“Ci fu chi si offrì di fare ‘l’amico buono’ per far pagare il pizzo”

Siracusa. L’ex boss fondatore del clan della Borgata, Giuseppe Curcio, successivamente divenuto collaboratore di giustizia, ha confermato le accuse in precedenza mosse ai componenti del gruppo, da lui stesso nominati reggenti esterni del sodalizio e delegati quindi a riscuotere il pizzo pagato dai commercianti che gestiscono attività commerciali nella zona del quartiere Santa Lucia. L’audizione di Curcio è avvenuta nella tarda mattinata di venerdì 8 giugno, innanzi al Tribunale Penale (presidente, Antonella Coniglio; a latere, Antonio Dani e Federica Piccione). L’ex boss si è sottoposto all’esame del Pubblico Ministero Andrea Ursino, collegandosi in videoconferenza da una località riservata con l’aula della Corte d’Assise di Siracusa.

 

L’ex boss depone come testimone dell’accusa al processo scaturito dall’operazione antimafia denominata “Borgata”.

Alla sbarra siedono Rita Attardi, Domenico Curcio, fratello del pentito, Massimiliano Fazio, Alessandro Garofalo, Danilo Greco, Attilio Scattamagna, Massimo Schiavone, Salvatore Tartaglia, Massimo Genova e Giuseppe Guarino, quest’ultimo cofondatore del clan e braccio destro di Giuseppe Curcio.

Si parla di estorsioni commesse ai danni di gestori di attività commerciali e di paninerie. E il pentito non si tira indietro, anche quando deve accusare suo fratello Domenico Curcio.

Di seguito la sintesi delle dichiarazioni rese dal pentito su tutte le vicende estorsive.

Estorsione al Mobilificio Scuderi. Il pentito ha detto che lo Scuderi ha versato la somma di ottomila euro a Luigi Cavarra, del gruppo “Bottaro-Attanasio”. A raccontarglielo è stato lo stesso Cavarra prima che quest’ultimo iniziasse a collaborare con la giustizia. Curcio ha riferito, rispondendo alle domande del Pubblico Ministero Andrea Ursino, che Luigi Cavarra, poi deceduto a causa di un male incurabile, gli rivelò di avere portato il denaro a Elio Lavore, all’epoca reggente esterno del clan “Bottaro-Attanasio”. Curcio ha anche aggiunto che nel 2009 ha inviato a Vincenzo Scalzo, detto Enzuccio o Gigetto, un biglietto nel quale gli indicava gli esercizi del quartiere della Borgata da sottoporre ad estorsione; fra essi vi era pure il Mobilificio Scuderi. A consegnare il biglietto allo Scalzo è stata Jessica Fiorentino, moglie del Curcio. Il pentito ha riferito che lo Scuderi, dopo aver ricevuto un biglietto intimidatorio, si recò “da mia moglie Jessica Fiorentino e le chiese di parlarne con me in quanto non voleva avere a che fare con dei ragazzini, come Vincenzo Scalzo, e voleva diventare nostro amico, mettendosi a nostra disposizione anche per aiutarci a concludere delle estorsioni, facendo da “amico buono” nei confronti di altri esercenti fra cui un veterinario di Piazza Santa Lucia ed il meccanico Scuderi”.

Estorsione alla Macelleria Rotondo. Il pentito Curcio ha dichiarato che la macelleria Rotondo, di Via Isonzo, non faceva parte degli esercizi commerciali indicati nei biglietti “che io mandavo agli affiliati in libertà. Durante un colloquio in carcere, mia moglie Jessica Fiorentino mi ha raccontato che Vincenzo Scalzo aveva messo un biglietto intimidatorio anche presso la macelleria Rotondo e che quest’ultimo si era rivolto alla Polizia o ai Carabinieri”.

Estorsione alla Profumeria Beauty Charme, ubicata in Via Montegrappa. Il pentito ha dichiarato “la profumeria non faceva parte degli esercizi indicati nei biglietti che io mandato agli affiliati in libertà”.

