Ergastolo al ristoratore di Lentini autore di un duplice omicidio

Lentini. Dalla camera di consiglio della Corte d’Assise di Siracusa (presidente, Maria Concetta Rita Spanto; a latere, Stefania Scarlata), protrattasi dalla mattinata fino alle or 14, è uscita la sentenza di colpevolezza per il ristoratore di Lentini accusato di avere ucciso a colpi di arma da fuoco Domenico Bertollo e Gaetano Trovato, rispettivamente di 37 e 42 anni. I giudici della Corte d’Assise hanno, infatti, dichiarato colpevole Salvatore Salamone e lo hanno condannato alla pena dell’ergastolo e all’isolamento diurno per un periodo di tre mesi. Il lentinese, assente dall’aula come i suoi difensori, è stato condannato al risarcimento dei danni in favore delle parti civili Marisa Spampinato in proprio e quale esercente la potestà sui due figli minori 

Federico e Alessio Trovato, nonchè Andrea Trovato, Cristian Trovato e Rosa Bertollo, nonchè dovrà provvedere al pagamento di una provvisionale di euro 15.000 per ciascuna parte civile. La Corte ha stabilito che il risarcimento dei danni venga quantificato e liquidato in separata sede, mentre è immediatamente esecutivo il pagamento della provvisionale. Il ristoratore lentinese è stato, inoltre, condannato al rimborso delle spese processuali che vengono liquidate in 10 mila euro nei confronti dell’avvocato Francesco Leandro Alberghina, di euro 14 mila nei confronti dell’avvocato Gaetano Grassia, di euro 12 mila nei confronti dell’avvocato Salvatore Ganci. La Corte ha condannato Salvatore Salamone al risarcimento dei danni – da liquidarsi in separata sede – in favore delle parti civili Simona Bertollo, Marcello Bertollo, Santo Bertollo, Domenica Spanò, Nunzia Randazzo in proprio e quale esercente la potestà sui figli minori Santo Bertollo, Eleonora Bertollo e Emily Bertollo, nonchè al pagamento di una provvisionale, immediatamente esecutiva, di 15.000 euro per ciascuna parte civile, nonchè al rimborso delle spese processuali da liquidarsi in separata sede, attesa l’ammissione dei predetti al patrocinio a spese dello Stato. E ancora. La Corte ha stabilito, altresì, che a pena espiata, il Salamone dovrà essere sottoposto alla libertà vigilata per un periodo non inferiore ad un anno. La Corte ha ordinato la trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica di Siracusa perchè proceda nei confronti di Adelfo De Luca, Adriano Gnani e Giuseppe La Rocca, tutti testimoni a favore del ristoratore di Lentini le cui deposizioni non sono piaciute ai giudici. Infine, la Corte si è preso il tempo di 90 giorni per il deposito delle motivazioni e ha stabilito che, per tutto questo periodo, è sospesa la decorrenza dei termini di custodia cautelare.

La Corte d’Assise ha in buona sostanza condiviso integralmente la tesi e le richieste della pubblica accusa, rappresentata in aula dal sostituto procuratore Marco Bisogni, che, concludendo la requisitoria, illustrata alcuni mesi fa, aveva sollecitato i giudici a prounciare sentenza di condanna nei confronti di Salvatore Salamone e di infliggergli la pena dell’ergastolo e la pena accessoria dell’isolamento diurno per un periodo non inferiore ad un anno. Si erano associati alle richieste del Pubblico Ministero i difensori delle parti civili, mentre si sono battuti per l’assoluzione di Salvatore Salamone l’avvocato Giambattista Rizza e un penalista del Foro di Catania. Oltre ai difensori di Salamone esce sconfitto pure il generale Garofano, già comandante del Ris di Parma, che, per conto della Difesa dell’imputato, era arrivato addirittura ad insinuare parecchi dubbi sulla perizia balistica effettuata da un maresciallo dei Carabinieri del Ris di Messina, arrivando persino a sostenere che non si poteva attribuire al Salamone la responsabilità dell’omicidio di Domenico Bertollo e Gaetano Trovato. Il generale, star dei salotti televisivi, questa volta, ha sbagliato tutte le valutazioni e gli studi effettuati sull’auto-bara in cui furono trovati i corpi senza vita delle due vittime. Meglio di lui ha sicuramente fatto il sottufficiale dei Carabinieri del Gruppo Ris di Messina, che non si è lasciato oscurare dal fotogenico generale Garofano.

Il duplice omicidio di Domenico Bertollo e Gaetano Trovato è avvenuto tra il 20 il 21 dicembre di quattro anni fa. Due corpi completamente carbonizzati, erano riversi all’interno di un’automobile completamente bruciata, una Renault Modus in cui le due vittime giacevano una sul lato conducente e l’altra sul sedile posteriore. Nessun dubbio per gli inquirenti, che ricollegarono subito il ritrovamento dei due cadaveri alla scomparsa, avvenuta la sera prima di due catanesi, di Gaetano Trovato e Domenico Bertollo, quest’ultimo rivelatosi poi il proprietario della Renault bruciata. I due uomini si erano incontrati con il Salamone per esigere il pagamento di alcuni lavori effettuati nel ristorante dell’omicida. Secondo quanto risultato dalle indagini, Salamone aveva dato appuntamento al Bertollo, creditore della somma di ventimila euro ma, anzichè estinguere il debito, attuò l’agguato mortale, uccidendo sia lui che il Trovato, la cui unica colpa fu quella di avere accompagnato a Lentini l’uomo che aveva il contenzioso con il ristoratore lentinese. Poi il tentativo di rendere dei tizzoni di carbone i corpi di Bertollo e Trovato e la fuga dell’omicida per sottrarsi alla cattura. Durante la celebrazione del processo, Salamone ha proposto la scena del malato impossibilitato a seguire il dibattimento in quanto sosteneva di essere affetto dalla sclerosi multipla. Ma la perizia medica disposta dalla Corte ha smentito il lentinese. A parere dei sanitari nominati dai giudici, Salamone non era assolutamente malato. La bella notizia ha fatto “resuscitare il lentinese”. Salamone, infatti, ha smesso di seguire il pocesso sdraiato sulla barella e, addirittura, in occasione dell’udienza in cui il suo difensore avvocato Giambattista Rizza ha effettuato l’arringa, si è concesso un viaggio nel bus-cellulare, dal carcere di Messina al Palazzo di giustizia di Siracusa, seguendo, seduto sulla panca, la fatica oratoria del suo legale.

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