Uccise e poi bruciò il cadavere di Mario Liotta: la Cassazione conferma condanna all’ergastolo a Claudio Caruso

Roma. I giudici della prima sezione penale della Corte di Cassazione hanno confermato la sentenza della Corte d’Assise di Siracusa, poi confermata integralmente dalla Corte d’Assise d’Appello di Catania, con la quale è stato condannato alla pena dell’ergastolo l’avolese Claudio Caruso, 37 anni, in quanto riconosciuto colpevole del reato di omicidio volontario ai danni dell’autotrasportatore Mario Liotta, nonchè di occultamento di cadavere. La Corte d’Assise di Siracusa (presidente, Maria Concetta Rita Spanto; a latere, Alessandra Gigli) ha inoltre condannato l’avolese Caruso alla pena accessoria dell’isolamento diurno per la durata di due mesi, nonchè al pagamento delle spese processuali e del suo mantenimento in carcere.
Claudio Caruso, inoltre, è stato condannato al risarcimento dei danni in favore delle parti civili costituite, Esmeralda Liotta, Giuseppe Liotta, Aurora Liotta e Sebastiano Liotta e alla rifusione delle spese processuali nei confronti delle parti civili e delle persone offese (Giuseppina Caruso in proprio e nella qualità di esercente la potestà sul figlio minore Giuseppe Liotta).
L’imputato è stato anche condannato al pagamento della somma di diecimila euro in favore di ciascuna delle parti civili (Esmeralda Liotta, Giuseppe Liotta, Aurora Liotta e Sebastiano Liotta) a titolo di provvisionale. La Corte d’Assise di Siracusa ha anche stabilito che il Liotta, a pena espiata, dovrà essere sottoposto alla libertà vigilata per un periodo non inferiore ad anni tre.
Bene, anche i giudici della Corte d’Assise di Appello hanno condannato Claudio Caruso al risarcimento dei danni, al pagamento della provvisionale, al pagamento delle spese legali a favore delle parti civili, alla pena accessoria dell’isolamento per la durata di due mesi e alla pena del carcere a vita. I giudici del processo di secondo grado hanno integralmente accolto le richieste del procuratore generale e dell’avvocato Paolo Signorello, legale dei genitori, della moglie e degli altri congiunti del povero Mario Liotta, che si sono costituite parte civile contro Claudio Caruso. L’avvocato Signorello, condividendo la richiesta del procuratore generale che aveva chiesto il rigetto del ricorso di Claudio Caruso, aveva chiesto alla Corte di Cassazione di condannare penalmente e sotto il profilo civile l’avolese resosi responsabile dell’omicidio del camionista. L’avvocato Alvise Troja ha difeso nell’ultimo grado di giudizio il Caruso ed è riuscito a far escludere la sussistenza della circostanza aggravante dei futili motivi, ma nulla ha potuto per far annullare la condanna al carcere a vita per il suo cliente.
Le indagini sulla soppressione fisica di Mario Liotta sono state effettuate dai Carabinieri con il coordinamento del Pubblico Ministero Magda Guarnaccia, ora in servizio alla Procura della Repubblica di Catania. In sede di requisitoria, l’ex magistrato della Procura della Repubblica di Siracusa aveva chiesto di condannare il Caruso all’ergastolo quale autore dell’omicidio dell’autotrasportatore Mario Liotta, avvenuto la mattina dell’8 novembre 2013, nonchè di occultamento di cadavere, e responsabile dei reati di porto e detenzione di una pistola modificata.
A suo dire, Claudio Caruso era stato incastrato dalle intercettazioni ambientali e telefoniche, dalle videoriprese, dalle indagini espletate dai Carabinieri, dalla perizia balistica, dalla macchia di sangue rinvenuta sulla punta della scarpa che calzava ai piedi il giorno in cui aveva assassinato Mario Liotta. Il Pubblico Ministero Magda Guarnaccia, che per illustrare la sua tesi ha parlato per oltre tre ore, ha rievocato la fase del ritrovamento del cadavere di Mario Liotta, all’estrema periferia di Avola. E precisamente in contrada Bochini. L’uomo che rinvenne il cadavere del Liotta fu incuriosito dalle mosche e dagli insetti che si erano ammassati sopra un sacco di plastica della spazzatura, mai potendo immaginare che all’interno ci fosse il corpo di un uomo. Quando i Carabinieri si recarono in quella contrada accertarono che Liotta era stato raggiunto da un colpo di pistola alla nuca, esploso da qualcuno che si trovava in sua compagnia. La vita privata della vittima fu rivoltata come un calzino, così come quella delle persone con cui si frequentava. La convivente del morto ammazzato forniva una imbeccata agli inquirenti, poi rivelatasi determinante per individuare in Claudio Caruso l’autore dell’omicidio. L’indicazione della convivente di Mario Liotta trovava riscontro nella immagini televisive del sistema di videosorveglianza installata sulla rete stradale della città. La mattina dell’8 novembre 2013, infatti, Claudio Caruso fu visto in compagnia di Mario Liotta. Quest’ultimo aveva lasciato la propria auto in officina ed era stato prelevato dal Caruso, arrivato in sella ad uno scooter. L’imputato non ha negato di avere incontrato il Liotta di prima mattina di quella giornata dell’8 novembre e ha aggiunto addirittura che l’autotrasportatore gli aveva chiesto di accompagnarlo in contrada Bochini poichè doveva incontrarsi con una persona. L’imputato ha tenuto a puntualizzare che non conoscendo quella contrada, onde evitare che il suo amico arrivasse in ritardo all’appuntamento, gli aveva chiesto di guidarlo lui stesso lo scooter. Poi, una volta arrivati a destinazione, Caruso dice di avere fatto la strada inversa, facendo ritorno ad Avola. Claudio Caruso, che ha sempre respinto le accuse e si dichiara assolutamente innocente, uccise Mario Liotta per contrasti di natura economica. L’autotrasportatore arrotondava le sue entrate che introitava girando in lungo e largo la penisola e anche città europee con i soldi che ricavava dalla vendita di pistole scacciacane o pistole giocattolo abilmente modificate da Domenico Loreto, processato separatamente ma solo per le armi, e dallo stesso Claudio Caruso. Una pistola modificata fruttava da 500 a 700 euro e, forse trecento euro in più, sicchè i guadagni per i tre soci erano considerevoli se si pensa al numero delle armi immesse nel mercato nero. Evidentemente, i due soci si erano lagnati con il Liotta in quanto non avrebbe con loro suddiviso i soldi incassati dalle vendita di alcune pistole, e si era arrivati così al regolamento dei conti della mattina dell’8 novembre 2013, quando appunto, in contrada Bochini, Mario Liotta fu assassinato con un colpo di pistola alla nuca.
Il maresciallo Giampaolo Leone, del gruppo Carabinieri dei Ris di Messina, ha tra l’altro rivelato che dagli accertamenti balistici effettuati sull’arma utilizzata per uccidere Mario Liotta è emerso che quella stessa pistola fu utilizzata in occasione del tentato omicidio di Corrado Rametta, avvenuto sempre ad Avola nel mese di marzo 2014. Ma di questo episodio è chiamato a risponderne Antonino Buscemi. Quindi nessuna relazione con Claudio Caruso.

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