Si terrà il 7 agosto l’udienza del Riesame per decidere sul ricorso di Rita Frontino e degli altri 3 arrestati

Catania. Il compagno di Rita Frontino, Giuseppe Calafiore, avvocato in procinto di essere radiato dalla classe forense, è tornato in libertà e sfreccia sulle strade al volante di una macchina da duecentomila euro alla faccia delle persone oneste timorose della legge. Invece, l’imprenditrice Concetta Rita Frontino è tuttora rinchiusa in una cella della Casa Circondariale di Piazza Lanza, a Catania, a causa di quella ordinanza di custodia in carcere emessa a suo carico dal Giudice delle indagini preliminari Anna Pappalardo, che ha accolto la conforme richiesta avanzata dai Pubblici Ministeri Davide Lucignani e Salvatore Grillo che indagano la compagna dell’avvocato Giuseppe Calafiore per bancarotta fraudolenta e altri reati fiscali e finanziari. Concetta Rita Frontino, tramite il suo difensore di fiducia, avvocato Mario Fiaccavento, si è rivolta al Tribunale del Riesame per ottenere la revoca della misura coercitiva o, in alternativa, di tramutare la misura della custodia in carcere con quella degli arresti domiciliari. Sicuramente non troverà di fronte a sé giudici ben disposti e generosi come quelli che ha, invece, incontrato il suo compagno. L’avvocato Calafiore, infatti, senza aver fatto alcuna richiesta di remissione in libertà ha ottenuto dai Pubblici Ministeri della Procura di Messina il parere favorevole per la revoca della misura cautelare degli arresti domiciliari cui era sottoposto per i reati di associazione a delinquere, corruzione in atti giudiziari, corruzione aggravata, una serie interminabile di reati di falso materiale e ideologico. Ed il Gip del Tribunale di Messina ha immediatamente accolto la proposta avanzata dal magistrati della Procura, revocando gli arresti domiciliari e disponendo per Giuseppe Calafiore e l’avvocato Piero Amara l’obbligo di presentazione ai Carabinieri tre volte la settimana. I Pubblici Ministeri messinesi avevano con questo “nobile gesto”, dimostrato la loro gratitudine per il contributo alle indagini fornito dagli avvocati Amara e Calafiore, oggi additati negli ambienti giudiziari di tutta la penisola come pentiti a tutti gli effetti. I due corruttori di giudici e pubblici ministeri, di consulenti tecnici e di pubblici funzionari, secondo il provvedimento del Gip di Messina avrebbero dovuto presentarsi in un posto di polizia tre volte la settimana, Amara a Roma, Calafiore a Solarino. E, invece, i Pubblici Ministeri della Procura di Roma hanno chiesto e ottenuto dal Gip della capitale un provvedimento di revoca sì degli arresti domiciliari ma di applicazione della misura cautelare dell’obbligo di firma dal lunedì al sabato di ogni settimana per Piero Amara e Giuseppe Calafiore. Roma ha salvato quanto meno la faccia, rispetto a Messina che si era quasi genuflessa ai piedi due pentiti.

L’avvocato Mario Fiaccavento dubita che con altrettanta generosità sarà trattata la sua cliente, Concetta Rita Frontino, che continua a piangere e disperarsi dentro quel carcere che per quattro mesi aveva ospitato il suo compagno avvocato Peppe Calafiore.

Speranze di ottenere la revoca degli arresti domiciliari nutrono invece gli altri tre indagati arrestati dai militari della Guardia di Finanza di Palermo e Siracusa, anche loro accusati di concorso in bancarotta fraudolenta e reati finanziari. Dal Gip Anna Pappalardo sono stati colpiti dalla misura cautelare degli arresti in casa l’imprenditrice Rosa Gibilisco, gli ex amministratori di una società edile che avrebbe dovuto costruire il centro commerciale della Fiera del Sud, Davide Venezia e Alfredo Sapienza. Questi ultimi due sono difesi dall’avvocato Tancredi Antonuccio, il primo, e dall’avvocato Antonio Meduri, il secondo. La signora Rosa Gibilisco, che mesi fa, prima che scoppiasse lo scandalo della corruzione dell’ex pubblico ministero Giancarlo Longo, era difesa dagli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore, ha nominato come suo legale un penalista del Foro di Catania.

Nella vicenda giudiziaria, in cui si parla di ben quattro bancarotte fraudolenti per un danno di oltre 570 mila euro e di svariati reati finanziari e di evasione fiscale, sono coinvolte altre quattro persone tra cui Daniela Frontino, Graziano Greco, Assunta Di Martino e un cittadino originario della Costa d’Avorio. Queste quattro persone sono indagate a piede libero. I finanzieri del Comando provinciale della Guardia di Finanza hanno sequestrato il Centro Commerciale Fiera del Sud, in esecuzione ad un decreto emesso dal Giudice delle indagini preliminari Andrea Migneco.

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