“Provo umana pietà per quelli che inventarono Veleni in Procura”

La sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura ha assolto il sostituto procuratore  Maurizio Musco da tutti i capi d’imputazione che gli venivano contestati,  ribaltando il provvedimento cautelativo dei componenti della ex prima sezione disciplinare del Csm che, accogliendo la richiesta del Ministro di Giustizia Paola Severino, decideva nel settembre del 2012 il trasferimento del magistrato alla Procura della Repubblica di Palermo per incompatibilità ambientale. Il magistrato, nel caso “Veleni in Procura”, originato da alcune inchieste giornalistiche dei settimanali Magma di Catania e la Civetta di Siracusa, era stato accusato di presunte violazioni su alcuni procedimenti nei quali 

si sarebbe dovuto astenere a causa della presenza dell’avvocato Piero Amara con cui era legato da rapporti d’amicizia. Il dottor Musco, adesso, è stato assolto con formula piena all’unanimità dai giudici del Csm per non aver commesso alcuna irregolarità in quanto si è rivelato non veritiero l’assunto di aver favorito l’avvocato Piero Amara. Inoltre il Csm ha disposto il ritorno del pubblico ministero Musco al Tribunale di Siracusa.
Il dott. Maurizio Musco è rientrato nel tribunale di Siracusa avantieri 22 aprile. Lo abbiamo intervistato subito. Ha risposto in modo sintetico alle nostre domande che riportiamo integramente dove ci racconta la vicenda che ha determinato il suo allontanamento da Siracusa per alcuni anni.

– Com’è nato il procedimento disciplinare che ha determinato il suo trasferimento a Palermo?

“La vicenda nasce con degli esposti anonimi che ovviamente contenevano notizie false. Questo nella primavera del 2011. Queste notizie false contenute in questi esposti anonimi, vengono pubblicate da alcuni giornaletti locali. Dopo qualche tempo un tale dottor Ferrante, parlamentare di sinistra, fa un’interrogazione, dicendo che era allarmato da quello che aveva letto su questi giornali locali e chiede al Ministro di Giustizia d’intervenire. Il Ministro dispose un’ispezione”.

– In sintesi, quali erano queste notizie false?

“Le notizie false erano che io fossi socio in affari con l’avvocato Amara e che io lo avvantaggiavo in tutti i procedimenti in cui lui era presente. Il Ministro Severino dispose l’inchiesta per verificare se io fossi socio in affari con l’avvocato Amara e se fosse vero che tutti i procedimenti trattati dal sottoscritto dove c’era l’avvocato Amara venivano da me istruiti in maniera illecita al fine di favorire il penalista”.

– Come sono procedute le indagini?

“Gli ispettori del Ministero dopo aver passato a setaccio quasi interamente tutta la mia attività professionale, concludevano riferendo al Guardasigilli che il sottoscritto non è mai stato socio in affari con l’avvocato Amara. Sottolineando che tutti i procedimenti dove c’era l’avvocato Amara sono stati definiti in modo opposto alle aspettative del penalista. Tra l’altro debbo dire che laddove l’avvocato Amara difendeva indagati il procedimento si concludeva con l’esercizio dell’azione penale. Quando difendeva le persone offese, dove l’avvocato si aspettava l’azione penale, il procedimento si concludeva con la richiesta di archiviazione. Tuttavia hanno sostenuto gli spettori – siccome pare che il dott. Musco fosse amico dell’avvocato Amara, nonostante non lo avesse avvantaggiato, sarebbe stato opportuno astenersi in tutti i procedimenti nei quali era interessato l’avvocato Amara.- Questa è la vicenda in estrema sintesi che è stata accolta in parte dal Csm in via cautelare e alla fine lo stesso Csm ha detto che non c’era nulla, nulla di nulla”.

– Secondo lei perché venne adottato Il provvedimento cautelare di trasferimento a Palermo?

“Secondo me, il provvedimento cautelare di trasferimento a Palermo venne adottato in via provvisoria per cercare di calmare le acque, perché oggettivamente le inchieste giornalistiche erano riusciti a destare molto clamore. Il Csm ritenendo che il prestigio dell’autorità giudiziaria debba essere preservato e tutelato al massimo ha ritenuto opportuno il trasferimento”.

– E’ stato un bene a suo parere?

