Prendevano a sbafo auto e moto da Marco Montoneri, confermate dalla Cassazione tutte le condanne

Roma. I giudici della seconda sezione penale della Corte di Cassazione hanno rigettato i ricorsi delle Difese dei componenti del clan “Bottaro-Attanasio”, accusati di estorsione aggravata ai danni di Marco Montoneri, concessionario di auto e motociclette che, nel mese di maggio 2013, avendo accumulato una montagna di debiti, con l’assistenza di un’associazione antiracket e antiusura, si rivolse alla Squadra Mobile della Questura di Siracusa, denunciando di essere stato ridotto in mutande in quanto i componenti del gruppo mafioso prendevano dal suo autosalone macchine e motociclette senza mai pagarle.

La vicenda fu portata a galla dalla denuncia presentata nel mese di maggio del 2013 da Marco Montoneri, subito dopo aver chiuso i battenti della propria rivendita per eccesso di debiti. Lui sostenne che la causa del suo dissesto finanziario fosse da ricercare nel mancato introito di denaro per automobili e scooter venduti agli esponenti del clan “Bottaro-Attanasio” i quali, mettendo in risalto la loro appartenenza ad un sodalizio mafioso, non avrebbero mai onorato gli impegni assunti con il Montoneri. Da parte loro gli imputati, hanno negato di avere costretto il Montoneri a cedere loro auto e scooter sol perchè componenti di un sodalizio mafioso, ed hanno sostenuto di avere corrisposto il denaro convenuto per l’acquisto dei veicoli presi dalla concessionaria, esibendo documentazione idonea a dimostrare l’effettivo pagamenti dei mezzi ricevuti dal concessionario di auto e motociclette. Concetto Garofalo ha addirittura chiamato a deporre una persona che, sotto giuramento, ha sostenuto di aver consegnato lui personalmente al Montoneri o alla di lui moglie un assegno a fronte di uno scooter preso da Sebastiano Garofalo, figlio di Concetto. Addirittura nel corso del dibattimento è emerso che il Montoneri avrebbe fatto ricorso ad esponenti della criminalità organizzata di Catania per recuperare i crediti vantati nei confronti di acquirenti di auto e moto, orbitanti in una famiglia mafiosa. In ogni caso, dall’istruzione dibattimentale è emerso a chiare note che le traversie finanziarie il Montoneri non le avesse avute per le auto e le moto non pagate dagli imputati alla sbarra, bensì per l’allegra conduzione della sua concessionaria e per il suo elevato tenore di vita. Alcuni imputati hanno addirittura sostenuto di essere stati raggirati da Marco Montoneri, sostenendo che quest’ultimo, dopo aver incassato l’acconto o una considerevole parte di denaro del valore di un’auto o di una motocicletta, non avrebbe mai consegnato il libretto di circolazione dei veicoli perchè le ditte che lo detenevano non glielo consegnavano in quanto vantavano dei crediti dal rivenditore siracusano. Inizialmente nella retata operata il 13 giugno 2013 dagli agenti della Squadra Mobile, vennero fermati pure Osvaldo Lopes e Giuseppe Raffa. Entrambi sono stati esclusi dal processo, e sono stati giudicati separatamente, in quanto hanno iniziato a collaborare con la giustizia, Lopes e Raffa hanno ribadito la loro innocenza riguardo all’accusa di estorsione aggravata ai danni del Montoneri, sostenendo di avere regolarmente pagato le auto acquistate nella concessionaria. Tuttavia, hanno detto che Mazzarella, Cianchino, Brancato, Concetto Garofalo, approfittando della loro appartenenza al clan mafioso “Bottaro-Attanasio”, avrebbero reso la vita difficile a Marco Montoneri. I due pentiti si sono, inoltre, espressi negativamente nei confronti di Andrea Fortuna, sostenendo che lui, anzichè fare gli interessi del suo datore di lavoro, appunto il Montoneri, si batteva a favore di Mazzarella e soci, agevolandoli a prendere a sbafo autovetture e motociclette. A conclusione della requisitoria il Pubblico Ministero Andrea Ursino ha sollecitato i giudici a infliggere 14 anni di reclusione a Pasqualino Mazzarella,12 anni ciascuno a Concetto Garofalo, Salvatore Brancato e Michele Cianchino, 7 anni ad Andrea Fortuna e 3 anni e quattro mesi ciascuno a Sebastiano ed Alessandro Garofalo. 

Il Tribunale di Siracusa (presidente, Alessandra Gigli; a latere, Antonella Coniglio e Andrea Pino), ha condannato gli imputati per estorsione aggravata dalla circostanza di cui all’articolo 7, ed irrogato la pena di dodici anni di reclusione e la multa di dodicimila euro a Pasqualino Mazzarella: 9 anni di reclusione e la multa di novemila euro ad Andrea Fortuna, l’ex dipendente del Montoneri; la pena di 8 anni e otto mesi di reclusione e la multa di ottomila euro a Salvatore Brancato; la pena di otto anni di reclusione e la multa di ottomila euro ciascuno a Michele Cianchino e Concetto Garofalo. I giudici siracusani avevano inoltre inflitto la pena di tre anni e quattro mesi di reclusione ciascuno a Sebastiano ed Alessandro Garofalo, che dovranno anche pagare la multa di ottocento euro ciascuno. 

Il 5 luglio 2017 i giudici della Seconda Sezione Penale della Corte d’Appello di Catania hanno pronunciato la sentenza contro gli imputati e, concesso il beneficio delle attenuanti generiche ad Andrea Fortuna e ad Alessandro Garofalo, ritenute per il Fortuna equivalenti e per il Garofalo prevalenti, ha quindi rideterminato la pena in anni dieci di reclusione e novemila euro di multa per Pasqualino Mazzarella; in anni sette e mesi due di reclusione ed euro 8.600 di multa per Andrea Fortuna; in anni cinque di reclusione ed euro cinquemila euro ciascuno per Michele Cianchino e Salvatore Brancato; in anni due e mesi quattro di reclusione ed euro seimila euro di multa per Alessandro Garofalo cui è stata revocata l’interdizione temporanea dai pubblici uffici. La Corte ha confermato la sentenza di primo grado nei confronti di Concetto Garofalo e suo figlio Sebastiano Garofalo, rispettivamente a 8 anni di reclusione al primo e 3 anni e 4 mesi al secondo. 

Tutti gli appellanti sono stati condannati a rifondere le spese legali sostenute da Marco Montoneri, e dalle Associazioni antiracket e antiusura Libera Impresa, nonchè da Forum delle Associazioni antiusura, Associazione antiracket e antiusura “Obiettivo Legalità” e Associazioni Codici Onlus Centro per i diritti del cittadino. 

I ricorrenti sono stati assistiti in Cassazione dagli avvocati Paolo Germano, Valerio Vianello, Domenico Mignosa, Junio Celesti e Giuseppe Gurrieri. I quali avevano chiesto l’annullamento della sentenza. Il Procuratore Generale, invece, aveva chiesto il rigetto dei ricorsi e la conferma integrale della sentenza pronunciata dalla Corte d’Appello di Catania

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