“L’appartamento dato alla famiglia di Neddu ‘a capra è frutto di una estorsione”

Siracusa. Il pentito Alfio Ruggeri non lo accusa di reati specifici, ma indica Sebastiano Brunno, 58 anni, detto “Neddu ‘a crapa”, nel fruitore di un appartamento messogli a disposizione “gentilmente” da un imprenditore edile che non voleva avere problemi con il clan mafioso Nardo di Lentini, che negli anni Novanta sottoponeva ad estorsione tutti i costruttori edili che intendevano costruire a Lentini e zone limitrofe. Nel corso della sua audizione, avvenuta in videoconferenza da un’aula di giustizia di una non specifica città italiana, il pentito Alfio Ruggeri ha ribadito quanto dichiarato ai magistrati della Procura Distrettuale antimafia di Catania subito dopo aver manifestato l’intenzione di voler chiudere i rapporti con il clan mafioso Nardo e di voler

intraprendere il percorso della collaborazione con la giustizia. Rispondendo alle domande del Pubblico Ministero Alessandro La Rosa, il collaboratore di giustizia ha sostenuto che a tutti i componenti del clan Nardo il costruttore edile Antonino Sortino aveva donato un appartamento. E tra i beneficiari ha indicato Sebastiano Brunno, detto “Neddu ‘a capra”, che, per non espiare la condanna all’ergastolo inflittagli per l’omicidio di una guardia giurata che proteggeva la latitanza del boss di Scordia, Giuseppe Di Salvo, nemico numero uno del boss Nello Nardo, si era rifugiato a Malta, dove faceva il turista con i soldi che il clan gli mandava. Il pentito, sia alle domande del Pubblico Ministero La Rosa sia a quelle rivoltegli dal difensore di “Neddu’ ‘a capra”, avvocato Sebastiano Troia, ha detto: “L’appartamento dove abita ancora oggi la famiglia Brunno, a Carlentini, zona Balate di Zacco, è tuttora intestato al costruttore, ma si tratta di un trucco finalizzato ad evitarne il sequestro da parte della magistratura. Che io sappia, il Brunno non ha pagato nulla per questo appartamento”.

Alle insistenti domande del difensore di Neddu ‘a capra, l’ex affiliato al clan Nardo ha detto che l’immobile di Carlentini in cui abita la famiglia di Sebastiano Brunno è stato il “compenso” pagato dal costruttore Antonino Sortino per non essere sottoposto alla pratica del pizzo da parte del gruppo mafioso di cui è indiscusso leader il boss Nello Nardo.

La storia giudiziaria racconta che l’appartamento, sito in Via Eschilo, I Traversa, al civico 16, composto da cinque vani, a seguito delle dichiarazioni di Alfio Ruggeri venne sequestrato dalla Dia, ma successivamente il Tribunale penale di Siracusa (presidente, Alessandra Gigli; a latere, Antonella Coniglio e Andrea Pino) si vide costretto a non dare esecuzione al giudizio per la confisca dell’immobile in quanto la Procura Distrettuale Antimafia aveva chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio di Sebastiano Brunno per difendersi dell’accusa di estorsione aggravata, avendo costretto l’imprenditore edile Antonino Sortino, titolare della società “Art-Residence Costruzioni di Sortino Antonino”, a concedergli l’uso dell’appartamento di Via Eschilo, 16, a Carlentini.

Il processo, che si celebra innanzi al Collegio del giovedì (presidente, Giuseppina Storaci; a latere, Nicoletta Rusconi e Alfredo Spitaleri) è stato rinviato al 6 dicembre, per l’esame ed il controesame di due funzionari della Dia.

Sebastiano Brunno ha seguito a distanza l’esame del pentito Alfio Ruggeri, collegandosi dalla sala del carcere di Viterbo con l’aula di Corte d’Assise di Siracusa.

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