Amara inguaia l’ex senatore Verdini e gli vengono revocati i domiciliari, libero pure Calafiore

Messina. I due principali indagati dell’operazione “Sistema Siracusa” avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore sono stati rimessi in libertà. Su richiesta dei magistrati della Procura di Messina, il Gip Militello ha firmato il decreto di revoca degli arresti domiciliari e ha disposto per i due indagati la misura cautelare dell’obbligo di firma presso la polizia giudiziaria. Amara, difeso dall’avvocato Mondello, si recherà a firmare presso una Stazione dei Carabinieri di Roma, mentre Calafiore firmerà il registro delle persone sottoposte a misure cautelari presso la caserma dei Carabinieri di Solarino. La decisione di allentare la morsa sui due professionisti è stata presa dopo l’ennesima rivelazione fatta dall’avvocato Piero Amara di avere sborsato la somma di trecentomila euro a titolo di contributo al movimento politico Ala di cui era fondatore l’ex senatore Denis Verdini per indurre il politico fiorentino a sostenere la designazione di Giuseppe Mineo al Consiglio di Stato. In effetti il governo guidato dal premier Matteo Renzi aveva segnalato la candidatura di Mineo, ma poi la promozione non ci  fu in quanto il giudice era sottoposto ad un procedimento giudiziario.

A seguito della rivelazione di Piero Amara l’ex senatore Verdini è indagato dalla Procura di Messina per illecito finanziamento ai partiti. I pm gli hanno fatto notificare, tramite la Guardia di Finanza di Messina, un avviso di garanzia e l’invito a comparire, ma lui non si è presentato. Il nome dell’ex parlamentare compare nell’inchiesta che ha portato all’arresto dell’ex giudice del Cga di Palermo Giuseppe Mineo, estensore della sentenza che condannava il Comune di Siracusa a pagare al gruppo Frontino di Open Land un risarcimento di due milioni e 800 mila euro.

Il corruttore del giudice Mineo e di altri magistrati amministrativi, nonchè dell’ex Pubblico Ministero Giancarlo Longo, attraverso una serie di passaggi societari, avrebbe fatto pervenire all’ex senatore Verdini, a titolo di finanziamento del gruppo politico di cui era coordinatore, circa 300mila euro.

Lex giudice amministrativo per fare ottenere l’indebito risarcimento al gruppo Frontino avrebbe chiesto la nomina al Consiglio di Stato, poi fallita, e 115mila euro, somma che Amara mise a sua disposizione, fornendogli una carta di credito intestata ad una banca di Malta, e di poterla quindi girare all’ex presidente della Regione siciliana Giuseppe Drago che aveva bisogno di soldi per cure mediche.

Mentre l’ex giudice ha lasciato la Casa Circondariale di Ragusa, dove inizialmente era stato rinchiuso, il Consiglio di Giustizia Amministrativa di Palermo ha annullato la sua sentenza favorevole all’Open Land e ha stabilito che il Comune di Siracusa dovrà pagare al Gruppo Frontino soltanto 190mila euro.
A parlare ai magistrati messinesi del finanziamento illecito è l’avvocato Amara, arrestato a febbraio dalla Procura di Messina nell’inchiesta “Sistema Siracusa” che ha svelato una serie di corruzioni da lui commesse e dal suo socio, avvocato Giuseppe Calafiore, per aggiustare ordinanze e sentenze in favore di loro clienti. Dopo l’arresto Amara ha cominciato a collaborare con la Procura guidata da Maurizio de Lucia riempiendo pagine di verbali. E raccontando come tentò di condizionare l’esito della causa risarcitoria intentata dai Frontino contro il Comune di Siracusa. Dalle dichiarazioni di Amara è nata l’indagine sull’ex giudice del Cga Giuseppe Mineo, che avrebbe accettato di pilotare il processo Frontino in cambio di soldi e di un posto al Consiglio di Stato. I verbali con le rivelazioni del legale sono stati depositati dai pm al tribunale del Riesame che ha disposto nei giorni scorsi la revoca della misura del carcere per Mineo e gli ha concesso i domiciliari. Verdini non si è presentato all’interrogatorio. Intanto Amara e Calafiore sono tornati in libertà.

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