Attanasio denuncia il medico del carcere di Spoleto: “Si è reso complice con la Direzione per farmi sottoporre a tortura”

Spoleto. Lo scorso 22 ottobre, Alessio Attanasio ha fatto pervenire al Direttore della Casa di Reclusione di Spoleto, Luca Sardella, una querela-denuncia contro il medico che il 19 ottobre ha redatto una falsa certificazione medica “grazie alla quale la Direzione ha potuto sottoporre lo scrivente ad un trattamento inumano e degradante, consistente nell’allocazione in una cosiddetta “cella liscia” (una camera lurida senza nulla all’interno, con le finestre chiodate”. Attanasio spiega che la denuncia-querela è contro il medico che ha certificato il falso, “di cui occorre conoscere le generalità per citarlo dinanzi al Tribunale Civile per danni”. Nella querela-denuncia, inoltrata alla Procura della Repubblica di Spoleto, al Magistrato di Sorveglianza di Spoleto, al Garante Nazionale dei detenuti, al vice capo del Dap e al Consiglio dell’Ordine dei Medici di Perugia, Alessio Attanasio sottolinea che “a distanza di due giorni, e precisamente in data 21 ottobre, lo scrivente chiedeva ad un medico se ancora questa farsa dovesse proseguire (nella falsa certificazione probabilmente ci sarà scritto – l’inciso è da attribuire al detenuto siracusano – che l’Attanasio ha manifestato intenti autolesionistici, cosa del tutto falsa, suggerita ad arte dai vertici dell’Istituto penitenziario per poter procedere con la tortura, avendo le spalle protette dall’utile-idiota-il medico oggi denunciato). In tale modo è stato sospeso anche il diritto alla difesa costituzionalmente garantito, poichè allo scrivente sono stati sottratti gli atti processuali e la corrispondenza con i difensori, sia cartacea che digitale e non gli viene consentito nemmeno di usare il pc per motivi di studio e di giustizia. Il medico, dunque, va incriminato non soltanto per il falso evidente ma anche per complicità nei reati di tortura e distrazione di corrispondenza”.
E ancora. “Si diceva che il 21 ottobre lo scrivente chiedeva ad un medico intervenuto nuovamente dopo l’uso della forza dei secondini del Gom, “se questa farsa dovesse proseguire ulteriormente a causa della “stronzata” scritta dal medico compiacente oggi denunciato. A questo punto intervenire l’ispettore Nicola Vinella dicendo che non si trattava di una “stronzata”, dunque attribuendosene la paternità (in ogni caso le ammissioni di colpevolezza non scagionano i suoi superiori, ossia il Commissario e il Direttore del carcere). La visita avveniva, in more solito, con il medico fuori dalla camera detentiva attorniato dall’ispettore, dal sovrintendente e da quattro secondini del Gom, in un clima intimidatorio (per il medico, posto che l’Attanasio – parole del detenuto siracusano – non teme affatto questa gente)”.
Alessio Attanasio conclude dicendo di avere inviato la querela-denuncia alla Procura della Repubblica di Spoleto, al Magistrato di Sorveglianza di Spoleto, al Garante Nazionale dei detenuti e al vice capo del Dap, nonchè all’Ordine dei Medici di Perugia, “affinchè vengano sensibilizzati i medici penitenziari a svolgere professionalmente il loro lavoro senza compiacere coloro i quali vogliono commettere gravi abusi nei confronti dei detenuti”. Al procuratore della Repubblica di Perugia chiede, infine, di “avvisarlo in caso di richiesta di archiviazione”.
La denuncia-querela è l’ultimo atto della protesta inscenata da Alessio Attanasio che, mentre tutti i compagni di detenzione passeggiavano nel cortile, lui si sedeva al centro del campo per richiamare la Direzione della Casa di Reclusione a dare attuazione ad una recentissima sentenza della Corte Costituzionale che aveva fissato in sei ore (tre al mattino e tre al pomeriggio) il tempo occorrente ai detenuti per cucinare il mangiare. Gli agenti penitenziari intervenivano immediatamente per bloccare la protesta di Attanasio che veniva prelevato di peso e trascinato per un tratto di strada per poi essere rinchiuso nella cosiddetta “stanza liscia”, in assoluto isolamento, e senza la possibilità di poter guardare le stelle o il sole in quanto le finestre venivano murate dalle guardie. Dalla camera di punizione Alessio Attanasio usciva dopo il referto di un medico psichiatra che, smentendo il medico penitenziario secondo il quale il detenuto manifestava i sintomi della depressione ed era per questo motivo da isolare dagli altri detenuti poichè poteva compiere gesti autolesionistici, aveva giudicato il detenuto siracusano assolutamente sano di mente ed in grado di intendere e di volere, escludendo nella maniera più categorica che potesse compiere gesti autolesionistici. Grazie al responso del medico-psichiatra ad Attanasio veniva portato il cibo e, soprattutto, veniva restituito alla sua camera di detenzione, che, pur non essendo come il salotto di casa sua, è dotata di una branda con lenzuola e federe pulite e di un tavolo per scrivere lettere e memorie per i suoi difensori, reclami contro i torti che gli vengono fatti dal personale e dalla Direzione dell’Istituto ed esposti-querele contro coloro che compiono soprusi e abusi contro di lui. Grazie alla sua protesta la Direzione ha dato attuazione alla sentenza della Corte Costituzionale e tutti i detenuti della Casa di Reclusione di Spoleto, oggi, hanno tre ore la mattina e tre ore la sera a disposizione per cucinare i generi alimentari che acquistano allo spaccio del carcere o che ricevono per pacco dalle famiglie.

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