Condannato per maltrattamenti e abusi ai danni della moglie

Siracusa. Dopo averlo denunciato e fatto arrestare, accusandolo di maltrattamenti in famiglia e di abusi sessuali, la moglie dell’imputato poche ore prima della sentenza si è presentata innanzi al Giudice dell’udienza preliminare Giuseppe Tripi per dichiarare di essersi riconciliata con il marito, Antonio Cimino, 58 anni. Ma non ha ritrattato le accuse.

La donna, infatti, ha spiegato che il marito ha chiesto scusa e le ha promesso di non sottoporla più a maltrattamenti e soprattutto che si sarebbe astenuto dal compiere ogni forma di violenza sessuale ai suoi danni. Nonostante la richiesta di perdono del coniuge, lei però non ha fatto marcia indietro ma ha ribadito le accuse che aveva proferito contro Antonio Cimino nel mese di luglio dello scorso anno.

Il processo, che si stava celebrando con il rito abbreviato, è andato speditamente a conclusione. Prima ha preso la parola il Pubblico Ministero Antonio Nicastro, che, dopo avere svolto la propria requisitoria, ha chiesto la condanna del lentinese Antonio Cimino alla pena di quattro anni e otto mesi di reclusione. Subito dopo è stata la volta del difensore dell’imputato, avvocato Angelo D’Amico, che ha chiesto l’assoluzione del Cimino dal reato di avere tentato di incendiare la macchina della moglie, richiesta che è stata poi accolta dal Gup Tripi. In ordine alle accuse di maltrattamenti in famiglia e di abusi sessuali in danno della moglie, il penalista ha chiesto il minimo della pena anche in considerazione della riconciliazione che aveva posto fine ai rapporti conflittuali tra i due coniugi. Dalla camera di consiglio però è uscita la sentenza di colpevolezza per Antonio Cimino. Il Gup Tripi, infatti, nel riconoscerlo colpevole dei reati di maltrattamenti e di abusi sessuali ai danni della moglie, ha inflitto al lentinese la pena di tre anni e sei mesi di reclusione.  Nella decisione del Gup ha avuto il suo inevitabile peso la condanna a otto anni di reclusione riportata dal Cimino otto anni addietro, e che è tuttora pendente in Corte d’Appello, per avere aggredito, armato di un’ascia, un suo vicino di casa che aveva avuto una lite con suo figlio. Il Cimino procurava delle gravi lesioni alla vittima e ha scontato una parte della condanna in carcere. L’anno scorso, nel mese di luglio, Antonio Cimino veniva di nuovo arrestato a seguito della denuncia presentata dalla propria moglie, che lo accusava di maltrattamenti in famiglia e di violenza sessuale. Su istanza dell’avvocato Angelo D’Amico, il Cimino è stato sottoposto alla misura degli arresti domiciliari ma, alla luce della celebrazione del processo di primo grado, il suo legale confida di potergli fare ottenere la remissione in libertà. 

 

 

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