“E’ stato un bene perché io non avrei potuto continuare ad esercitare con la necessaria autorevolezza il mio ruolo qui alla Procura di Siracusa a causa di tutti i dubbi che erano stati espressi nei confronti della mia persona. Il Csm, secondo me, ha fatto questo ragionamento: intanto lo allontaniamo da Siracusa, chiariamo tutto, dopo aver chiarito si deciderà. Ed è quello che è avvenuto. Mi hanno allontanato per due anni, nel frattempo sono stati fatti i procedimenti disciplinari, quelli penali e alla fine, essendo emerso il nulla, il Csm ha disposto che io tornassi a Siracusa”.

– Le querele nei confronti del direttore della Civetta Franco Oddo e della sua vice da lei saranno portate avanti?

“Ci sono delle querele da parte mia e sono ancora in corso di valutazione”

– Come pensa di ricominciare la sua attività a Siracusa?

“ Con estrema serenità. Io ho un atteggiamento anche ironico nei confronti delle cose”.

– Cosa le è rimasto di questa situazione?

“Una sostanziale indifferenza, io vado avanti, non guardo al passato, la vivo come un’esperienza vissuta che contribuisce ad arricchire il mio bagaglio di esperienze. Adesso ho una visione più matura delle cose, una visione a 360 gradi”.

– Quest’esperienza l’ha cambiata?

“Mi ha reso più ricco sotto certi aspetti, soprattutto sul piano umano”.

– Che sentimenti prova nei confronti delle persone che hanno scritto le falsità di cui abbiamo parlato?

“ Per queste persone provo un sentimento di pietà umana. Fino al 2011 c’era un gruppetto di persone, per lo più disoccupati che mi dicono riuscisse a distribuire un giornaletto che si occupava di cronaca rionale, poi si sono inventati la bufala dei “Veleni in procura” e per la prima volta nella lora vita hanno creduto di essere dei giornalisti d’inchiesta. Tutto si è sciolto come neve al sole e adesso il re è nudo. Per queste persone provo compassione perché non c’è nulla di peggio che sperimentare il fallimento proprio in ciò in cui si crede maggiormente”.

– Com’è stato il suo soggiorno alla Procura di Palermo?

“Mi sono trovato molto bene. Tenga conto che sia il Procuratore capo e gli altri Aggiunti mi hanno chiesto di rimanere a Palermo. Evidentemente hanno apprezzato la mia persona ed il mio lavoro”.

– Di cosa si è occupato a Palermo?

“Mi occupavo di criminalià diffusa. Di droga, rapine, di estorsione”.

– A Siracusa lei era conosciuto anche per aver portato alla luce le storture relative all’ambiente: cosa è cambiato nella nostra città?

“Mi sono occupato in maniera massiccia di ambiente e di pubblica amministrazione. Secondo me qualcosa è cambiato ma si dovrebbe tenere la guardia sempre alta altrimenti si ritorna al punto di partenza”

– Cosa l’ha colpita a Palermo dal punto di vista della criminalità?

“A Palermo c’è un numero impressionante di rapine. Questa è la cosa che mi ha colpito molto. Rapine anche spicciole in maniera massiccia”.

– Il magistrato è la professione che desiderava fare nella vita?

“Si, fondamentalmente, si. Ho preso la decisione un anno prima della laurea”.

– Si è laureato a Catania?

“Si”.

– In quale Tribunale ha svolto il suo incarico come Uditore Giudiziario?

“Prima a Catania in tirocinio mirato e poi sono venuto a Siracusa come prima nomina nel 1999.

– Ha svolto subito il ruolo di Pubblico Ministero

“Si. Sempre Pubblico Ministero”

– Cosa consiglierebbe ai giovani che vorrebbero intraprendere la professione del magistrato?

“Direi che per questo lavoro ci vuole molta passione, perché solo la passione può spingere a fare i sacrifici che sono richiesti. Se non c’è passione non si può fare”.

– Se tornasse indietro rifarebbe il Magistrato?

“Sicuramente si”.

– Cosa vede nel suo futuro?

“Non vedo nulla di particolare. Verrà quello che dovrà avvenire che affronterò con estrema serenità ma nel contempo anche con forza e determinazione”.

– E’ contento di essere tornato a Siracusa?

“Certamente”.

– Come è stato accolto in Tribunale?

“Molto bene, con molto stupore sotto certi aspetti. Molti non credevano che io tornassi”.

 

Adelaide Pandolfo

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