Omicidio Ardita, condannato all’ergastolo Christian Leonardi, di seguito il dispositivo di sentenza della Corte d’Assise

Siracusa. Alle ore 16, dopo cinque ore e mezza di camera di consiglio, la Corte d’Assise (presidente, Giuseppina Storaci; a latere, Alessandra Gigli) ha pronunciato la sentenza contro Christian Leonardi. I giudici hanno deciso di riconoscerlo colpevole dei reati ascrittigli (omicidio volontario ai danni della moglie Eligia Ardita e procurato aborto) e lo hanno condannato alla pena dell’ergastolo e alla pena accessoria dell’isolamento diurno per la durata di tre mesi. Quando la presidente Storaci ha pronunciato le tre parole chiavi del dispositivo “condanna alla pena dell’ergastolo”, dal pubblico è partito un fragoroso applauso. La presidente Storaci, urlando, ha invitato il pubblico presente nell’aula della Corte d’Assise “di cessare immediatamente l’applauso perchè qui non siamo a teatro!”. E tutti, rispettosamente, hanno obbedito all’intimazione della presidente della Corte d’Assise. Ma i congiunti della povera Eligia Ardita, trattenendo a stento i singhiozzi liberatori, si sono abbracciati e congratulato a vicenda per la vittoria della battaglia giudiziaria, con gli occhi gonfi di lacrime che sono sgorgate senza freno. Anche il procuratore aggiunto Fabio Scavone, che aveva chiesto la condanna all’ergastolo per l’ex guardia giurata Christian Leonardi, ha dato ai presenti l’impressione di essersi commosso alla lettura del dispositivo di sentenza, nutrendo gli stessi sentimenti di rivalsa per l’imputato che, dopo aver confessato innanzi a lui il delitto della moglie e della creaturina che Eligia portava in grembo, ha ritrattato tutto accusando il proprio fratello e l’ex difensore di fiducia, avvocato Scuderi, per avergli fatto delle pressioni psicologiche con l’intento di fargli accollare il delitto della moglie dicendogli che se non avesse confessato sarebbe marcito in galera per tutta la vita. Quello che gli dicevano il fratello e il difensore di fiducia si è adesso verificato. Nonostante avesse ritrattato la confessione, la Corte d’Assise, sulla base della perizia medico legale effettuata dal consulente nominato dal Pubblico Ministero Scavone, non ha avuto alcun dubbio nel ritenere colpevole Christian Leonardi di omicidio volontario e di procurato aborto. L’ex guardia giurata ha ucciso la moglie per soffocamento dopo averle procurato delle ecchimosi e contusioni al capo, ferite che non sono sfuggite dal medico legale. La Difesa sosteneva l’esatto opposto dicendo che dentro l’abitazione di Christian Leonardi ed Eligia Ardita non era stato commesso un omicidio ma che la morte della donna era stata provocata da un micidiale infarto.
La Corte ha riconosciuto la provvisionale ad alcuni parenti di Eligia Ardita, condannando l’imputato a provvedere immediatamente, nonchè lo ha condannato al risarcimento dei danni alle parti civili, al pagamento delle spese processuali, al pagamento delle spese legali sostenute dalle parti civili, al pagamento del soggiorno in carcere e, infine, ha stabilito la confisca delle armi rinvenute dai Carabinieri del Comando provinciale nell’abitazione di Christian Leonardi.
