Niente certezze sulle cause della morte di Eligia, si può ancora parlare di omicidio?

Siracusa. Dopo oltre un anno di udienze, la Corte d’Assise (presidente, Giuseppina Storaci; a latere, Alessandra Gigli) non sa l’esatta causa della morte della povera Eligia Ardita. Ma non è soltanto la Corte (i due giudici togati e i sette giudici popolari) a ignorare la causa della morte, ma anche il procuratore aggiunto Fabio Scavone, che rappresenta la pubblica accusa al processo a carico di Christian Leonardi; i difensori delle parti civili, avvocato Cristiano Leonardi e i suoi due assistiti: Vittorio Ardita e Maria Caruso; avvocato Francesco Villardita e gli assistiti Agatino Ardita, Cristina Caruso, Danilo Pica, Margherita Cappello, Grazia Caruso e Luisa Ardita; avvocato Giambattista Rizza e i suoi clienti Francesco Ardita, Fabrizio Ardita, Luisa Ardita, quale Presidente e legale rappresentante “pro tempore” della Fondazione Eligia e Giulia Ardita contro ogni violenza e per il diritto alla vita; l’avvocato Giuseppa Giardinelli e i suoi clienti Salvatore Aliano e Lucia Caruso; l’avvocato Maria Rita D’Amico e la sua assistita Salvatrice Caruso; l’avvocato Rossella Grande e il Centro Antiviolenza Antistalking “La Nereide”, e la presidente Adriana Prazio; l’avvocato Loredana Battaglia e la Rete Centri Antiviolenza di Raffaella Mauceri e la presidente Mauceri e, infine, l’avvocato Pilar Maria Dolores Castiglia ed il Coordinamento Donne Siciliane. Ma anche l’imputato Cristian Leonardi e i suoi due difensori di fiducia, avvocati Felicia Mancini e Vera Benini, la prima del Foro di Catania, la seconda del Foro di Modena, sprizzano gioia da tutti i pori in quanto i due periti della Corte e i consulenti delle parti civili hanno detto di non avere alcuna certezza riguardo alla causa della morte della povera Eligia Ardita, “ma verosimilmente ritengono che la morte sia avvenuta per asfissia per mezzo meccanico esterno”. E allora ci si deve domandare: ma è ancora legittimo parlare di omicidio di Eligia Ardita quando i tecnici della medicina non sanno nemmeno loro come sarebbe stata uccisa Eligia Ardita?
In un’afosa e umida giornata di luglio, quella di lunedì, la Corte d’Assise ha testato i suoi periti e i consulenti di medicina legale nominati dalle parti civili e dalla Difesa di Christian Leonardi. La presidente Giuseppina Storaci ha chiamato sull’emiciclo i periti della Corte, l’anatomo-patologico Giovanni Bartoloni e il medico legale Veronica Arcifa. Per loro due la morte di Eligia Ardita sarebbe avvenuta per asfissia meccanica verosimilmente a seguito di soffocamento: o mettendogli alla bocca una o entrambe le mani oppure non facendola respirare coprendole la bocca con un cuscino. Subito dopo è salito sull’emiciclo il consulente del Pubblico Ministero, dottore Gaetano Vasta il quale è arrivato alle sue conclusioni dei periti della Corte, anche lui però senza prendersi la briga di dire che la sua non è una certezza ma soltanto una sua opinione. Infine è toccata salire sull’emiciclo alla dottoressa in medicina legale Dalila Lagalletti la quale ha detto che nessun medico può affermare di avere prove scientifiche inconfutabili sulle cause della morte di Eligia Ardita.
Con la sua “sentenza”, la dottoressa Dalila Lagalletti, che esercita a Roma, ha quasi scagionato da ogni responsabilità penale Christian Leonardi, anche se restano quelle di ordine morale. Ma per queste ultime l’imputato ne dovrà dar conto al Padre Eterno quando comparirà al suo cospetto. Per quelle di natura penale, dovrà essere la Corte d’Assise a dipanare l’ingarbugliata matassa e dire, al di là di ogni ragionevole dubbio, che a soffocare la moglie fu l’ex guardia giurata. O se il decesso fu provocato da qualcos’altro.
