Operazione Borgata, il pentito Giuseppe Curcio: “Mio fratello Domenico e Giuseppe Sapienza hanno spacciato cocaina”

Catania. Amici lettori del Diario leggete che cosa scrive il Giudice dell’udienza preliminare Daniela Monaco Crea nella sentenza con la quale ha condannato a sette anni di reclusione il fondatore del clan della Borgata, Giuseppe Curcio, 35 anni, in quanto riconosciuto colpevole di associazione di stampo mafioso e di reiterate estorsioni ai danni degli operatori economici titolari di esercizi commerciali nel quartiere della borgata e di Piazza Santa Lucia. Giuseppe Curcio, come premio per la sua collaborazione con la giustizia, sta già espiando in regime di detenzione domiciliare la condanna ventisette anni di reclusione per l’omicidio di Carmelo Romeo, detto Manitta, avvenuto nel lontano 11 novembre 2001 all’interno di un circolo ricreativo di Via Torino. Oltre a Giuseppe Curcio, il Gup Daniela Monaco Crea ha condannato Lucia Randazzo, 54 anni, madre del pentito, alla pena di due anni e quattro mesi di reclusione e Jessica Fiorentino, 33 anni, moglie del fondatore del clan mafioso, alla pena di tre anni e otto mesi di reclusione.

La sentenza, pronunciata a conclusione del processo celebrato con rito abbreviato, poggia le sue fondamenta sulle dichiarazioni rese da Giuseppe Curcio. 

Dopo aver pubblicato la prima parte delle sue dichiarazioni, il Diario pubblica un’altra corposa dichiarazione resa da Giuseppe Curcio nell’ambito del procedimento denominato “Borgata”.

“Nel successivo interrogatorio reso l’11 marzo 2010, Curcio riferiva che il gruppo della “Borgata” aveva ripreso ad occuparsi del traffico di sostanze stupefacenti dopo l’iniziale inserimento nel clan “Bottaro-Attanasio”, ritagliandosi una sorta di autonomia. E’ lo stesso Curcio a riferire: “In ordine al traffico di stupefacenti da parte del gruppo della “Borgata”, nell’anno 2006 esso è stato gestito da mio fratello Curcio Domenico e da Sapienza Giuseppe, marito di Pocchi Eva la quale abita in zona Mazzarrona di Siracusa. Mio fratello e Sapienza hanno spacciato cocaina, della quale si rifornivano tramite Penna Francesco, soggetto che all’epoca era detenuto che però otteneva permessi premi.  Il Penna Francesco inviava suo nipote Penna Luca in treno a Salerno, ove lo stesso si riforniva per riportare la cocaina a Siracusa. Il Penna Luca si recava a Salerno assieme ad altra persona di cui non ricordo il nome. Sempre nel 2006, mio fratello Curcio Domenico venne arrestato per detenzione e porto di armi e scontò un breve periodo di carcerazione. Una volta uscito dal carcere, ebbe a constatare che Sapienza Giuseppe aveva contratto rilevanti debiti per il traffico degli stupefacenti, non avendo pagato i fornitori della cocaina ottenuta. Per questi motivi, Domenico cacciò il Sapienza dal gruppo della “Borgata” ed organizzò lo spaccio unitamente ad altri soggetti, quali Giarratana Alex, Verga Cristian, Lauretta Giuseppe, Lauretta Andrea, Fiorentino Francesco e Lopes Luca. Tale gruppo si è rifornito inizialmente da Lavore Elio, detto “Paolino” e, successivamente, da Messina Francesco, detto “Chiecchino”, figlio di Messina Angelo, il quale riforniva il gruppo anche di eroina. Tutto ciò nel periodo 2006-2007″.

Il Gup Monaco Crea aggiunge nella sentenza: “Anche il collaboratore di giustizia Barbagallo Giovanni, ex componente del clan mafioso “Bottaro-Attanasio”, nell’interrogatorio reso il 12 ottobre 2006, faceva riferimento all’attività di traffico di sostanze stupefacenti svolta da tale “Enzuccio” per conto dei fratelli Curcio. Il Pubblico Ministero chiede al Barbagallo: Chi è questo Enzuccio? Giovanni Barbagallo risponde: “Enzuccio era, diciamo, un compagno stretto dei fratelli Curcio, un amico stretto… in quanto si presentò da me, dicendomi che lo mandava Domenico, chiedendomi se potevo fornirgli qualche chilo di hashish, senza darmi niente come… come anticipo diciamo. E quindi in questo caso gli diedi tre chili e mezzo di hashish all’incirca. E poi è nato un problema, non so se devo spiegarlo ora”. Ottenuta la risposta affermativa del Pubblico Ministero, il Barbagallo ha dichiarato: “Praticamente io gli dissi che non era più Cristian che si sbrigava queste cose e doveva vedersela direttamente con me per quanto riguarda il pagamento e lui mi disse che ogni quindici giorni avrebbe chiuso il debito. Così facendo, il quindicesimo giorno mi recai al Sepolcro, ma lui non… aveva tutti, diciamo, i soldi per coprire tutte cose e si fece scudo proprio con il nome di… come si chiama?…i fratelli Curcio. E così facendo scatenò in me una reazione da pestare in maniera violenta. Io gli spiegai che non si doveva fare scudo con nessuno, perchè se ogni persona che viene a nome di qualcuno ci sta due mesi… prima di raccogliere ci vogliono due anni”.

(PARTE SECONDA-CONTINUA)

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