La sera del 19 gennaio 2015, i genitori di Eligia vennero ospitati a cena dalla figlia e dal genero e trascorsero una serata piacevole. Quando loro, dopo le 22, si congedarono nell’abitazione di Via Calatabiano il clima cambiò immediatamente poichè Cristian Leonardi indossava il cappotto per uscire. La moglie, infermiera al Pronto Soccorso dell’Ospedale Umberto I si oppose e tra marito e moglie ci fu una violenta discussione. I coniugi dalle parole passavano ben presto a un corpo a corpo, in quanto Christian Leonardi aggrediva la moglie, peraltro in stato interessante. Christian Leonardi avrebbe tappato la bocca alla moglie e contemporaneamente l’avrebbe colpita alla testa con un corpo contundente. La donna avrebbe cominciato a vomitare e nel giro di pochi minuti avrebbe perso i sensi e le sue condizioni fisiche sarebbero peggiorate. Christian Leonardi non avrebbe chiamato immediatamente i soccorritori del 118 e dei Vigili del Fuoco, ma solo quando sua moglie era quasi morente. Eligia è arrivata all’ospedale di Via Testaferrata quasi priva di vita. Christian ha attribuito la colpa della morte della moglie ai soccorritori tant’è vero che ha presentato ai Carabinieri denuncia contro i medici ed il personale del 118. L’autopsia ha però sconfessato Christian Leonardi e i reati contestati ai medici sono stati archiviati. Nel mirino degli inquirenti è finito Christian Leonardi in quanto ritenuto l’autore dell’omicidio della moglie. Poi, mentre veniva indagato a piede libero, Christian Leonardi si è presentato alla caserma di Viale Tica e ha confessato di essere stato lui a uccidere la moglie. Arrestato l’uomo è stato rinchiuso al carcere di Cavadonna ma all’apertura del processo a suo carico ha letto un memoriale scritto a penna con il quale si protestava innocente e ritrattava la confessione resa sia ai Carabinieri che al procuratore aggiunto Fabio Scavone e successivamente al Giudice delle indagini preliminari Michele Consiglio.
E’ durato un anno il processo in Corte d’Assise, Le posizioni sono apparse divergenti: da un lato il procuratore aggiunto e i difensori delle parti civili che propendevano per la tesi dell’omicidio e del procurato aborto e dall’altro le due avvocatesse che difendevano l’ex guardia giurata che sostenevano la tesi dell’innocenza e si battevano per la sua estraneità ai fatti che gli contestava la pubblica accusa.
La Corte d’Assise, giorno 3 dicembre, ha rigettato a Christian Leonardi la richiesta di scarcerazione o la concessione degli arresti domiciliari e 48 ore dopo, cioè il 5 dicembre, alle 9,35 è entrata in camera di consiglio uscendone poco dopo le 16 per leggere il dispositivo di sentenza qui integralmente riportato.
“In nome del popolo italiano, la Corte di Assise di Siracusa composta da dottoressa Giuseppina Storaci, Presidente; dottoressa Alessandra Gigli, Giudice, alla pubblica udienza del giorno 5.12.2018 ha pronunciato e pubblicato mediante lettura del dispositivo la seguente sentenza: Visti gli artt. 533-535 c.p.p., nonchè 72 e 81 cpv c.p., dichiara Leonardi Christian colpevole dei delitti ascrittigli, unificati dal vincolo della continuazione, e lo condanna alla pena dell’ergastolo con isolamento diurno per la durata di mesi tre oltre al pagamento delle spese processuali e di quelle relative al suo mantenimento durante la custodia cautelare in carcere.
Visti gli artt. 28, 29, 32, 34 e 36 c.p., 536 c.p.p. dichiara Leonardi Christian interdetto dai pubblici uffici, nonchè interdetto legalmente e decaduto dalla responsabilità genitoriale; dispone che la sentenza di condanna nei confronti di Leonardi Christian venga pubblicata, per estratto, mediante affissione all’albo del comune di Siracusa e nel sito internet del Ministero della Giustizia per la durata di giorni venti.
Visto l’art. 538 c.p.p. condanna Leonardi Christian al risarcimento del danno in favore delle parti civili costituite Ardita Agatino, Caruso Grazia, Ardita Luisa, Ardita Francesco, Caruso Cristina, Pica Danilo, Cappello Margherita, Aliano Salvatore, Caruso Lucia, Caruso Salvatrice, Ardita Fabrizio, Ardita Vittorio, Caruso Maria, “Fondazione Eligia e Giulia Ardita contro ogni violenza e per il diritto alla vita” in persona del legale rappresentanza pro tempore, Centro Antiviolenza Antistalking “La Nereide” Onlus in persona del legale rappresentante pro tempore, “Rete Centri Antiviolenza di Raffaella Mauceri”, già “Le Nereidi Onlus”, in persona del legale rappresentante pro tempore, “Coordinamento Donne Siciliane contro la violenza” in persona del legale rappresentante pro tempore, da liquidarsi in separato giudizio.
