Messina, l’ex pm Giancarlo Longo accusa Musco e patteggia cinque anni, ma non tornerà in carcere

Messina. I difensori degli imputati coinvolti nell’operazione “Sistema Siracusa”, sia il 2 che il 3 agosto sono stati  esemplari sotto ogni punto di vista: conoscenza delle norme giuridiche, garbo nell’avanzare le richieste a favore dei rispettivi assistiti, determinazione nel difendere i diritti della difesa. Purtroppo, dall’altra parte dello scranno c’era un muro di gomma. O meglio c’è un Giudice dell’udienza preliminare che, dopo aver ritenuto legittime le richieste dei difensori degli imputati alla sbarra, le ha sistematicamente rigettate. Il Gup del Tribunale di Messina, Simona Marino ha detto no al rinvio dell’udienza preliminare in quanto i Pubblici Ministeri Antonella Fradà, Federica Rende e Antonio Carchietti, pur consapevoli che si era già entrati nel periodo feriale, non avevano fatto trascorrere i canonici dieci giorni di tempo dalla data in cui veniva avanzata la richiesta di rinvio a giudizio e la celebrazione dell’udienza. E ha detto pure no alla richiesta dei termini a difesa in quanto i tre Pubblici Ministeri hanno messo a disposizione dei difensori i verbali contenenti le dichiarazioni rese dall’ex Pubblico Ministero Giancarlo Longo e i difensori ritenevano necessario un breve rinvio per poter leggere, esaminare le dichiarazioni del magistrato e confrontarle con quelle rese, all’incidente probatorio, dagli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore, i principali artefici dell’operazione denominata “Sistema Siracusa”. Tutti i difensori si sono alternati ai microfoni per perorare la causa del Diritto alla Difesa e ottenere quindi un rinvio per consentire ai legali e ai loro clienti di esaminare con attenzione le dichiarazioni del magistrato Giancarlo Longo. Sono prevalse le esigenze dello Stato. O se si vuole quelle dei Pubblici Ministeri Fradà, Rende e Carchietti tese a scongiurare il pericolo di arrivare alla mezzanotte tra domenica del 5 agosto ed il lunedì del 6 agosto e di consentire agli unici due imputati ancora sottoposti agli arresti domiciliari di riacquistare la libertà per scadenza della misura cautelare. Chi sono i due detenuti ai domiciliari per i quali i magistrati della Procura della Repubblica di Messina hanno decretato lo stato di emergenza lasciando margine zero al Gup Marino? I detenuti considerati dei “pericoli pubblici” da tenere in stato di arresto sono gli imprenditori Alessandro Ferraro e Fabrizio Centofanti. Nonostante siano stati privati della libertà personale da ben sei mesi, i magistrati della Procura della Repubblica di Messina si stanno battendo con tutte le armi a loro disposizione per tenerli ancora rinchiusi nelle rispettive abitazioni e far scattare, con la mancata scadenza dei termini della misura cautelare, una proroga di arresti a domicilio per altri sei mesi.

Al Tribunale di  Messina si sta svolgendo una battaglia sulla corretta applicazione delle norme giuridiche, da parte dei difensori degli imputati. Ma, ahimè, si tratta di una battaglia impari poichè il Gup Simona Marino non ha mai accolto una richiesta avanzata dalla Difesa. I rigetti vengono giustificati con l’urgenza della definizione dell’udienza preliminare, che dovrà avvenire entro e non oltre la mezzanotte di domenica 5 agosto. Il diritto alla difesa, riconosciuto dalla Costituzione, va aggirato con l’urgenza e con l’esigenza dello Stato, cioè a dire dei Pubblici Ministeri, di ottenere il rinvio a giudizio di Alessandro Ferraro e Fabrizio Centofanti prima di lunedì 6 agosto, quando scadrà appunto la misura cautelare. 

Fino all’altrieri, la lotta contro il tempo veniva combattuta dai Pubblici Ministeri Rende, Fradà e Carchietti anche contro il loro ex collega Giancarlo Longo. Quest’ultimo, però, il 31 luglio scorso, ha deciso di farsi interrogare e, a conclusione del faccia a faccia, ha chiesto di patteggiare la pena. Il suo difensore di fiducia, avvocato Bonaventura Candido, aveva proposto una pena inferiore a quattro anni e mezzo di reclusione in modo che, tenendo conto dei sei mesi già espiati tra detenzione in carcere e arresti domiciliari, potesse riacquistare la libertà e chiedere l’ammissione ai servizi sociali per i restanti quattro anni. Dai magistrati della Procura di Messina la proposta è stata rigettata e di rimbalzo è stato chiesto all’ex Pubblico Ministero di accollarsi la pena di cinque anni di reclusione. “Prendere o  lasciare” il risoluto diktat. Suo malgrado, Longo ha accettato. E ha persino rinunciato alla libertà per la scadenza dei termini della misura cautelare per non intralciare l’obiettivo “subito a giudizio e prima del 6 agosto” che a tutti  i costi vogliono raggiungere i magistrati della Procura di Messina. Giancarlo Longo ha fatto un po’ di calcoli e alla fine ha deciso di accettare  “questo o nulla” dei Pubblici Ministeri. Longo rinuncia alla richiesta della scadenza dei termini della misura cautelare e resterà ai domiciliari per altri sei mesi, alla scadenza però avrà maturato un anno di detenzione e potrà  chiedere l’ammissione ai servizi sociali per i restanti quattro anni della pena patteggerà sabato mattina, innanzi alla Gip Tiziana Leanza. Oltre a Longo patteggerà la pena di cinque mesi di reclusione il commercialista dottor Giuseppe Cirasa, difeso dall’avvocato Stefano Rametta. Il commercialista in questa vicenda giudiziaria rispondeva di falso materiale e ideologico, assieme Giancarlo Longo e l’avvocato Giuseppe Calafiore, per il  quale si procede separatamente.

