attonito, attorno al corpo esanime e sanguinante della vittima colpita a morte. Di lì a poco l’accusa sarebbe caduta su Nonnari, poco dopo arrestato dagli agenti della Squadra Mobile. La versione dell’omicida fu quella di non aver voluto cagionare la morte del giovane panettiere né quella di ferirlo. Egli affermò di essersi innanzitutto armato di coltello solo a seguito di aggressioni verbali di alcuni pescatori; una precauzione presa per potersi difendere in caso di aggressione. La lama nel corpo di Miconi sarebbe – sempre a dire dell’imputato – malauguratamente penetrata solo a seguito di una colluttazione. Da questa scaturiva il fendente mortale all’aorta. L’omicida, dopo aver conficcato il coltello al petto del panettiere, si diede a precipitosa fuga, rifugiandosi a casa di un’anziana parente, dove fu poi raggiunto e arrestato dagli agenti della Squadra Mobile. Prima di allontanarsi da Largo XXV Luglio, il Nonnari si affrettò a gettare nel sottostante prato del Tempio di Apollo il coltello usato per ammazzare il panificatore. Alla prima udienza del processo, Nonnari ha chiesto scusa per il dolore arrecato ai genitori e alla sorella di Salvatore Miconi, ribadendo per l’ennesima volta che non voleva ucciderlo nè ferirlo, ma di aver impugnato il coltello soltanto per rompere l’accerchiamento effettuato ai suoi danni da parte di quattro o cinque persone, tra cui il giovane panificatore. La sua versione, però, con la quale ha cercato di far capire che non fu lui ad avere deliberatamente affondato la lama del coltello al petto di Miconi, ma che essa penetrò allo sterno della vittima a causa dello spintone datogli da uno degli aggressori, è stata smentita dal consulente di psichiatria nominato dal Gup Andrea Migneco. Per il professore Petralia l’imputato era cosciente e aveva la mente lucida nel momento in cui affondò la lunga lama del coltello al petto del povero Salvatore Miconi. Alla prossima udienza sapremo quali ulteriori argomenti introdurranno gli psichiatri nominati dall’avvocato Giorgio D’Angelo per confutare la perizia e i convincimenti del professore Petralia.

F.G.

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