Egiziano rivela: Gianluca Bianca fu ucciso durante colluttazione con il tunisino ricercato

Siracusa. Innanzi alla Corte d’Assise (presidente, Tiziana Carrubba; a latere, Livia Rollo) si riprende a parlare della scomparsa di Gianluca Bianca, comandante del motopesca Fatima II, avvenuta Il 13 luglio 2012 durante una battuta di pesca.
Dentro la gabbia di vetro non c’è nessuno. Sono latitanti i due egiziani e il tunisino, componenti dell’equipaggio del motopesca Fatima II, ricercati dalla giustizia italiana in quanto gravemente sospettati di essere stati gli autori dell’omicidio del comandante Gianluca Bianca e dell’ammutinamento avvenuto a bordo.
Gli imputati si chiamano Mohamed Ibrahim Abd El Moatti Hamdy e Elasha Rami Mohamed, rispettivamente di 47 e 29 anni, entrambi egiziani, e Slimane Abdeljelil, 41 anni, tunisino, difesi d’ufficio il primo dall’avvocato Alessandro Cotzia, il secondo dall’avvocato Rosario Giudice e il terzo dall’avvocato Pucci Piccione e dall’avvocato Giuseppe Gurrieri.
Sull’emiciclo è salito il teste di nazionalità algerina Mohamed Mansour, che non è testimone oculare dell’ammutinamento e dell’omicidio di Gianluca Bianca: è un testimone de relato poichè è venuto fino a Siracusa per raccontare come gli è stata descritta la vicenda del motopesca Fatima II dal proprio cognato.
Il testimone egiziano, rispondendo alle domande del Pubblico Ministero Marco Dragonetti, ha riferito di avere appreso dal proprio cognato componente dell’equipaggio che il comandante del Fatima II, che era piuttosto alticcio, ebbe un’animata discussione con il tunisino, in quanto quest’ultimo contestava la decisione di Gianluca Bianca che voleva ritornare a casa poichè la battuta di pesca era disastrosa. Il testimone ha aggiunto che il comandante del motopesca, contrariato per la contestazione del pescatore tunisino, si recava nella sua cabina dove prelevava la pistola. Poi, ritornato dove si trovava il tunisino e gli altri componenti dell’equipaggio, tra i quali i due egiziani ricercati come il grosso tunisino che aveva minacciato il comandante, portava la mano in cui impugnava la pistola verso l’alto evidentemente per fare indietreggiare il pescatore che lo contestava. E anche per scongiurare il rischio che al tunisino potessero aggregarsi gli altri pescatori stranieri ed attuare una vera e propria rivolta contro di lui. A quel gesto a mano armata, il tunisino si lanciava contro il comandante Bianca nel tentativo di disarmarlo. Tra i due si scatenava un violento corpo a corpo durante il quale i due contendenti cadevano per terra. E proprio dopo che Bianca e il tunisino finivano sul pavimento, partiva il colpo di pistola che centrava in pieno il comandante del Fatima II. “Mio cognato – ha dichiarato il testimone – mi ha raccontato che il comandante Bianca è morto non appena centrato dal proiettile e che il tunisino, impossessatosi della pistola, ha preso il comando del motopesca. E’ stato il tunisino a ordinare ai due algerini di chiudere nella loro cabina i pescatori siracusani che, poi, sono stati invitati a salire a bordo di una piccola barca e raggiungere un porto per poi ritornare in Sicilia. Il motopesca Fatima II – ha continuato il testimone – ha proseguito la navigazione e dopo un’ora il tunisino ha chiesto a mio cognato e al secondo egiziano di gettare in mare il corpo senza vita del comandante Bianca”.
Questo il racconto del teste egiziano Mohamed Mansour. Se la sua versione sia credibile o no lo dovrà dire la Corte d’Assise con la sua sentenza. Il Pubblico Ministero Dragonetti ha dovuto leggergli – a titolo di contestazione – le dichiarazioni rese agli inquirenti le quali sono assai diverse da quelle rese innanzi alla Corte d’Assise.
Il processo è stato rinviato all’udienza del 14 dicembre per raccogliere la deposizione del pescatore siracusano Romano.

CONDIVIDI