Porticciolo turistico di Augusta, parla soltanto l’imprenditore edile Ranno, gli altri sette indagati fanno scena muta innanzi al Gip Migneco

Augusta. Ha risposto alle domande del Giudice delle indagini preliminari Andrea Migneco soltanto l’imprenditore edile Antonino Ranno, difeso dall’avvocato Massimo Milazzo. L’interrogatorio, cui ha partecipato anche il Pubblico Ministero Salvatore Grillo, si è protratto per poco più di un’ora e mezza. All’uscita dell’aula, tutti sono rimasti abbottonati. Nessuno ha inteso rivelare la versione fornita dall’appaltatore edile Ranno sui gravi addebiti che gli vengono mossi. L’avvocato Massimo Milazzo ha preannunciato la presentazione di istanza al Tribunale del Riesame per ottenere la revoca della misura cautelare degli arresti domiciliari. Anche i legali degli altri indagati colpiti dalle misure cautelari (gli imprenditori Ranno e Fazio sono sottoposti agli arresti domiciliari; gli altri cinque indagati sono stati interdetti dall’attività lavorativa per la durata di dieci mesi) annunciano che impugneranno l’ordinanza del Gip Migneco per ottenere dal Riesame l’annullamento dei provvedimenti cautelari. 

Si diceva che ha risposto alle domande del Gip soltanto il Ranno, mentre gli altri sette indagati, a cominciare dall’imprenditore nautico Alfio Fazio, anche lui come Ranno sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari, hanno fatto scena muta, avvalendosi della facoltà di non rispondere. Quelli che non hanno parlato sono i fratelli Alfio e Carlo Fazio, entrambi difesi dall’avvocato Bruno Leone, Adriana Tringali, assistita dall’avvocato Salvatore Terrone, Basilio Caracciolo, difeso dall’avvocato Giuffrida, Giuseppe Passanisi e Rosario Serra, assistiti entrambi dall’avvocato Bruno Leone. L’ottavo indagato, di cui si ignorano le generalità, non era stato convocato dal Gip Migneco per sottoporsi all’interrogatorio di garanzia. Nei confronti dell’ottavo indagato, peraltro, non è stata emessa alcuna misura cautelare. Viene indagato a piede libero per reati di lieve portata, a differenza degli altri sette che, invece, debbono rispondere di associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale e truffa aggravata ai danni della Comunità Europea. 

L’interrogatorio di garanzia di Antonino Ranno ha affrontato vari punti fermi dell’indagine coordinata dal Pubblico Ministero Salvatore Grillo, e precisamente l’iter della realizzazione dell’approdo turistico nel Golfo Xifonio di Augusta, l’aggiudicazione dell’appalto, l’assegnazione dei lavori in subappalto, il finanziamento ottenuto dall’Unione Europea, come sono stati spesi i soldi del contributo dell’Ente pubblico, le concessioni edilizie e il rilascio delle fatture per gli acquisti eseguiti e per le opere realizzate. Il progetto è stato destinatario di un contributo del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale per 8 milioni di euro, somma già parzialmente versata a una società di famiglia dell’imprenditore marittimo, finalizzata agli interventi strutturali e infrastrutturali per l’attuazione del piano strategico regionale della portualità turistica. Le indagini sono state avviate, nel febbraio 2017, in seguito a un controllo amministrativo di routine svolto dalle Fiamme Gialle aretusee nei confronti della società Edil Tiche, il cui titolare è Antonino Ranno, dal quale sono emerse irregolarità che hanno spinto i finanzieri ad approfondire gli accertamenti, che avrebbero svelato, secondo l’accusa,  un reticolo di società, che hanno emesso e utilizzato fatture per operazioni inesistenti dirette a rendicontare una serie di lavori in realtà mai realizzati. Il perno attorno al quale ruota il meccanismo delittuoso è appunto l’imprenditore edile, Antonino Ranno, amministratore di fatto di una società che si occupa sostanzialmente di edilizia residenziale.

Secondo le Fiamme Gialle, la società di Ranno è priva di qualsivoglia capacità e conoscenza tecnologica e sprovvista delle attrezzature adeguate per svolgere lavori marittimi, necessari alla costruzione di un porto turistico. Non essendo in grado di operare con autonome risorse umane e materiali, la società edile subappaltava i lavori a lei affidati a ulteriori società che, in molti casi, affermano gli inquirenti, sono risultate riconducibili alla stessa famiglia dell’impresario marittimo Fazio. Le opere infrastrutturali sono state quantificate in quasi 22 milioni di euro e riguardano sostanzialmente l’acquisto di palancole, la fornitura di blocchi di cemento e di pali – tubi camiciati in acciaio, nonché le operazioni relative al nolo a caldo dei mezzi marittimi e i contratti di dragaggio. impresa tentata altre volte anche da politici del passato. Ottenuta la concessione, dopo la visita in loco dell’allora governatore siciliano Lombardo, l’imprenditore Fazio ha rischiato più volte di vedere frustrato il proprio lavoro e di vedere sfumati i propri investimenti, a causa di tre mareggiate, con danno per  milioni di euro, poiché la barriera frangiflutti non era idonea a tutelare il manufatto. Non era idonea perché la commissione regionale di controllo voleva proteggere l’alga posidonia. Dopo attese e varie rassicurazioni, finalmente è stata approvata la nuova massicciata e già dalla scorsa estate il porto ha cominciato a essere operativo per il rifugio dei natanti, anche se, nel frattempo, i lavori proseguivano per  il completamento dell’opera, attesa da molti augustani come un primo serio tentativo di attrazione turistica, dopo tanto clamore avverso alla comunità sia per i veleni industriali sia per la mancata realizzazione del depuratore.

Nonostante le misure cautelari e le ispezioni dei militari della Guardia di Finanza, il cantiere del porticciolo turistico non è stato chiuso e le maestranze hanno lavorato regolarmente. I tempi dell’inchiesta sono lunghi e potrebbero determinare il blocco dei lavori visto che i due titolari delle imprese coinvolte nella realizzazione del porticcioli si trovano agli arresti domiciliari, e quindi nell’impossibilità di poter adempiere a degli obblighi di primaria importanza per il corretto funzionamento delle rispettive aziende. 

Fonti vicine agli ambienti investigativi dicono che vanno avanti le indagini che al momento hanno consentito alla Guardia di Finanza di mettere a segno l’operazione “Xiphonia”.

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