Estorsione alla officina meccanica Scuderi di via Isonzo. Il pentito Curcio ha dichiarato: “Fra la fine del 2008 e gli inizi del 2009, ho mandato a Vincenzo Scalzo, tramite mia moglie, un biglietto nel quale gli indicavo gli esercizi del quartiere della Borgata da sottoporre ad estorsione, fra essi vi era pure l’officina meccanica Scuderi”.

Estorsione alla pescheria di Via Caltanissetta (accanto al panificio Quadarella). Il collaboratore di giustizia ha dichiarato di avere inviato “agli inizi del 2009 un biglietto a Vincenzo Scalzo, tramite mia moglie Jessica Fiorentino, per indicargli gli esercizi del quartiere della Borgata da sottoporre ad estorsione, Mirko Zocco ha proprio nei pressi della pescheria il suo posto di venditore ambulante di frutta, ma non ricordo che egli abbia avuto un qualche ruolo nella vicenda”.

Estorsione alla Panineria Peter, di fronte all’Ospedale Umberto I. Il pentito Curcio ha dichiarato che la panineria è sottoposta ad estorsione, ma “non ricordo se fosse indicata in uno dei biglietti che io, dal carcere, mandavo agli affiliati in libertà. Si tratta comunque di una estorsione di pertinenza del gruppo della Borgata e mi risulta personalmente che fino al momento della mia collaborazione con la giustizia il titolare pagava 500 euro al mese. Della estorsione si occupava, di volta in volta, colui che su mie disposizioni assumeva le vesti di reggente del clan, tra cui Vincenzo Scalzo, Massimo Schiavone, Alessio Toromosca e Danilo Greco. Massimo Fazio, detto Topo Gigio, è soggetto assai vicino al gruppo della Borgata, benchè non stipendiato. Non so dire se egli abbia avuto un qualche ruolo nella estorsione alla panineria Peter, ma debbo dire che poco tempo prima della mia collaborazione – febbraio 2010 – tramite un biglietto consegnato a mia moglie Jessica Fiorentino, ho dato incarico proprio a Fazio di riscuotere i proventi di tutte le estorsioni in atto”.

Estorsione alla Panineria “Peppe e Domenico”. Il pentito ha dichiarato: “Fra la fine del 2008 e gli inizi del 2009 ho mandato a Vincenzo Scalzo – detto Enzuccio o Gigetto – tramite mia moglie Jessica Fiorentno, un biglietto per indicargli gli esercizi del quartiere della Borgata da sottoporre ad estorsione. Nell’appunto che ho consegnato quando ho iniziato a collaborare è scritto”bar vicino ponte + panino”. Confermo che l’estorsione è stata curata da Vincenzo Scalzo, che riscuoteva 300 euro al mese. Dopo la sua scarcerazione, Massimo Schiavone è diventato reggente del clan e ha continuato ad occuparsi personalmente della riscossione dei proventi delle estorsioni. Mia moglie, nel corso di un colloquio, mi disse che Massimo Shiavone aveva ritirato anche i proventi di questa estorsione. Non so dire se Massimo Fazio abbia avuto un qualche ruolo in questa estorsione alla panineria “Peppe e Domenico”. Debbo dire che prima che io iniziassi a collaborare con la giustizia, mandai a dire a Fazio di riscuotere i proventi di tutte le estorsioni in atto. Non so dire se Alessio Toromosca abbia avuto un qualche ruolo nella estorsione alla panineria “Peppe e Domenico”, ma di cerco fra il 2009 e il 2010 si è occupato anche di riscuotere i proventi di estorsioni per conto del gruppo della Borgata”.

Estorsione alla Panineria dei fratelli Cassia. Il pentito Curcio ha dichiarato: “Ricordo che detta panineria cambiò sede, dalla zona del ponte di ferro si trasferì alla zona dei marinaretti, per cui ho mandato a dire a Vincenzo Scalzo, mediante un biglietto affidato a mia moglie, che doveva sottoporre ad estorsione anche tale panineria. Non ricordo, però, come sia poi andata a finire”.