Il processo va in ferie. Imputato e le restanti parti ritorneranno innanzi alla Corte d’Assise il 19 settembre per una udienza interlocutoria e il successivo 26 settembre per la requisitoria del procuratore aggiunto Fabio Scavone.
Christian Leonardi deve rispondere dei reati di femminicidio e della morte della piccola Giulia che la moglie dell’imputato portava in grembo.
Per ricordare le precedenti puntate di questa storia giudiziaria bisogna iniziare da quando Christian Leonardi ha confessato innanzi al procuratore aggiunto Fabio Scavone di avere soffocato la moglie, determinandone la morte. Confessione che ha ribadito alcuni giorni dopo innanzi al Gip Michele Consiglio. Leonardi dichiarava di avere avuto una violenta lite con la moglie e che lui l’aveva immobilizzata e poi le aveva tappato la bocca poggiando la sua mano senza staccarla mai se non dopo che Eligia aveva reclinato il capo dopo aver esalato l’ultimo respiro. Tutto questo accadde la sera del 19 gennaio 2015. Leonardi disse sia al procuratore aggiunto Fabio Scavone che al Gip Michele Consiglio che lui non aveva alcuna intenzione di sopprimere la moglie. A suo dire si era trattato di un malaugurato incidente. Di omicidio volontario Leonardi non ha mai voluto sentirne parlare. Leonardi ha sempre considerato gli atti successivi al decesso della moglie, azioni di depistaggio. Riguardo allo scuoiamento del cuoio capelluto e ai segni di asfissia meccanica riscontrati dal medico legale Orazio Cascio sul cadavere di Eligia Ardita, l’imputato ha fornito una sua spiegazione: le ferite alla testa sarebbero state provocate durante il trasferimento del corpo della moglie dalla casa a piano terra perchè non era stato ben allacciato alla lettiga, mentre in relazione ai segni di asfissia meccanica a livello polmonare Christian Leonardi non ha escluso che possano essere stati causati dai conati di vomito conseguenti alla colluttazione con la moglie. L’uomo ha ammesso anche i maldestri tentativi operati per indirizzare le indagini dei Carabinieri verso il ginecologo che aveva in cura sua moglie e il personale del 118 che era intervenuto in via Calatabiano, a seguito della richiesta di aiuto fatta dal Leonardi. L’uomo, infatti, ha accusato della morte della consorte e del feto che portava nel grembo all’imperizia del ginecologo e del personale del 118 che il 20 gennaio 2015, a seguito della denuncia presentata ai Carabinieri dal Leonardi, sono stati iscritti nel registro degli indagati per l’ipotesi di omicidio colposo. Alcuni giorni più tardi, a seguito delle risultanze emerse dall’autopsia effettuata dal dottor Cascio di Catania, il fascicolo aperto a carico del ginecologo e del personale del 118 è stato archiviato. Agli atti sono rimaste le mezze verità di Christian Leonardi. e una ammissione di responsabilità per la morte di Eligia e della creaturina Giulia che entrambi avevano concepito quando il loro rapporto coniugale filava liscio come l’olio. Poi, a sorpresa, all’udienza di apertura del processo innanzi alla Corte d’Assise, all’epoca presieduta dalla giudice Maria Concetta Rita Spanto, Christian Leonardi ha ritrattato la confessione e si è dichiarato innocente sia della morte della moglie che di quella di Giulia. L’imputato, nel memoriale consegnato alla Corte, afferma di essersi accollata la responsabilità della morte della moglie e della creatura portata in grembo da Eligia perchè spinto a confessare dal proprio fratello e dall’avvocato Aldo Scuderi, suo ex difensore di fiducia. I quali, a suo dire, lo avrebbero costretto a confessare un delitto non commesso per godere di un trattamento di favore, (carcerazione preventiva di breve durata e mite condanna al processo), che il suo ex difensore attribuiva come una promessa fatta dal procuratore aggiunto Scavone nel caso in cui lui avesse confessato il delitto.

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