Quella di ieri, venerdì 3 agosto, è stata una giornata nera per i difensori degli imputati alla sbarra e splendida per la pubblica e la privata accusa. Il Gup Simona Marino non solo ha rigettato tutte le legittime istanze dei difensori tese a ottenere la nullità della richiesta di rinvio a giudizio per mancato rispetto dei termini previsti dalla legge tra la richiesta e la celebrazione dell’udienza preliminare quando si versa in periodo feriale; non solo ha respinto tutte le richieste dei difensori finalizzate a ottenere il termine a difesa per l’introduzione delle dichiarazioni rese il 31 luglio dall’ex Pubblico Ministero Giancarlo Longo, ma ha dato torto ai penalisti che si opponevano all’ammissione di associazioni, Enti pubblici e persone fisiche come parti civili contro gli imputati alla sbarra. La Gup Marino ha accolto le richieste delle parti offese avvocato Nicolò D’Alessandro, ingegnere Emanuele Fortunato, Gianfranco Antico, Legambiente, Comune di Siracusa, Consiglio dell’Ordine degli Avvocati, al quale però è stata rigettata la richiesta di volersi costituire parte civile contro l’avvocato Ornella  Ambrogio.

Le dichiarazioni di Giancarlo Longo sono state messe a disposizione dei difensori degli imputati. Il magistrato ha dichiarato che ad informarlo della presenza nel suo ufficio di una microspia e di una piccola telecamera è stato il suo collega Maurizio Musco. Il quale gli avrebbe anche predisposto il ricorso da presentare nelle sedi opportune contro la decisione del procuratore capo Francesco Paolo Giordano di togliergli l’assegnazione di un processo. E di avergli messo a disposizione un telefonino visto che lui aveva gettato nella spazzatura dopo aver scoperto all’interno del suo ufficio della mini telecamera e di una “cimice”. Inoltre, Longo afferma di non avere mai avuto in simpatia l’avvocato Piero Amara, anche se dichiara di avere ricevuto da quest’ultimo ingenti somme di denaro che lui riceveva tramite l’avvocato Giuseppe Calafiore. Riguardo a quest’ultimo Longo lo definisce un amico dal quale ha ricevuto diecimila euro l’anno a partire dal 2013 e fino al 2017. Così come li ha definiti Calafiore anche Longo li chiama prestiti. L’ex Pubblico Ministero, inoltre, dice che l’avvocato Giuseppe Calafiore non gli avrebbe consegnato  “circa trentamila euro” che gli aveva inviato l’avvocato Piero Amara affinchè lui intralciasse l’inchiesta che stavano conducendo i magistrati della Procura di Milano sulle tangenti pagate da Eni. 

Molti gli omissis e le pagine secretate. Ci sono  dichiarazioni, dal contenuto accusatorio, che i magistrati della Procura di Messina intendono tenere segrete per evitare il “fuggi fuggi generale”.

Questa mattina, sabato 4 agosto, l’udienza preliminare verrà ripresa intorno alle 10,30. I difensori tenteranno l’ultimo assalto al fortino del Gup Marino per farle emettere una ordinanza di revoca della richiesta del decreto di rinvio a giudizio. In serata, salvo imprevisti, il Gup Simona Marino dovrebbe disporre il rinvio a giudizio di tutti gli imputati. E si conoscerà anche la data in cui comincerà il processo innanzi al Tribunale penale di Messina. Restano fuori i tre personaggi chiave dello scandalo. Piero Amara e Giuseppe Calafiore verranno giudicati separatamente. Pur avendo corrotto giudici amministrativi, un pubblico ministero, diversi consulenti tecnici e funzionari pubblici se la caveranno a buon mercato. I Pubblici Ministeri Maurizio de Lucia, Federica Rende, Antonella Fradà e Antonio Carchietti a quanto è dato sapere hanno proposto ad Amara e Calafiore di patteggiare una pena inferiore a tre anni di reclusione.  Una vergogna!

Nell’odierna mattinata, Giancarlo Longo e Giuseppe Cirasa patteggeranno la pena (di 5 anni il primo e di 5 mesi il secondo) innanzi al Gup Tiziana Leanza

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