Estorsione alla Polleria di Piazza della Vittoria. Il pentito Curcio ha dichiarato: “L’estorsione è stata curata da Danilo Greco e che il titolare paga un centinaio di euro al mese. Debbo precisare che quando Danilo Greco è andato dal titolare per avanzare la richiesta estorsiva, Francesco Capodieci del gruppo del Bronx chiese a Greco di lasciar perdere perchè il titolare era socio di tale Riccardino, anche lui affiliato al gruppo del Bronx. Danilo Greco disse che si sarebbe consultato con me e e mi riferì la cosa. Io mandai a dire a Greco che pretendevo che anche il titolare della polleria pagasse, anche se poco, e così fu. Il Cesco scritto in un biglietto è Francesco Capodieci, ma non ricordo se facessi riferimento alla citata vicenda della polleria oppure ad una richiesta di prestito di dieci o quindicimila euro che gli ho avanzato in quel periodo. Il denaro mi serviva per acquistare dell’hashish da un calabrese”.

Estorsione al Bar di Piazza della Vittoria. Il pentito Curcio ha dichiarato: “Debbo correggere quanto detto prima. Il titolare del bar di Piazza della Vittoria, sito nei pressi della polleria, si chiama Sandro Tagliata. Confermo quanto dichiarato l’11 marzo 2010 e cioè che l’estorsione è stata curata da Danilo Greco e che il titolare paga un centinaio di euro al mese. Come ho già detto, Francesco Capodieci era intervenuto nei confronti di Danilo Greco a favore del titolare della polleria; in tale occasione Capodieci disse al Greco che poteva tranquillamente chiedere il denaro al titolare del bar, nonostante la parentela con il titolare della polleria”.

Estorsione Antico Caffè di Via Armando Diaz. Il pentito Curcio ha dichiarato: “Se ben ricordo l’estorsione è stata poi conclusa da Massimo Schiavone, che nel frattempo era stato scarcerato ed era diventato il reggente al posto di Vincenzo Scalzo, con l’aiuto da Christian Verga, che ha fatto da “amico buono” in quanto frequentava da tempo il bar. Non so dire se Massimo Fazio abbia avuto un qualche ruolo nella estorsione”.

Estorsione al Bar Caudullo di Via Cadorna. Il pentito Curcio ha dichiarato: “L’estorsione fu conclusa da Danilo Greco che ottenne la somma iniziale di duemila euro e poi 300 euro al mese. Dario Baio, che lavorava all’ospedale, era un soggetto molto legato a Danilo Greco, il quale lo utilizzava per custodire cose illecite: non a caso il Baio fu arrestato per detenzione di una pistola che in realtà era di Greco. Concetto Caruso, detto Cuncittulu, è il nonno di Krizia Caldarella, moglie di mio fratello Domenico, il quale più volte in carcere mi ha proposto di utilizzarlo per i fini del gruppo della Borgata, ma io gli ho sempre detto no in quanto suo parente”.

Estorsione al Bar Teocrito di Riccioli. Il collaborante ha dichiarato: “Tramite un biglietto manoscritto, inviato con mia moglie, avevo chiesto al titolare di installare dei videopoker, ma lui mi mandò a dire che non aveva dove metterli perchè c’erano già quelli installati da mo fratello Domenico. Gli mandai a dire che doveva pagarmi il denaro riscosso a titolo di estorsione. Ebbi un alterco con mio fratello Domenico, il quale mi disse che il titolare era un suo amico e che gli faceva dei regali e quindi non dovevo toccarlo. Lasciai perdere la questione per la pace in famiglia. In seguito, il titolare del bar mandò una somma a me e a mio fratello Domenico. E poi, di tanto in tanto, il Riccioli mandava un regalo in denaro sia a me che a mio fratello. Confermo quanto dichiarato l’11 marzo 2010: Salvatore Tartaglia, su incarico di mio fratello Domenico, andava a riscuotere i proventi delle estorsioni e dei videopoker al bar Riccioli ed al bar Bonanno. Si trattava di estorsioni che mio fratello aveva concluso di sua iniziativa ed a mia insaputa”.

