Delitto nel Residence dello Sport: condannato all’ergastolo Giarracca

Il carcere a vita lo aveva chiesto il Pubblico Ministero, Antonio Nicastro. Ed ergastolo è stato per Francesco Giarracca, 61 anni, riconosciuto colpevole dalla Corte d’Assise di Siracusa dell’omicidio di Giancarlo Tringali, ucciso con un colpo di pistola alla testa la sera del 24 marzo 2012 in una stanza del residence dello Sport di Priolo. La sentenza è stata pronunciata intorno alle 13,30 di giovedì 19 febbraio, dopo una camera di consiglio durata tre ore e mezza. La Corte (presidente Maria Concetta Rita Spanto; a latere, Stefania Scarlata) ha condannato il Giarracca, presente in aula alla lettura del dispositivo di sentenza, alla pena accessoria di dover espiare tre mesi in isolamento diurno, nonchè al risarcimernto dei danni in favore delle parti civili, disponendo però

che dovrà essere il giudice civile a stabilire l’ammontsre dell’indennizzo. Intanto, però, a titolo di provvisionale, immediatamente esecutiva, il Giarracca è stato condannato a pagare la somma di 15 mila euro a ciascuna parte civile, e precisamente a Giovanna Capuano, al di lei figlio Enrico, nonchè ad Andrea Tringali, Stefano Tringali, Carmelo Tringali e dovrà pure rimborsare le spese processuali per l’importo di cinquemila euro.

Giarracca è stato interdetto dai pubblici uffici a vita ed è stato dichiarato decaduto dalla potestà genitoriale.

Soddisfazione per la sentenza è stata espressa dal Pubblico Ministero Nicastro e dall’avvocato Fiorella Intrepido, legale delle parti civili. Commossa la vedova di Giancarlo Tringali, che non è riuscita a trattenere le lacrime. Impassibile, invece, è rimasto Francesco Giarracca. Nessun commento è stato rilasciato dal suo difensore, avvocato Salvatore Terrone,

Con la lettera del dispositivo di sentenza cala il sipario sul processo di primo grado a carico di Francesco Giarracca, finito alla sbarra per avere ucciso l’ex socio in affari. Era stato l’allora sostituto procuratore Maurizio Musco ad avere coordinato le indagini degli agenti della Squadra Mobile e del Commissariato della Polizia di Stato di Priolo, che, a pochi giorni di distanza dal delitto, avevano puntato l’indice contro l’imprenditore di Augusta ed ex socio in affari di Giancarlo Tringali. Sin dal primo istante i sospetti degli inquirenti si erano concentrati sul conto del Giarracca poichè, per sua stessa ammissione, lui era in possesso della chiave passpartout, con la quale era in grado di aprire le porte di tutte le stanze del residence dello Sport di Priolo, Secondo gli inquirenti il Giarracca, nella tarda serata del 24 marzo 2012, si introdusse all’interno della stanza 105 del Residence dello Sport di Priolo, occupata dall’ex socio Giancarlo Tringali, e, senza fare il benchè minimo rumore, si portava a ridosso del letto a due piazze su cui stava dormendo la vittima e quasi a bruciapelo gli esplodeva all’altezza della tempia un colpo di pistola. Il proiettile, penetrava quasi all’altezza dell’orecchio, determinando il decesso istantaneo di Giancarlo Tringali. Il movente che avrebbe armato la mano del Giarracca sarebbe da ricercarsi nella vendetta per l’iniziativa del suo ex socio di volerlo ridurre sul lastrico mettendo all’incasso una serie di assegni di rilevanti importi. Come sostenuto dal Pubblico Ministero Nicastro, subentrato al collega Musco costretto a lasciare anzitempo le indagini in quanto trasferito alla Procura della Repubblica di Palermo, il Giarracca, a seguito della comune decisione di sciogliere il sodalizio professionale con il Tringali, rimaneva debitore nei confronti dell’ex socio per quasi 300.000 euro, in cambio della cessione delle quote delle imprese Ecosplendor ed Ekos srl. L’enorme debito contratto dal Giarracca costringeva quest’ultimo a sforzi economici sempre più impegnativi al fine di fronteggiare le pretese sempre più pressanti del Tringali, il quale, appreso che l’ex socio aveva incassato, da alcuni committenti, grosse somme di denaro e che con queste aveva fatto fronte ad altri impegni tralasciando di saldargli il debito con lui contratto, aveva improvvisamente portato all’incasso gli assegni, da 25.000 euro ognuno. Il primo assegno di 25 mila euro, sia pure in extremis, il Giarracca era riuscito a pagarlo, evitando in tal modo di farselo protestare. Ma il pericolo del protesto era dietro l’angolo e il Giarracca ritenne che solo con la soppressione fisica dell’ex socio avrebbe potuto evitare di dover fare i salti mortali per racimolare i 25 mila euro per il secondo degli assegni dati al Tringali a fronte del debito di 300 miila euro. Peraltro, il contrasto tra Tringali e Giarracca aveva raggiunto un suo apice già nel luglio del 2011, allorquando quest’ultimo, esasperato, confidandosi con un Ispettore della Polizia di Stato in servizio presso il Commissariato di Priolo Gargallo, affermò che l’unica soluzione che gli era rimasta era quella di “sparagli un colpo in testa”, riferendosi, ovviamente, all’ex socio.

Numerosi indizi di reità hanno incastrato il Giarracca, tra cui le immagini riprese dalle telecamete installate in alcune strade di Priolo e di Siracusa in cui si vede chiaramente l’auto dell’imputato proprio la notte tra il 24 e il 25 marzo 2012 . Giarracca ha sempre respinto gli addebiti e ha dato una risposta a tutti i quesiti che gli hanno posto gli inquirenti, anche a quelli più scabrosi. Ma soprattutto ha fornito un alibi, dicendo che la sera dell’omicidio l’aveva trasorsa in famiglia nella sua abitazione di Augusta. Ma, ahimè per lui, i gravi indizi di reità hanno avuto il sopravvento sull’alibi da lui fornito e la condanna all’ergastolo è risultata inevitabile. La condanna era da ritenersi scontata visto che al vaglio della Corte non è stata portata una pista alternativa a quella che indicava il Giarracca l’artefice del delitto Tingali.

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