Scommesse on line: il Gip Migneco ha applicato la misura della custodia in carcere per i 4 fermati della provincia di Siracusa

Siracusa. Puntuale come annunciato venerdì a conclusione degli interrogatori di garanzia, il Giudice delle indagini preliminari Andrea Migneco nell’odierna mattinata di sabato 17 novembre ha sciolto la riserva sulla sorte dei quattro siracusani coinvolti nella max inchiesta del business delle mafie italiane con le scommesse on line. Le cifre dicono di 68 fermi in tutta la penisola, di cui ventotto nelle province di Catania, Siracusa e Ragusa. Ieri il Gip Andrea Migneco aveva interrogato i quattro siracusani fermati due dai militari della Guardia di Finanza nella zona nord della provincia di Siracusa e altri due dalla Polizia di Stato di cui uno a Pachino e un altro nella città capoluogo. Il Gip Migneco, dopo aver letto le 1600 pagine della corposa ordinanza di fermo di indiziato di reato e aver raccolto le dichiarazioni del pachinese Antonino Iacono, difeso dall’avvocato Giuseppe Gurrieri; del siracusano Giovanni Conte, assistito dall’avvocato Giorgio D’Angelo e del lentinese Salvatore Baretta, difeso dagli avvocati Sebastiano e Antonio Sferrazzo, mentre il quarto Gaetano Liottasio, assistito dall’avvocato Stefano Rametta, ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere, ha deciso di convalidare il fermo e di applicare la misura della custodia in carcere nei confronti di tutt’e quattro gli indagati, ordinando quindi la trasmissione degli atti, per competenza territoriale, all’Ufficio Gip del Tribunale di Catania. Toccherà poi al Gip del Tribunale etneo confermare o riformare l’ordinanza del Gip del Tribunale di Siracusa. In attesa della ulteriore ordinanza del Gip di Catania, che dovrà essere emessa entro i prossimi venti giorni, i quattro indagati della provincia di Siracusa restano rinchiusi nella Casa Circondariale di Cavadonna.
Gli indagati della provincia di Siracusa sono accusati di associazione a delinquere finalizzata alla truffa, al gioco illecito on line, al riciclaggio e all’autoriciclaggio con l’aggravante di cui all’articolo 416 bis.1, ex articolo 7, per avere agevolato il clan mafioso Cappello e la cosca mafiosa Santapola-Ercolano. Principale fonte dell’accusa è l’impresario ed esperto in informatica Fabio Lanzafame, che nel mese di giugno scorso ha deciso di presentarsi ai magistrati della Procura distrettuale antimafia di Catania ai quali ha comunicato di voler collaborare con la giustizia. Le sue dichiarazioni hanno consentito di accertare senza ombra di dubbio il coinvolgimento della mafia siciliana, della Sacra Corona Unita della Puglia e della ‘Ndrangheta calabrese nelle scommesse illegali cui Fabio Lanzafame aveva spiegato il meccanismo della raccolta delle scommesse sulle manifestazioni sportive.
I tre siracusani che si sono sottoposti all’interrogatorio di garanzia si sono protestati innocenti, sostenendo di ignorare che ci fosse la mano della mafia nel business delle scommesse on line. Il lentinese Salvatore Baretta, difeso dall’avvocato Sebastiano Sferrazzo e dall’avvocato Antonio Sferrazzo, ha respinto le accuse sostenendo di avere per un breve periodo raccolto le scommesse per conto di un’agenzia il cui marchio era rinomato in tutta la penisola, ma di avere smesso quell’attività per motivi di salute. Salvatore Baretta ha negato di avere avuto rapporti con esponenti di organizzazioni criminali e si è detto sorpreso del suo coinvolgimento nella retata disposta dalla Procura Distrettuale Antimafia di Catania in quanto lui non ha mai conosciuto il collaboratore di giustizia Fabio Lanzafame e anche perchè da oltre un anno, per i suoi problemi di salute, non si occupava più della raccolta di scommesse.