Estorsione al Bar Bonanno di Via Torino. Il pentito Giuseppe Curcio ha dichiarato che Salvatore Tartaglia “su incarico di mio fratello Domenico, andava a riscuotere i proventi delle estorsioni e dei videopoker. Il titolare del bar paga 300 euro al mese e se non erro versava a mio fratello anche gli incassi dei videopoker. Il bar Bonanno è sottoposto ad estorsione da molti anni in quanto Massimo Genova e Michele Cianchino, già nel 2002, sottoposero ad estorsione vari esercizi fra cui appunto il bar Bonanno. Nel 2006 mio fratello Domenico, uscito dal carcere, iniziò a riscuotere lui i soldi dell’estorsione. Nel 2007, mio fratello Domenico venne tratto in arresto e incaricò Salvatore Tartaglia e Alessio Toromosca di riscuotere i proventi della estorsione e gli incassi dei videopoker”.

Estorsione al Bed and Breakfast di Piazza Santa Lucia. Rispondendo alle domande del Pubblico Ministero Andrea Ursino, il collaboratore di giustizia ha dichiarato che l’esercizio è gestito da tale Zagarella, parente della moglie di Giovanni Latino, esponente di spicco del clan Santa Panagia, già condannato alla pena dell’ergastolo per un omicidio commesso a Priolo Gargallo. “Nell’elenco degli esercizi da sottoporre ad estorsione avevo indicato anche il B&B della Zagarella. Tuttavia accadde che Giovanni Latino mi avvicinò in carcere a Bicocca e mi chiese di evitare di sottoporre ad estorsione la Zagarella, che era parente di sua moglie. Io gli risposi che per il momento lo avrei lasciato perdere anche perchè l’albergo aveva aperto da poco. Poi io ho iniziato a collaborare con la giustizia e non so l’evolversi della situazione”.

Estorsione alla Sala da giochi di Riccardo Mansueto. Il pentito ha dichiarato “la sala è sottoposta ad estorsione da molti anni: era stata conclusa da Giuseppe Guarino già nel 2002. Il titolare pagava una somma mensile che non ricordo. Inizialmente la sala era in via Cadorna, poi si spostò in Via Catania. A seguito del trasferimento in Via Catania il clan divenne socio del Mansueto, nel senso la sala di Via Cadorna fu riaperta e tutti gli incassi andavano al gruppo mentre al Mansueto, che gestiva anche la sala di Via Catania, spettava una piccola percentuale. Per la sala giochi di Via Catania il Mansueto pagava un estorsione di circa duecento euro al mese, che da ultimo incassava Mirko Zocco”.

Estorsione alla sala giochi Millenniun. Il pentito ha dichiarato “Io incaricai Vincenzo Scalzo di formulare una richiesta estorsiva, cosa che egli fece, ma poi non se ne fece nulla perchè Salvatore Catania, cognato di Gianfranco Urso, mi disse che si trattava di parenti di Gianfranco Urso e mi chiese di rinunciare. La stessa richiesta mi fu fatta in carcere dallo stesso Urso”.

Estorsione all’Elettrauto Occhipinti. Il pentito Curcio ha riferito “Io avevo dato incarico a Vincenzo Scalzo, tramite un niglietto affidato a mia moglie, di formulare una richiesta estorsiva. Fu invece una iniziativa dello Scalzo quella di incendiare l’auto della moglie di Occhipinti. L’estorsione non si concluse per via dell’intervento di Luciano De Carolis e Vito Fiorino, che ci fecero sapere che l’Occhipinti era un loro amico”.

Il processo è stato rinviato all’udienza del 6 luglio per il controesame di Giuseppe Curcio. Toccherà alla Difesa degli imputati mettere sotto torchio l’ex boss del clan della Borgata.

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