“Le minacce a Borrometi non provano l’attuale pericolosità del Giuliano”

Siracusa. Il Tribunale di Siracusa, (presidente, Giuseppina Storaci; a latere, Fabio Salvatore Mangano e Nicoletta Rusconi), a scioglimento della riserva assunta lo scorso mese di gennaio, ha rigettato la richiesta di applicazione della misura di prevenzione della sorveglianza speciale di p.s. per tre anni con obbligo di soggiorno nel comune di residenza, avanzata dalla Questura nei confronti del boss di Pachino, Salvatore Giuliano, di anni 55, difeso dagli avvocati Luigi Caruso Verso e Giuseppe Gurrieri.

Nel motivare le ragioni del rigetto il Tribunale si è espresso nel senso di non ritenere “evidenziati elementi sufficienti a dimostrare la situazione di attuale pericolosità sociale prospettata dalla Questura”, tenuto conto del fatto che “i precedenti del Giuliano riguardano fatti degli anni ’90” e pertanto risultano del tutto irrilevanti.
I giudici proseguono affermando che i suoi attuali carichi pendenti “non provano l’attuale pericolosità sia per la risalenza nel tempo sia per la contenuta gravità – l’accusa di diffamazione riguarda frasi scritte dal Giuliano su Facebook ed indirizzate al giornalista Paolo Borrometi, il quale aveva pubblicato un articolo di giornale riguardante il Giuliano e i suoi collegamenti con il clan Trigila di Noto”.
Infine il Tribunale si esprime anche sui presunti contatti tra il Giuliano e soggetti pregiudicati o gravati da precedenti di polizia, definendoli “poco significativi, posto che, come dimostrato dalla difesa, si tratta di soggetti con cui il Giuliano intrattiene rapporti di lavoro”. Al riguardo il Collegio scrive “…Salvatore Spataro è l’amministratore della società agricola La Fenice srl di cui il Giuliano è un dipendente; Giuseppe Vizzini è un dipendente della medesima ditta e Giuseppe Amore è un produttore agricolo della zona”.

L’ordinanza del Tribunale sconfessa il giornalista Paolo Borrometi, gli ex senatori Lumia e Giarrusso, rispettivamente del Pd e del M5S, i responsabili di organismi sindacali della categoria dei giornalisti italiani nonchè gli autori di articoli su carta stampa e servizi televisivi i quali hanno additato il boss di Pachino tra gli ideatori di un progetto criminoso per ammazzare il giornalista Borrometi. Il quale, anche in convegni e pubblici incontri, ha diffuso la notizia che ai suoi danni era stato progettato un attentato con l’uso di un’autobomba, notizia non confermata dal Commissariato della Polizia di Stato di Pachino e dai giudici del Tribunale del Riesame di Catania, chiamati a pronunciarsi sulle accuse rivolte a Giuseppe Vizzini e ai suoi due figli in ordine ad un attentato commesso contro l’auto di un avvocato.
Salvatore Giuliano, già nel mese di settembre del 2016 era stato oggetto di una interpellanza parlamentare del senatore Giuseppe Lumia in quota PD, membro della commissione parlamentare antimafia che, rivolgendosi ai Ministri della Giustizia e dell’Interno, avanzava loro una interrogazione a risposta scritta – rimasta ad oggi inevasa – (Atto n. 4-06329) nel corpo della quale rappresentava che, per quanto a sua conoscenza il Giuliano aveva rivolto delle minacce e ingiurie al giornalista Paolo Borrometi con l’effetto “non solo di intimidire con minacce gravi il giornalista (fatto di per sé rilevante), ma anche di provocare in chi leggeva l’articolo una sorta di paura sociale avvalorata dai fatti criminali di cui lo stesso boss si è macchiato. Nonostante ciò al boss Salvatore Giuliano, incredibilmente risulta che sia stata revocata la sorveglianza speciale dal magistrato competente” e per tale ragione il già senatore Lumia chiedeva “quale iniziativa di propria competenza il Ministro della giustizia intenda intraprendere, per verificare la regolarità del provvedimento giudiziario di revoca della sorveglianza speciale”.

A distanza di quasi due anni il Tribunale di Siracusa ha dato una risposta ai dubbi del già senatore Lumia definendo i fatti di “contenuta gravità” e sancendo la “mancanza di attuale pericolosità sociale” rigettando quindi la richiesta di applicazione della misura di prevenzione della sorveglianza speciale che a quanto pare era stata legittimamente revocata nel 2016 e oggi non confermata.

Lunedì 11 giugno, innanzi al Tribunale, composto da Livia Rollo (presidente), e dai giudici Giuliana Catalano e Dora Anastasi, riprenderà il processo a carico di Francesco De Carolis, chiamato a rispondere di violenza privata aggravata dal metodo mafioso ai danni del giornalista Borrometi che, all’udienza scorsa, si è costituito parte civile. Oltre a lui si sono costituiti parte civile il presidente nazionale della Federazione della Stampa e il presidente dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia. Come il boss di Pachino, anche Francesco De Carolis, difeso dagli avvocati Matilde Lipari e Sebastiano Troia, fece ricorso al social Facebook per minacciare il giornalista che aveva scritto sul sito on line La Spia, di cui è direttore e fondatore, un articolo contro Luciano De Carolis, esponente di spicco del clan “Bottaro-Attanasio”, fratello dell’imputato.

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