Il rag. Piccione: “Attanasio voleva fare uccidere la famiglia Cassia”

Siracusa. Citato dal Pubblico Ministero Andrea Ursino, sostituto alla Procura distrettuale antimafia di Catania, l’ex collaboratore di giustizia Rosario Piccione, già appartenente al clan Urso-Bottaro, si è presentato innanzi ai giudici del Tribunale penale (presidente, Alessandra Gigli; a latere, Antonella Coniglio e Andrea Pino, subentrato alla giudice Livia Rollo, andata in congedo per maternità) per deporre contro gli imputati del processo scaturito dall’operazione antidroga denominata “Itaca”, che vengono giudicati con rito ordinario. Il ragioniere Piccione, il cui volto non è stato visto dagli imputati, dagli avvocati e dal pubblico presente nell’aula di Corte d’Assise, dove eccezionalmente si è svolta l’udienza, in quanto, per motivi di sicurezza,

il Tribunale ha disposto l’installazione di un paravento attorno alla persona dell’ex pentito, parlando di Carmelo Cassia, padre dell’ergastolano Enzo Cassia, e degli altri suoi due figli, Concetto e Andrea Cassia, quest’ultimo condannato il 15 maggio scorso dalla Corte d’Appello di Catania a 18 anni di reclusione per traffico di droga nell’ambito del processo celebrato con rito abbreviato dell’operazione “Itaca”, ha dichiarato di essere a conoscenza che Alessio Attanasio aveva deciso di farli uccidere poichè, senza avere chiesto e ottenuto l’autorizzazione, avevano avviato un’attività di spaccio di sostanze stupefacenti in concorrenza con il sodalizio mafioso “Bottaro-Attanasio”. La condanna a morte – a dire dello stesso Piccione – fu poi annullata in quanto Alessio Attanasio, all’epoca genero del defunto boss Salvatore Bottaro, ritenne inopportuno fare uccidere dei parenti dello stesso Bottaro.
Il ragioniere Piccione ha, altresì, parlato di Piero Monaco, figlio di Angelo Monaco. co-fondatore del clan Trigila di Noto, definendolo un soggetto dedito alle illecite attività. Piccione ha riferito di parlare con cognizione di causa riguardo a Piero Monaco, ricordando di essere stato suo cognato in quanto lui era fidanzato della sorella, quando non aveva ancora deciso di dissociarsi dal gruppo mafioso “Bottaro-Attanasio” e di intraprendere, nella primavera del 2002, la collaborazione con la giustizia a seguito del suo arresto per l’estorsione ai danni di Medimax, un esercizio commerciale per la vendita di elettrodomestici sito in via Elorina.
Col rito ordinario, per il reato di associazione finalizzata al traffico di droga, siedono alla sbarra Giovanni Cantone, Carmelo Cassia, Stefano Davì, Vincenzo Davì, Massimiliano Gonnelli, Marco Greco, Carmelo Lo Giudice, Piero Monaco, Giovannino Reale, Sebastiano Mollica e Vincenzo Drago.
Il processo è stato rinviato all’udienza del 23 novembre prossimo.

CONDIVIDI