Il Prefetto ordina alla GdF di mettere i sigilli alla macelleria delle cugine di Luciano De Carolis

Siracusa. Aspettando l’avvio del processo a carico di Luciano De Carolis, chiamato a rispondere del reato di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso posta in essere ai danni dei gestori del bar Il Cavallino Rosso di Piazzale Marconi, la scure del Prefetto della provincia di Siracusa si è abbattuta sulla macelleria delle signore Miniera, cugine dell’esponente del clan mafioso “Bottaro-Attanasio”.
Il Prefetto, facendo leva sulla legge antimafia che impedisce di esercitare attività commerciale ed imprenditoriale a coloro che sono sospettate di orbitare in ambienti criminali, ha firmato un decreto di chiusura immediata della macelleria delle cugine di Luciano De Carolis. Venerdì della scorsa settimana i militari della Guardia di Finanza hanno dato esecuzione al provvedimento del Prefetto, apponendo i sigilli alle porte d’ingresso della macelleria ubicata nella zona di Bosco Minniti.
Contro il provvedimento emesso dalla Prefettura le sorelle Miniera hanno incaricato l’avvocato Sebastiano Troia di presentare ricorso al Tar di Catania. Il penalista si dice ottimista sull’accoglimento della istanza perchè Luciano De Carolis lavorava alle dipendenze delle cugine per quattro ore al giorno e non è in alcun modo il proprietario della macelleria. Secondo l’avvocato Troia, il Prefetto prima di adottare il provvedimento di chiusura della macelleria avrebbe potuto chiedere informazioni alla Procura Antimafia di Catania e gli avrebbero risposto dicendogli che Luciano De Carolis, pur essendo additato come esponente del clan mafioso “Bottaro-Attanasio” non ha riportato condanna per associazione di stampo mafioso nell’ambito del processo “Lybra” ed è giudicato a piede libero per l’omicidio di Angelo Sparatore, avvenuto nel lontano 2001.
Tempi duri per Luciano De Carolis che si è dovuto sorbire gli strali dei parenti per la chiusura della macelleria di Bosco Minniti. E giorno12 novembre, De Carolis dovrà comparire innanzi al Tribunale penale per difendersi dell’accusa di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni dei gestori del bar Il Cavallino Rosso. A chiedere il processo con giudizio immediato è stato il Pubblico Ministero Alessandro La Rosa, il quale ha pure chiesto ed ottenuto l’applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari contro l’esponente del clan mafioso “Bottaro-Attanasio”. Contro Luciano De Carolis ha preannunciato di volersi costituire parte civile il signor Santino Zocco, gestore del bar di Piazzale Marconi, il quale ha dato l’incarico a rappresentarlo al processo all’avvocato Manuela Lanzafame del Foro di Catania.
Luciano De Carolis si trova sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari in quanto accusato di avere fatto il gradasso all’interno del bar Il Cavallino Rosso, dicendo al banconista che lui non aveva mai pagato in vita sua le consumazioni e che non era intenzionato l’extra di Vodka consumata dalle persone che si trovavano in sua compagnia.
L’esponente del clan mafioso “Bottaro-Attanasio”, sottoposto dal Gip Monaco Crea del Tribunale di Catania alla misura cautelare degli arresti domiciliari, è stato citato a giudizio dal Pubblico Ministero della Dda di Catania, Alessandro La Rosa, che ha concluso le indagini preliminari chiedendo il giudizio immediato.
Il difensore di Luciano De Carolis, avvocato Sebastiano Troia, ha annunciato che il suo cliente non farà alcuna richiesta di giudizio abbreviato o di patteggiamento, ma chiederà al Tribunale penale, presidente Livia Rollo, di essere giudicato con rito ordinario in quanto la sua intenzione è quella di chiamare a deporre il banconista, il cassiere, i gestori del bar e le persone che si trovavano in sua compagnia la notte in cui si sarebbe verificata la tentata estorsione.
Luciano De Carolis nega di avere commesso il reato e continua a ribadire che le accuse mosse nei suoi confronti dai gestori del bar “Il Cavallino Rosso” sono prive di fondamento. Così come il Gip Monaco Crea anche i giudici del Tribunale del Riesame di Catania hanno però ritenuto credibili le accuse mosse all’esponente del clan mafioso dai gestori del bar di piazzale Marconi.
Il Pubblico Ministero Alessandro La Rosa si era determinato a chiedere gli arresti domiciliari per Luciano De Carolis dopo aver letto il rapporto redatto dai Carabinieri del Comando provinciale di Siracusa sui fatti avvenuti all’interno del bar “Il Cavallino Rosso” ed in particolar modo sullo scontro verbale tra De Carolis e il banconista dell’esercizio commerciale.
Il dipendente del bar chiedeva agli amici dell’esponente del clan mafioso di recarsi alla cassa e pagare l’extra porzione di vodka, mentre Luciano De Carolis, pur non avendo consumato il liquore, avrebbe redarguito il banconista per aver chiesto il pagamento della consumazione. Il banconista asserisce che, alla sua legittima richiesta di farli recare alla cassa e di pagare l’extra fornitura di vodka, il De Carolis gli avrebbe detto “noi non paghiamo un bel nulla, anche perchè devi sapere che io non ho mai pagato da nessuna parte”.
De Carolis, innanzi al Gip Monaco Crea, ha negato di avere pronunciato questa frase e si è difeso affermando che i titolari del bar covano del rancore nei suoi confronti in quanto lo ritengono uno degli autori dell’omicidio di Angelo Sparatore.
L’esponente del clan “Bottaro-Attanasio” ha pure sostenuto che gli attuali gestori del bar “Il Cavallino Rosso” gli avrebbero fatto capire di non gradire la sua presenza nel loro locale in quanto lui è un mafioso e quindi un pericolo per l’incolumità fisica degli esercenti del bar che sono imparentati con alcune persone che hanno intrapreso il percorso della collaborazione con la giustizia.

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