La mamma di Alessio Boscarino: “Mio figlio è stato ucciso da Christian De Simone, a dirmelo è stato Gianni Turlà”

Siracusa. L’attesa deposizione della signora Rosa Boscarino, 53 anni, al processo a carico dei fratelli Christian e Roberto De Simone, rispettivamente di 34 e 27 anni, e di Davide Greco, 30 anni, accusati in concorso dell’omicidio di Alessio Boscarino, 24 anni, figlio della testimone, non ha tradito le aspettative del Pubblico Ministero Gaetano Bono e del difensore della parte civile, avvocato Domenico Mignosa. La donna, che ha risposto alle domande del Pubblico Ministero Bono in un’aula “deserta”, in quanto la Corte d’Assise (presidente, Tiziana Carrubba; a latere, Livia Rollo), condividendo le preoccupazioni del giovane magistrato della Procura, ha ritenuto opportuno fare uscire il pubblico, in prevalenza costituito dai parenti dei tre imputati alla sbarra.  Entrando nel merito della sua deposizione, la signora Rosa Boscarino ha detto che i tre imputati avevano minacciato suo figlio Alessio poichè gli rimproverano di essere intervenuto in difesa di un giovane di Priolo, debitore di 80 euro dei fratelli De Simone, per una fornitura di “fumo”. I fratelli De Simone avevano richiamato Alessio Boscarino dicendogli di non intromettersi in questioni che non lo riguardavano e da quell’episodio le liti tra gli imputati e il figlio di Rosa Boscarino erano andate avanti e si erano anzi acuite a seguito del sequestro di un notevole quantitativo di droga, subito dai fratelli De Simone, ad opera dei Carabinieri, che erano intervenuti per sedare l’ennesima lite con Alessio Boscarino. I fratelli De Simone accusavano Alessio Boscarino che fosse sua la responsabilità del sequestro dello stupefacente e pretendevano da lui il pagamento di trentamila euro. Il contenzioso veniva portato a conoscenza della mamma di Alessio Boscarino, la quale, onde evitare che i rivali del figlio potessero fargli del male, si era impegnata a versare cinquemila euro, cosa poi effettivamente avvenuta. Nel corso della trattativa, i De Simone avevano ridotto a quindicimila euro la loro richiesta ed era stato convenuto che i restanti diecimila euro avrebbero dovuto pagarli altri due giovani coinvolti nella lite. 

La teste ha poi riferito alla Corte d’Assise quanto a sua conoscenza in relazione alla sera dell’omicidio, avvenuto la sera del 4 dicembre del 2016, in Via Tasso, a Priolo Gargallo. La signora Boscarino ha raccontato che suo figlio fu contattato da un suo amico, che sosteneva di essere sottoposto a minacce da parte dei fratelli De Simone e del Greco all’interno o in prossimità di un bar sito a San Focà. Ancora una volta, Alessio Boscarino osò sfidare i De Simone sottraendo dalle loro grinfie il giovane che chiedeva di essere aiutato. Da San Focà la querelle, sempre scaturita dal mancato pagamento di fornitura di dosi di droga, si spostava in Via Tasso. La testimone non si trovava in quel luogo quando suo figlio verrà crivellato di piombo. Lei sostiene che, percorrendo la strada per rincasare, ha incrociato uno dei fratelli De Simone che a piedi sta correndo per Via Tasso, probabilmente per andare a riprendere la propria macchina. Lei ancora non sa che suo figlio era stato ammazzato. E non sa se a “stutarlo” sia stato il De Simone che correva in Via Tasso o suo fratello oppure il Greco. Tant’è vero che, in tutti gli interrogatori cui viene sottoposta dagli inquirenti, non dirà mai il nome del killer. Non lo dice perchè nessuno glielo ha confidato, non glielo ha detto nemmeno la compagna del figlio che ha sentito le detonazioni dei colpi di pistola esplosi contro Alessio Boscarino, e neanche il teste oculare del delitto, Gianni Turlà. Il quale, anzi, in una intercettazione telefonica, dice alla signora Boscarino di non chiedergli di raccontare il falso e di accusare uno dei De Simone come l’autore del delitto di Alessio, poichè non lo aveva visto esplodere i colpi di pistola contro Alessio Boscarino.

Questa mattina, invece, su esplicita domanda del presidente della Corte, che chiede alla testimone di fare il nome dell’autore dell’omicidio di suo figlio, la signora Rosa Boscarino ha rivelato che Gianni Turlà le ha confidato che ad uccidere suo figlio è stato Christian De Simone. Il Turlà si trovava in compagnia di Alessio Boscarino perchè, quella sera del 4 dicembre 2016, lui e Alessio dovevano andare a ballare in un locale di Catania.

Ora si spiega il motivo che ha indotto il Pubblico Ministero Gaetano Bono a chiedere alla presidente Tiziana Carrubba di fare allontanare dall’aula tutti gli spettatori. Una dichiarazione di reità verso Christian De Simone, come quella resa dalla signora Rosa Boscarino, avrebbe sicuramente provocato le reazioni dei tre imputati rinchiusi nella “gabbia” di vetro e del pubblico presente nell’aula, costituito come si diceva prima di parenti ed amici dei fratelli De Simone e di Davide Greco. 

Per assicurare l’ordine pubblico fuori dall’aula, sono stati chiamati a vigilare alcuni Carabinieri. Ma, per fortuna, non ci sono stati incidenti e la signora Rosa Boscarino, circondata dai suoi parenti, ha potuto lasciare il Palazzo di Giustizia senza ricevere minacce e insulti. 

Gli unici ad avere “imprecato”, si fa per dire, sono stati i difensori dei fratelli De Simone, avvocati Puccio Forestiere e Sebastiano Troia, e di Davide Greco, avvocato Antonio Zizzi.

Il processo è stato rinviato all’udienza del 6 novembre per sentire Gianni Turlà e Andrea Fioravante.

 

CONDIVIDI