Messina, il Riesame scarcera l’ex Pm Longo e lo manda ai domiciliari

Messina. Il Tribunale del Riesame ha accolto la richiesta avanzata dal difensore dell’ex Pubblico Ministero Giancarlo Longo, tesa ad ottenere che la misura cautelare della custodia in carcere fosse tramutata con quella degli arresti domiciliari. Nonostante il parere contrario dei tre Pubblici Ministeri che avevano chiesto la misuracautelare della custodia in carcere per il loro collega, ora in servizio al Tribunale Civile diNapoli, il Collegio del Riesame ha disposto i domiciliari per Longo, accusato di associazione a delinquere e di altri reati nell’ambito dell’inchiesta denominata “Sistema Siracusa”.

Se è stato benevolo per il magistrato napoletano, ora sospeso dalle funzioni e dallo stipendio dal Csm, lo stesso Collegio è stato inflessibile nei confronti degli altri indagati coinvolti nell’operazione “Sistema Siracusa”. Ai legali degli indagati colpiti o dalla misura cautelare in carcere o da quella degli arresti domiciliari il Tribunale del Riesame ha risposto negativamente confermando i provvedimenti emessi dal Gip Maria Vermiglio. Giancarlo Longo, 49 anni, si era trasferito a Napoli all’inizio del 20\18 a seguito dell’accoglimento della sua richiesta di lasciare la funzione di pubblico ministero e di svolgere quella di giudice civile, per evitare di essere sottoposto a procedimento disciplinare dal Csm.

Il Gip Vermiglio, parlando del suo collega Longo, nell’ordinanza di custodia cautelare in carcee, ha scritto «ha dimostrato di possedere una personalità incline al delitto, perpetrato attraverso la strumentalizzazione non solo della funzione ricoperta, ma anche dei rapporti personali e professionali. La gravità delle condotte da lui poste in essere in qualità di pubblico ufficiale che svendeva la propria funzione, – prosegue – concorreva alla redazione di atti pubblici ideologicamente falsi, si faceva corruttore di altri pubblici ufficiali, con piena accettazione da parte degli stessi, che venivano per giunta da lui remunerati con soldi pubblici, intratteneva una rete di rapporti dall’origine oscura e privi di apparente ragion di essere oltre che, in certi casi, contraria ai più elementari principi di opportunità, depone nel senso della assoluta insufficienza a contenere il pericolo di reiterazioni criminosa attraverso misure diverse e meno afflittive della custodia cautelare in carcere».

Il pesantissimo giudizio della Gip Vermiglio su Longo non è stato condiviso dai giudici del Tribunale del Riesame di Messina, anche se le motivazioni della loro decisione di tramutare in arresti domiciliari la misura originaria di custodia in carcere non sono state ancora depositate.

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