Pachino, Maicol Zisa nega di avere incendiato l’auto e dice di essere uscito per guardare uno scooter

Pachino. Maicol Zisa, 25 anni, difeso dall’avvocato Luigi Caruso Verso, nella mattinata di sabato 3 novembre è stato condotto alla presenza del Giudice delle indagini preliminari Carla Frau per la convalida del fermo di indiziato di reato in quanto ritenuto l’autore dell’attentato incendiario di un’autovettura appartenente a una persona imparentata con un pregiudicato attualmente detenuto in carcere. Oltre che di danneggiamento grave previo incendio doloso a Maicol Zisa vengono contestati i reati di evasione dagli arresti domiciliari e di ricettazione di uno scooter di provenienza furtiva.
Il pachinese, già noto alle forze dell’ordine, ha risposto alle domande del Gip Carla Frau e ha negato di essere stato lui ad avere appiccato le fiamme alla macchina. Maicol Zisa ha respinto l’accusa di ricettazione e ha detto di essere uscito dalla sua abitazione in quanto incuriosito della presenza dinanzi alla porta della sua abitazione dello scooter. L’unico reato confessato da Maicol Zisa è quello di evasione dagli arresti domiciliari. Lui stesso ha, infatti, dichiarato di essere uscito dalla propria abitazione per guardare da vicino lo scooter che ignoti avevano parcheggiato a due metri di distanza dalla sua casa.
Il Giudice delle indagini preliminari ha convalidato il fermo di indiziato di reato disposto dagli agenti del Commissariato della Polizia di Stato di Pachino e ha applicato a Maicol Zisa la misura cautelare della custodia in carcere. A conclusione dell’udienza di convalida, gli agenti della Polizia Penitenziaria hanno riportato al carcere di Cavadonna il pregiudicato di Pachino.
Con Lui c’era il suo amico Salvatore Cianchino, 19 anni, che, però, al carcere stava ritornando per prelevare gli indumenti che indossava al momento dell’arresto. Nei suoi confronti il Gip Carla Frau ha convalidato il fermo, ma poi non gli ha applicato alcuna misura cautelare ordinando la sua immediata scarcerazione.
In altre parte del giornale troverete la spiegazione dei motivi che hanno indotto il Gip Carla Frau a non applicare alcuna misura cautelare nei confronti di Salvatore Cianchino, difeso dal’avvocato Maria Aurora Frazzetto.
Secondo la ricostruzione dei fatti, nel cuore della notte tra il 30 ed il 31 ottobre si verificava una potente deflagrazione, che svegliava gran parte degli abitanti tra cui anche il proprietario della macchina data alle fiamme. Quest’ultimo, dopo essersi accertato che la macchina devastata dal fuoco fosse la sua si recava presso la sede del Commissariato ove denunciare l’attentato incendiario posto in essere da ignoti piromani contro la sua autovettura. Gli agenti del Commissariato requisivano le bobine contenenti le immagini riprese dal sistema di videosorveglianza e individuavano due persone, una vestita con abiti di color nero poi identificata nello Zisa e l’altra che indossava la giacca di una tuta sportiva di colore celeste, identificato nel Cianchino. La identificazione dei due pachinesi avveniva grazie al prezioso contributo fornito da un poliziotto libero dal servizio che riferiva ai colleghi del Commissariato di avere incrociato lo Zisa e il suo accompagnatore in sella ad una moto Honda. Il poliziotto, pensando che Maicol Zisa fosse evaso dai domiciliari per compiere reati più gravi, annotava come questi era vestito e quali abiti indossava l’altro giovane, il tipo di moto su cui viaggiavano e tentava di verificare il motivo che aveva indotto i due sospetti a fermarsi accanto ad una MotoApe. Ma quando lui si avvicinava, Maicol Zisa rimetteva in moto la Honda e si dava a precipitosa fuga. Un quarto d’ora dopo si avvertiva la fortissima deflagrazione e il poliziotto telefonava ai suoi colleghi del Commissariato ai quali riferiva l’evasione dai domiciliari di Maicol Zisa e la sua sospetta presenza a poche decina di metri di distanza dalla strada in cui era stata incendiata la macchina. L’agente descriveva come era vestito lo Zisa e, inoltre, forniva tutte le informazioni utili per l’identificazione del giovane che si accompagnava con l’evaso. Il resto della storia veniva scritto dai poliziotti del Commissariato attraverso la visione delle immagini prodotte dal sistema di videosorveglianza. Le telecamere avevano inquadrato la moto Honda e i due giovani che vi erano a bordo. Di questi ultimi le telecamere avevano ben rilevato gli abiti che indossavano: un giubbotto di color nero Maicol Zisa e una giacca per tuta sportiva di colore celeste indossata da Salvatore Cianchino.
Gli abiti dei due presunti autori dell’attentato incendiario venivano sequestrati dai poliziotti nel momento in cui si recavano nelle rispettive abitazioni per ammanettarli.

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