Il siracusano Giovanni Conte, in presenza del proprio difensore di fiducia, avvocato Giorgio D’Angelo si è protestato innocente sostenendo di non essere mai stato il braccio destro del collaboratore di giustizia Fabio Lanzafame. “Ci conoscevamo per motivi di lavoro, che per quanto mi riguarda erano assolutamente leciti. Se poi lui aveva una doppia personalità, io non me ne sono mai accorto ed in ogni caso io ho sempre operato nel rispetto delle leggi. Lanzafame guadagnava un sacco di soldi, io al contrario incassavo delle cifre nettamente inferiori rispetto a quelle che incassava lui. Ripeto io non c’entro nulla con la mafia, con organizzazioni criminali, con mafiosi di Catania e di Palermo. Io, signor Giudice, non ho fatto assolutamente nulla e inorridisco di fronte alle pesantissime accuse che mi vengono contestate”. Dello stesso tenore anche le dichiarazioni del pachinese Nino Iacono, che peraltro è stato in passato consigliere provinciale e alle ultime Amministrative candidato sindaco, nelle quali è stato battuto dall’attuale primo cittadino di Pachino, Roberto Bruno. L’imprenditore Iacono, ritenuto un referente del clan Cappello di Catania, ha negato l’accusa, così come ha negato di avere raccolto scommesse per conto dell’organizzazione criminale avversaria della cosca mafiosa Santapaola-Ercolano.
L’ordine di eseguire il fermo giudiziario dei quattro siracusani coinvolti nell’operazione delle scommesse on line e del coinvolgimento della mafia nel giro milionario, è stato firmato dal procuratore capo della Procura Distrettuale Antimafia di Catania, Carmelo Zuccaro.
L’incarico di eseguire il provvedimento giudiziario è stato conferito ai militari della Guardia di Finanza, agli agenti della Polizia di Stato e ai Carabinieri del Comando provinciale di Catania i quali hanno sottoposto a fermo di indiziato di reato ventotto persone, quattro delle quali residenti in provincia di Siracusa. in quanto dediti al controllo illecito del mercato delle scommesse sportive e dei giochi esercitati attraverso rete telematica e raccolte da banco. I reati contestati sono quelli di associazione mafiosa; di associazione a delinquere, a carattere transnazionale, finalizzata all’illecito esercizio sul territorio nazionale di giochi e scommesse sportive; di riciclaggio; di autoriciclaggio; di intestazione fittizia di beni; di truffa a danno dello Stato; di omessa e infedele dichiarazione dei redditi, reati aggravati dalla finalità di agevolazione dell’associazione di stampo mafioso, per avere consentito ai due sodalizi mafiosi Cappello e Santapaola-Ercolano l’infiltrazione e la connessa espansione nel settore dei giochi e delle scommesse on line, nonché l’autoriciclaggio dei proventi derivanti dalle attività criminose delle stesse associazioni. Contestualmente all’esecuzione dei provvedimenti di fermo, sono stati eseguiti in via d’urgenza sequestri preventivi di beni per un valore di circa 70 milioni di euro localizzati sia in Italia che all’estero, nonché di quarantasei agenzie di scommesse/internet point, ricadenti nelle province di Catania, Messina, Siracusa, Caltanissetta e Ragusa.
In particolare, la Guardia di Finanza di Catania, con l’ausilio del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata (S.C.I.C.O.), ha dato esecuzione a sequestri preventivi finalizzati alla confisca, anche per “sproporzione”, di un patrimonio complessivo dell’ingente valore sopra indicato in virtù di approfondite indagini economico-finanziarie condotte da questa stessa Forza di Polizia e con l’attivazione dei canali di cooperazione internazionale giudiziaria e di polizia che hanno consentito di individuare e sequestrare circa un centinaio di rapporti bancari e conti correnti accesi in Italia e nelle Isole di Man, mentre altrettanti conti correnti e depositi bancari sono stati individuati in altri Paesi. La stessa Guardia di Finanza ha inoltre sequestrato venticinque centri scommesse attivi nelle province di Catania, Messina e Siracusa; l’Arma dei Carabinieri ne ha sequestrata uno con sede in Misterbianco mentre altre venti sono stati individuati e sequestrati dalla Polizia di Stato, riconducibili direttamente o indirettamente al clan Cappello.
