“La vodka non l’ho bevuta io, essendo parenti di due pentiti accusano me”

Catania. Al palazzo di giustizia di Catania si è svolto questa mattina, martedì 12 giugno, l’interrogatorio di garanzia di Luciano De Carolis, detto “Cianu ‘u nanu”, esponente del clan mafioso “Bottaro-Attanasio”. De Carolis, difeso dall’avvocato Sebastiano Troia, è accusato di tentata estorsione ai danni dei gestori del bar “Cavallino rosso” di Piazzale Marconi. Nei suoi confronti il Giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Catania, Monaco Crea, ha emesso l’ordinanza di applicazione degli arresti domiciliari, come richiesto dal Pubblico Ministero Alessandro La Rosa, della Procura distrettuale antimafia. Da come era stato presentato il caso sembrava che ad avere consumato e non pagato l’extra liquore fosse stato il De Carolis.

Invece, la storia racconta che Luciano De Carolis non ha consumato alcuna bevanda alcolica, ma a tracannarla sono stati tre suoi conoscenti che si trovavano in sua compagnia. Luciano De Carolis, rispondendo alle domande del Gip, ha raccontato che i suoi amici si sono lamentati con il banconista del bar “Il Cavallino rosso” di avere messo più acqua che vodka nel bicchiere. Le tre consumazioni erano state regolarmente pagate e l’addetto alla cassa non gradito la richiesta fatta al banconista dagli accompagnatori di Luciano De Carolis. Il cui unico torto sarebbe stato quello di essersi intromesso nella diatriba. L’addetto alla cassa, evidentemente un parente dei titolari del bar, ha avviato una discussione con Luciano De Carolis dicendogli chiaro e tondo che la sua presenza nel locale non era gradita. Secondo De Carolis l’addetto alla cassa si esprimeva con rancore nei suoi confronti e lui ha detto al Gip che il motivo dell’odio sarebbe da ricercare in una storia di sangue nella quale lui è accusato di avere commesso l’omicidio di Angelo Sparatore. Il De Carolis ha detto al Gip che gli attuali titolari del bar “Il Cavallino rosso” sono parenti del morto ammazzato Angelo Sparatore e del pentito Concetto Sparatore, detto Salvo. E al riguardo ha riferito che un mese prima dell’episodio della consumazione dei tre bicchierini di vodka, lui si era recato in quel bar di piazzale Marconi ma prima ancora di entrare nel locale era stato preso sottobraccio da una donna la quale gli aveva detto che doveva andarsene in quanto la sua presenza non era gradita. “Ma sta dicendo sul serio? Dica a suo marito di dirmelo lui che non posso entrare in questo bar” – ha replicato Luciano De Carolis. Ma la donna che lo aveva bloccato ha insistito nella sua diffida e non ha chiamato alcun congiunto di sesso maschile per costringere De Carolis a fare dietrofront e non varcare la soglia d’ingresso del bar “Il Cavallino rosso”. La donna ha poi presentato una denuncia contro il De Carolis, in cui sostiene di essere stata minacciata. E anche delle accuse mosse da questa donna ha dovuto darne conto il De Carolis, che ha tenuto a precisare di avere sessanta testimoni che possono smentire la versione fornita da questa signora. Luciano De Carolis si è protestato innocente sia dell’episodio denunciato dalla donna che ebbe a vietargli di entrare dentro il bar “Il Cavallino rosso” sia di quello della consumazione della vodka annacquata ricondubile ai suoi tre amici e non a lui direttamente. Prima di essere congedato,

Il difensore di Luciano De Carolis, avvocato Sebastiano Troia ha chiesto al Gip Monaco Crea di autorizzarlo a prendere visione dei filmati prodotti dalle telecamere sia relativi all’episodio della cacciata dal locale commerciale del suo cliente sia dell battibecco per la vodka annacquata. L’avvocato Troia ha chiesto, altresì, al Gip Monaco Crea di acquisire i certificati di stato di famiglia dai quali risulta il grado di parentela degli attuali gestori del bar “Il cavallino rosso” con i pentiti Sparatore e Schepis.

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