Il Siracusa promosso in serie D. Grande festa per Mascara e compagni

Siracusa. Al “De Simone” c’erano ancora i segni della festa. Non verrà ripulito velocemente lo spogliatoio e il terreno di gioco del vecchio catino aretuseo. Ed è probabile che domani, quando la squadra si ritroverà per lo sciogliete le righe e la festa finale di domenica, Mascara e compagni troveranno ancora le bottiglie di spumante tra un magazzino e l’altro. C’è ancora tanta voglia di festeggiare in casa Siracusa. E non c’è voglia di risvegliarsi da questo sogno, perché di sogno si è trattato considerato che nemmeno i più ottimisti, a tempo oramai scaduto, avrebbero immaginato un epilogo simile.
Il Siracusa che è tornato in Serie D e che sta pian piano cercando di guadagnarsi palcoscenici più importanti dopo la scomparsa 

dal mondo professionistico quattro anni orsono, ha radici profonde. Quelle di una squadra e di un tecnico che, tra applausi e critiche alternate nel corso della stagione, si è quasi cementificata. Facendo soprattutto scudo ognuno su sé stesso, perché era il gruppo che sarebbe dovuto andare avanti. Un gruppo fatto di giocatori, tecnici ma anche collaboratori come Giovanni Abela, una sorta di fact totum all’interno dello spogliatoio azzurro: <<Le emozioni provate domenica vanno aldilà del calcio. Sono momenti che mi resteranno per sempre scolpiti nella mente e nel cuore – ha detto Abela –. Come l’abbraccio a fine gara con il mio papà. Ringrazio di vero cuore tutti coloro che mi sono venuti incontro, che mi hanno abbracciato mentre piangevo come un bambino, che mi hanno dato forza, mi hanno sommerso di affetto, che mi hanno lanciato in cielo, che mi hanno dedicato cori, che mi hanno urlato e addirittura ringraziato, che mi hanno detto: “questo campionato lo hai vinto anche tu”. Questa, per me, è una delle soddisfazioni più belle>>.
E chi si è sfogato, sottolineando soprattutto l’impegno dell’Igea, è stato Jemma, fido collaboratore di Anastasi: <<E’ facile dire oggi che ci abbiamo sempre creduto – ha sottolineato Vittorio Jemma – ma è così, perché siamo sempre stati abituati a lottare e crede nei valori dello sport. Quelli che per esempio ha dimostrato l’Igea Virtus>>. <<Io ho vinto diversi campionati – ha aggiunto il fisioterapista Paolo Giaquinta – ma questo può ritenersi quello più bello. Per il susseguirsi di emozioni, tutte concentrate in pochi minuti. Ho voglia di piangere, gioire, abbracciare simbolicamente tutte le persone che ci sono state vicine>>. Ma le emozioni più grandi, forse perché più naturali, sono state quelle di due giovani azzurri protagonisti come pochi quest’anno, e che quando contestati come tutta la squadra all’indomani del ko di Barcellona, piansero a dirotto non volendo quasi più continuare a giocare. E invece Alessandro Liistro e Giovanni Petrullo sono stati tenaci, hanno tirato fuori il carattere e domenica hanno condiviso il loro pianto (di gioia) non solo con i compagni di squadra ma soprattutto con le loro famiglie. <<Non ci credo, non ci credo – sottolinea Liistro in lacrime, accanto a papà Enzo – mi sembra un sogno>>. <<E allora fratello non svegliarti perché è un bel sogno>>, gli urla l’amico Petrullo che abbraccia tutta la famiglia al seguito, dai nonni Giovanni e Tina, al fratellino Tommaso, a mamma Giusy e papà Egidio che è stato anche il tecnico del Randazzo. Loro, genitori e familiari infaticabili, non hanno mai mollato un attimo i loro figli-campioni e protagonisti in campo: <<Ma da domani dovranno tornare ad esserlo anche sui banchi di scuola>>, ripetono le famiglie Liistro e Petrullo. Anche così si costruiscono i successi. E quello del Siracusa, vuole essere il primo di una lunga serie.

Manuel Bisceglie

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