Le indagini condotte dalle tre Forze di polizia sono state distinte ed autonome tra loro ma coordinate dalla Procura Distrettuale Antimafia secondo un unico progetto investigativo che prevedeva la suddivisione delle aree di intervento in modo che Guardia di Finanza e Carabinieri si occupassero delle attività illecite facenti capo ad esponenti di spicco della famiglia catanese di Cosa Nostra ed in particolare a Carmelo Placenti, Giuseppe Gabriele Placenti Giuseppe Gabriele e Vincenzo Placenti, la cui attività criminale per conto della famiglia Santapaola-Ercolano anche in settori diversi da quello del gaming on line era già ben nota ai militari dell’Arma, mentre la Polizia di Stato seguiva le attività illecite riconducibili ad esponenti di rilievo del clan Cappello.
Le indagini si sono avvalse tutte, oltre che di attività tecniche e dinamiche, del contributo di un collaboratore di giustizia che era stato, grazie alle proprie competenze tecniche specifiche, l’ideatore della struttura organizzativa utilizzata dai sodalizi mafiosi per operare nel settore e che è stato quindi in grado di fornire la chiave di lettura idonea a disvelare il sistema illecito una volta che ha deciso di collaborare con la giustizia per sottrarsi al controllo delle predette organizzazioni che non gli avrebbero mai consentito di uscire da tale sistema che procurava loro ingenti profitti derivanti da un volume di scommesse, quantificato dalla Guardia di Finanza di Catania, con l’ausilio di esperti del Nucleo Speciale Frodi Tecnologiche di Roma, solo per il sito web “revolutionbet365.com in circa venti milioni di euro per il periodo dall’ottobre del 2016 al giugno del 2017, volume di scommesse del tutto sconosciuto all’Erario. Tale attività criminale ha assicurato ai sodalizi mafiosi catanesi un profitto complessivo di oltre 50 milioni di euro tra il 2011 e il 2017.
Il collaboratore di giustizia si chiama Fabio Lanzafame ed è persona conosciuta ai gestori di sale scommesse di Siracusa e provincia.
Le agenzie di scommesse controllate direttamente o indirettamente dai predetti sodalizi mafiosi simulavano un’attività di trasmissione dati per la raccolta “on line” di scommesse, ma in realtà operavano la tradizionale raccolta “da banco” per contanti. La riconducibilità ai sodalizi mafiosi di tali agenzie veniva schermata attraverso un reticolo di società estere (localizzate principalmente nelle Antille Olandesi a Curaçao) amministrate da prestanome, che permetteva alle consorterie criminali di riciclare, anche attraverso il passaggio di denaro sui conti correnti accesi in Paesi non cooperativi, i guadagni illecitamente conseguiti.
Il gruppo Placenti, noti negli ambienti catanesi con l’appellativo di “Ceusi”, attraverso il sito revolutionbet, aveva compiuto un autentico salto imprenditoriale assurgendo al primario ruolo di “bookmaker” in grado di imporsi nel mercato regionale del gaming con una rete commerciale di 8 master sotto i quali hanno operato 28 commerciali, 7 “sub-commerciali” e 20 “presentatori”. I Placenti avevano così messo a frutto il ruolo di “master” ricoperto negli anni 2011 -2015 nell’area catanese per conto del noto marchio “PlanetWin365″. Nello specifico, Carlo Paolo Tavarelli e Ivana Ivanovich, negli anni “pre-sanatoria” dal 2011 al 2015, responsabili dei settori vendita e marketing, nonché titolari di quote societarie della holding “SKS365”, attiva in Italia con il brand “PlanetWin”, promuovevano e alimentavano una parallela rete Planet per l’esercizio abusivo di giochi e scommesse che avveniva sia attraverso la raccolta “da banco”, non consentita ai punti di commercializzazione (PDC), che mediante la creazione e il funzionamento di siti web paralleli ( quelli con estensione .com) affidati alla gestione di un esperto informatico (ora collaboratore di Giustizia), quale “master” per la Sicilia, e ai fratelli Placenti, quali “master” per l’area catanese.
