Omicidio Ardita, i difensori chiedono l’assoluzione e la scarcerazione di Christian Leonardi oppure i domiciliari

Siracusa. Lui non si è presentato in aula, avendo rinunciato a comparire all’udienza, ma Christian Leonardi ha sprecato una buona occasione per ascoltare dal vivo le due brillanti arringhe pronunciate dai suoi difensori, avvocati Felicia Mancini, del Foro di Catania e Vera Benini, del Foro di Modena. Può però rivedere le immagini quando verranno proiettate da Tris Siracusa e dalla trasmissione Quarto Grado. E potrà dichiararsi soddisfatto poichè i due avvocati che lo assistono hanno rappresentato un caso diametralmente opposto da quello che ci avevano raccontato il Pubblico Ministero Fabio Scavone e i difensori delle parti civili, avvocato Francesco Villardita (legale di Agatino Ardita, Cristina Caruso, Danilo Pica, Margherita Cappello, Grazia Caruso e Luisa Ardita), avvocato Cristiano Leonardi (legale delle parti civili Vittorio Ardita e Maria Caruso), avvocato Giambattista Rizza (difensore di di Francesco Ardita, Fabrizio Ardita e Luisa Ardita, quali presidente e legali rappresentante della Fondazione Eligia e Giulia Ardita contro ogni violenza e per il diritto alla vita); avvocato Loredana Battaglia (legale della Rete Centri Antiviolenza di Raffaella Mauceri); avvocato Pilar Maria Dolores Castiglia (legale del Coordinamento Donne Siciliane; avvocato Rossella Grande (difensore del Centro Antiviolenza Antistalking “La Nereide”); avvocato Giuseppe Giardinelli (legale di Savatore Aliano e Lucia Caruso); avvocato Salvatrice Caruso (difensore di Salvatrice Caruso).
Ci eravamo lasciati con la richiesta del procuratore aggiunto Fabio Scavone, di condanna all’ergastolo e di un mese di isolamento diurno per Christian Leonardi e delle arringhe dei difensori delle parti civili, finalizzate a ottenere la condanna sotto il profilo penale dell’imputato e al pagamento di una provvisionale di 50 mila euro a favore di ciascuna delle parti civile.
Le due avvocatesse hanno in pratica smontato pezzo su pezzo il mosaico accusatorio, sostenendo che non c’è stato nessun omicidio volontario ma che la povera Eligia Ardita morì per cause naturali, a seguito un fatale infarto. A loro dire, Christian Leonardi non ha aggredito, non ha avuto alcuna colluttazione con la moglie, non l’ha colpita nè con un corpo contundente nè con le mani, non l’ha soffocata e non ha provocato la sua morte e nemmeno si è reso responsabile di procurato aborto della figlia cui i genitori volevano dare il nome di Giulia.
Altra musica hanno suonato invece i difensori di Christian Leonardi.
L’avvocata Felicia Mancini ha distrutto la reputazione dell’avvocato Aldo Scuderi, primo difensore di Christian Leonardi, per essersi reso artefice delle pressioni psicologiche fatte nei confronti del marito di Eligia Ardita per spingerlo a confessare un delitto che non aveva commesso, facendogli intendere che se non avesse confessato sarebbe rimasto tutta la vita in carcere. “Ma come ha potuto l’avvocato Scuderi chiedere questa ammissione di responsabilità al Leonardi senza avere la certezza della prova della sua colpevolezza?” – ha chiesto l’avvocato. La quale ha poi parlato della confessione resa dal Leonardi, ricordando alla Corte, non tanto ai giudici togati quanto piuttosto ai giudici popolari, che per il codice e per la Corte di Cassazione la confessione ha valore giuridico quando è attendibile, credibile, veritiera. Altrimenti, mancando questi presupposti, è aria fritta e i giudici non ne debbono tenere conto nel momento in cui debbono stabilire se l’imputato sia colpevole di un reato o assolutamente innocente”. Oltre a distruggere la reputazione dell’avvocato Aldo Scuderi, l’avvocato Mancini è stata particolarmente dura nei confronti del fratello di Leonardi, per averlo indotto a confessare il femminicidio della moglie. “Sia il fratello che l’avvocato che prove avevano per dire al signor Christian Leonardi di accollarsi l’omicidio della moglie ed il procurato aborto della creaturina che la madre teneva in grembo?”- ha urlato l’avvocato Mancini, la quale ha poi definito un bugiardo il dottor Aloi per avere detto che la signora Eligia Ardita era già morta quando arrivò al Pronto Soccorso, mentre le cartelle cliniche dicono che all’ospedale Umberto I arrivò in codice rosso, quindi che era ancora in vita.
L’avvocata Mancini ha chiesto alla Corte di assolvere Christian Leonardi perchè non ha commesso l’omicidio della moglie e di disporre la sua immediata scarcerazione,.
La sua collega avvocato Vera Benini ha ricostruito, passo dopo passo, tutta la storia e tutte le incongruenze emerse nel corso degli interrogatori cui sono stati sottoposti i genitori e la sorella di Eligia Ardita. Anche l’avvocato Vera Benini, attingendo alla perizia del medico legale incaricato dalla Difesa dell’imputato, ha sostenuto che nell’abitazione dei coniugi Leonardi-Ardita non è stato commesso alcun omicidio e che il decesso di Eligia fu per cause naturali e mai per cause dolose. La penalista di Modena non si è risparmiata nel sottolineare tutte le contraddizioni della tesi accusatoria e anche lei ha avuto parole di biasimo per l’avvocato Scuderi e per il fratello di Christian Leonardi per averlo costretto a confessare l’omicidio della moglie. Critiche sono state rivolte ai sanitari che per primi ebbero a visitare Eligia Ardita, per non essersi resi subito conto che fosse stata colpita da un infarto.
Concludendo il suo pacato ma assai efficace intervento, l’avvocato Vera Benini ha chiesto alla Corte di scarcerare immediatamente Christian Leonardi o, in subordine, di disporre nei suoi confronti la misura cautelare degli arresti domiciliari con preghiera di non rivelare l’indirizzo in cui l’imputato dovrà essere sottoposto alla misura cautelare. L’avvocato Vera Benini ha riaffermato che non c’è stato alcun omicidio e ha concluso l’arringa chiedendo una sentenza di assoluzione con formula piena nei confronti del suo cliente.
La Corte d’Assise (presidente, Giuseppina Storaci; a latere, Alessandra Gigli) ha chiesto il parere al procuratore aggiunto Fabio Scavone, che si è pronunciato per il rigetto della richiesta avanzata dagli avvocati Mancini e Benini. La Corte, per coinvolgere nella discussione anche i difensori delle parti civili, sulla base di quanto previsto dall’articolo 299 codice procedura penale, ha comunicato che scioglierà la riserva tra 48 ore al fine di consentire ai difensori delle parti civili di far pervenire memorie e il loro parere sulla istanza di scarcerazione o, in subordine, di concessione degli arresti domiciliari a Christian Leonardi.
Per quanto riguarda il processo, la Corte ha confermato la data del 5 dicembre per le repliche e la camera di consiglio. E, naturalmente, per la lettura del dispositivo della sentenza.

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