Operazione Borgata, la condanna a 7 anni che il pentito Giuseppe Curcio espierà ai domiciliari

Catania. Tra i principali artefici dell’operazione antimafia denominata “Borgata”, Giuseppe Curcio, 35 anni, fondatore del clan Borgata, divenuto collaboratore di giustizia, è stato riconosciuto colpevole di una serie impressionante di estorsioni ai danni dei commercianti della zona Borgata e dal Giudice dell’udienza preliminare Daniela Monaco Crea è stato condannato alla pena di sette anni di reclusione. Pena che Giuseppe Curcio non sconterà in carcere come tutti i comuni imputati condannati per mafia ed estorsione, ma la espierà in detenzione domiciliare dove già si trova ristretto per scontare la pena di ventisette anni di reclusione inflittagli per l’omicidio di Carmelo Romeo, detto “Manitta”. Per la sua collaborazione con la giustizia, Giuseppe Curcio sta usufruendo tutti i benefici previsti dalla legge, tra cui quella di non scontare le condanne in una cella di un carcere della penisola. 

Oltre a lui, il Gup Daniela Monaco Crea ha condannato la madre e la moglie di Giuseppe Curcio, infliggendo alla signora Lucia Randazzo, 54 anni, madre del pentito, la pena di due anni e quattro mesi di reclusione e a Jessica Fiorentino, 33 anni, moglie del fondatore del clan mafioso, la pena di tre anni e otto mesi di reclusione. Le due donne, come il congiunto, espieranno la pena a ciascuna inflitta dal Gup di Catania Monaco Crea in detenzione domiciliare.

La sentenza, pronunciata a conclusione del processo celebrato con rito abbreviato, poggia le sue fondamenta sulle dichiarazioni rese da Giuseppe Curcio. Il quale, nell’interrogatorio cui è stato sottoposto il 2 marzo 2010, “forniva indicazioni sul traffico di sostanze stupefacenti svolto dal neo costituito gruppo della “Borgata” con l’autorizzazione del più forte clan “Bottaro-Attanasio”, che, peraltro, gli forniva le sostanze stupefacenti. A domanda del Pubblico Ministero Andrea Ursino il pentito dichiara: “Mi sono personalmente occupato di traffico di droga durante la mia latitanza dall’inizio di gennaio a febbraio 2002, poi io fui arrestato e l’attività è continuata a cura degli altri affiliati in libertà del gruppo della Borgata di cui io ero reggente, fra cui Quattropani Enzo, Cianchino Michele, Salvatore Materazzo, tale Stefano, e tale Giuseppe cugino di Guarino Giuseppe. Compravamo il fumo dal gruppo di Attanasio in quanto loro avevano il monopolio su tutta Siracusa e tutti dovevano rifornirsi da loro. In particolare io avevo avuto la disponibilità totale da Alessio Attanasio, in quanto egli mi disse che ci avrebbe fornito tutta la droga di cui avevamo bisogno. Ciò è accaduto nel dicembre del 2001 pochi giorni prima del suo arresto in Sila; in quel periodo l’Attanasio era latitante per aver contravvenuto alla sorveglianza speciale cui era sottoposto. Il giorno seguente il menzionato dialogo io, Guarino Giuseppe e Cianchino Michele andammo al bar Caudullo e prendemmo contatto per lo stupefacente con Elio Lavore e Liberante Romano dicendo loro che avevamo avuto il benestare di Alessio Attanasio e che ci serviva il fumo da rivendere; Romano disse: “Se ne avete parlato con Alessio non ci sono problemi, ma prima voglio parlare con lui per il prezzo da praticare”. Dopo ho saputo che Alessio Attanasio disse loro di praticarci lo stesso prezzo che il gruppo praticava al fratello dell’Attanasio, Danilo, vale a dire 3.500 lire al grammo di hashish. La droga ci fu poi effettivamente fornita; il primo carico fu di circa due o tre chili di fumo, che ci portò Vito Fiorino. La droga l’avremmo pagata dopo averla rivenduta, in occasione del successivo carico. Le forniture andarono avanti per molto tempo: il gruppo della Borgata si riforniva costantemente dal clan Bottaro-Attanasio, che a sua volta si riforniva di hashish a Palermo da tale zio Totò, come mi fu detto da Lombardo Salvatore in carcere, mentre per la cocaina si riforniva om Campania, avendo Fabio Cortese preso accordi con fornitori di quella regione su indicazione di Bottaro Salvatore. Quanto alla gestione degli stupefacenti il gruppo della Borgata aveva una cassa autonoma rispetto a quella del clan Bottaro-Attanasio; lo stesso per i proventi delle estorsioni. Dal clan Bottaro-Attanasio abbiamo acquistato anche cocaina, ciò in un paio di occasioni al tempo della mia latitanza. Nella prima occasione non ricordo chi ci rifornì dello stupefacente e nella seconda occasione a consegnarci circa 20 grammi di cocaina fu Angelo Iacono. Dopo il mio arresto i restanti componenti del gruppo della Borgata ripresero il traffico di cocaina, ma per lo più si spacciava hashish”.

(CONTINUA)

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