Gli ingenti guadagni originati dall’attività organizzata di raccolta delle scommesse, sono stati reintrodotti dalle compagini criminali nel circuito economico legale mediante l’acquisizione di svariate attività commerciali, la maggior parte delle quali operative nel gaming avente la loro sede non solo in Italia ma anche all’estero. Gli accertamenti patrimoniali condotti dai Finanzieri di Catania hanno disvelato, in capo al gruppo “Placenti”, l’esistenza di un patrimonio sproporzionato rispetto alle capacità reddituali e, per le attività commerciali, schermato mediante fittizie intestazioni. Le indagini, estese ai loro compartecipi – titolari delle software house, società di servizi necessarie per il funzionamento dei siti scommesse nonché le figure apicali della holding “SKS365” per il marchio “PlanetWin365″ – hanno consentito alla Procura di emettere provvedimenti ablativi cautelari per 42 unità immobiliari e 36 società commerciali (tra le quali oltre a società nazionali ed estere attive nel gaming anche un autosalone, una società di rimessaggio di barche e noleggio di moto d’acqua, una palestra, una squadra di calcio militante nel campionato di Promozione). Tra i beni di particolare pregio, vi sono una villa sul mare, edificata ad Augusta e non censita al catasto e un lussuoso appartamento di 11 vani sita a Castelnuovo di Porto a Roma (fittiziamente intestato a un Gruppo Europeo di Interesse Economico maltese) nonché 5 appartamenti in Austria (Vienna e Innsbruck).
Le persone fermate dalla Guardia di Finanza di Catania sono Anna Aurigemma, Salvatore Barretta, Orazio Bonaccorso, Antonio Chillè, Federico Di Ciò, Cristian Di Mauro, Carmelo Di Salvo, Danilo Mario Giuffrida, Simone Insanguine, Gaetano Liottasio, Angelo Fabio Mazzerbo e Riccardo Tamiro.
I fratelli Carmelo Placenti, Giuseppe Gabriele Placenti e Vincenzo Placenti sono stati, invece, fermati dai Carabinieri del Comando provinciale di Catania e del Ros.
Per quanto concerne le indagini condotte da Squadra Mobile di Catania e Sco, esse hanno consentito di accertare che, con analoghe modalità tecniche ispirate a suo tempo dal collaboratore di giustizia Fabio Lanzafame, gli interessi del clan Cappello in tale settore del gaming on line clandestino venivano curati, sul versante catanese, da Giovanni Orazio Castiglia, legato da rapporti diretti di parentela a Salvatore Massimiliano Salvo, esponente di vertice del predetto clan, mentre sul versante aretuseo emergeva la figura dell’imprenditore Antonino Iacono, 59 anni, già candidato a sindaco di Pachino, dove risiede, quale garante dei medesimi interessi.
Venivano così a delinearsi due distinte associazioni a delinquere, dedite all’esercizio del gaming on line clandestino, che perseguivano interessi illeciti coincidenti con quello perseguito dalla compagine mafiosa di riferimento e che operavano, pertanto, al fine di agevolare e rafforzare l’operatività del clan Cappello.
Il Castiglia è ritenuto organizzatore e direttore dell’associazione per delinquere, promossa da Salvatore Massimiliano Salvo (al quale è contestato il ruolo di capo promotore), finalizzata all’esercizio abusivo di attività di gioco e scommesse, alla truffa aggravata ai danni dello Stato, al riciclaggio e all’autoriciclaggio, all’intestazione fittizia di beni attraverso l’illecito esercizio dell’attività di giochi e scommesse a distanza, riconducibili a società operanti all’estero (Albania, Romania e Malta) in violazione della normativa di settore, di quella fiscale, anti-riciclaggio, ovvero attraverso la creazione di diverse reti di gioco “on line” finalizzate alla raccolta abusiva di scommesse su eventi sportivi ed al gioco d’azzardo.
In particolare, si fa riferimento alla rete operante su siti con estensione “.com” denominati, tra gli altri, “Futurebet, Futurebet2021, Future2bet2021, Betworld365, Betcom29, Betcom72”, mutevoli in ragione degli interventi di oscuramento da parte dell’Autorità amministrativa, non autorizzati dall’A.D.M., tutti operanti su server esteri (Malta, Austria, Inghilterra), utilizzati all’interno di sale scommesse, Internet point, C.E.D., C.T.D ed esercizi commerciali.
Tali attività, in alcuni casi, erano fittiziamente intestate a soggetti compiacenti.
Della “doppia veste” degli illeciti conseguiti erano certamente consapevoli i vertici della associazioni in parola, tra cui Giovanni Conte, organizzatore della rete di agenzie operanti nei territori di Siracusa, Augusta, Gela, Vittoria e Floridia, braccio destro di Fabio Lanzafame e responsabile della gestione territoriale della rete “.com”; Davide Cioffi, socio responsabile-accettazione della rete “.com”; Gino Vincenzo D’Anna, responsabile tecnico- finanziario della rete “.com”; Pietro Salvaggio, socio di Fabio Lanzafame, responsabile per la Sicilia occidentale della rete di siti “.com”, nonché tutti coloro che, all’interno della rete illecita rivestivano il ruolo di “master”, tra cui Antonino Russo, Francesco Nania, Andrea Di Bella, Santo D’Agata, Angelo Antonio Susino, Giovanni Di Pasquale e Salvatore Truglio.
A Giovanni Orazio Castiglia è stato, altresì, contestato il reato di concorso esterno nell’associazione mafiosa Cappello perché, pur non essendo stabilmente inserito nel
sodalizio, contribuiva sistematicamente e consapevolmente alla realizzazione di talune attività ed al raggiungimento degli scopi del clan, avendo organizzato e garantito la diffusione sul territorio di Catania e Siracusa della rete necessaria per realizzare i giochi on line, acquisendo agenzie, dirigendo i master e gli agenti, gestendo il flusso di denaro necessario per le vincite, in tal modo fornendo un contributo causale di rilievo per il mantenimento e la realizzazione degli interessi del predetto clan mafioso.
Giovanni Orazio Castiglia e il pachinese Antonino Iacono, inoltre, sono ritenuti organizzatori e direttori anche di una ulteriore associazione a delinquere – anch’essa facente capo al leader promotore Salvatore Massimiliano Salvo – che in termini e modalità del tutto speculari rispetto a quella prima citata, operava specialmente nelle province di Siracusa e Ragusa nella raccolta abusiva di scommesse “on line” tramite i siti con estensione “.com” denominati, tra gli altri, “Premierwin365”, “Special2bet”, “Goplay33”, “Racing dogs”, “betcom29.com”, “stanleybet”, anch’essi mutevoli in ragione degli interventi di oscuramento da parte dell’Autorità amministrativa, non autorizzati dall’A.D.M. e tutti operanti su server esteri (Malta, Austria, Inghilterra).
Questi infine i fermati dalla Polizia di stato per conto della Procura di Catania: Giovanni Orazio Castiglia; Davide Cioffi; Giovanni Conte, 53 anni; Santo D’Agata; Gino Vincenzo D’Anna; Andrea Di Bella; Giovanni Di Pasquale; Antonino Iacono; Francesco Nania; Antonino Russo; Pietro Salvaggio; Angelo Antonio Susino; Salvatore Truglio.

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