Visto l’art. 539 c.p.p. condanna Leonardi Christian al pagamento di una provvisionale in favore di Ardita Agatino e Caruso Grazia di Euro 100.000,00 ciascuno, nonchè in favore di Ardita Luisa e Ardita Francesco di Euro 50.000,00 ciascuno.
Rigetta la richiesta di provvisionale avanzata da tutte le altre parti civili costituite che ne hanno fatto richiesta.
Visto l’art. 541 c.p.p. condanna l’imputato alla rifusione delle spese processuali sostenute dalle parti civili costituite, nella misura di seguito determinata, oltre rimborso forfettario spese generali del 15%, IVA e CPA, come per legge, disponendone il pagamento in favore dello Stato per le parti civili ammesse al patrocinio a spese dello Stato: per Caruso Cristina, Pica Danilo, Cappello Margherita, Caruso Grazia, ammessi al patrocinio a spese dello Stato, in complessivi Euro 4.902,00; per Ardita Agatino e Ardita Luisa in complessivi 2.322,00; per Aliano Salvatore, ammesso al patrocinio a spese dello Stato, in complessivi Euro 2.580,00; per Ardita Fabrizio in complessivi Euro 1.161,00; per Ardita Francesco e Ardita Luisa – quale presidente e legale rappresentante pro tempore della “Fondazione Eligia e Giulia Ardita contro ogni violenza e per il diritto alla vita”, ammessi al patrocinio a spese dello Stato, in complessivi Euro 3.354,00; per Caruso Maria, ammessa al patrocinio a spese dello Stato, in complessivi Euro 2.580,00; per Ardita Vittorio in complessivi 1.161,00; per Caruso Salvatrice, ammessa al patrocinio a spese dello Stato, in complessivi 2.580,00; per Centro Antiviolenza Antistalking “La Nereide” Onlus, in persona del legale rappresentante pro tempore, ammesso al patrocinio a spese dello Stato, in complessivi Euro 2.580,00; per “Rete Centri Antiviolenza di Raffaella Mauceri”, già “Le Nereidi Onlus”, in persona del legale rappresentante pro tempore, ammessa al patrocinio a spese dello Stato, in complessivi Euro 2.580,00; per “Coordinamento Donne Siciliane contro la violenza”, in persona del legale rappresentante pro tempore, ammesso al patrocinio a spese dello Stato in complessivi Euro 2.580,00.
Visto l’art. 240 c.p. ordina la confisca ed invio alla II Serimant di Palermo delle armi e munizioni in sequestro nonchè la confisca e distruzione di quanto altro in sequestro.
Visto l’art. 544 co. 3 c.p.p. indica in giorni 90 il termine per il deposito della motivazione della sentenza.
Visto l’art. 304 co. I ett. C) c.p.p. dichiara i termini massimi della custodia cautelare, cui l’imputato è sottoposto, sospesi durante la pendenza del termine previsto dall’art. 544 co. 3 c.p.p.”.
Alla lettura del dispositivo di sentenza erano presenti il procuratore aggiunto Fabio Scavone, l’avvocato Francesco Villardita, che rappresenta le parti civili Agatino Ardita, Cristina Caruso, Danilo Pica, Margherita Cappello, Grazia Caruso e Luisa Ardita; l’avvocato Cristiano Leonardi, che assiste le parti civili Vittorio Ardita e Maria Caruso; l’avvocato Giambattista Rizza, difensore della Fondazione Eligia e Giulia Ardita contro ogni violenza e per il diritto alla vita, i cui rappresentanti sono Francesco Ardita, Fabrizio Ardita e Luisa Ardita; le parte civili Centro Antiviolenza Antistalking “La Nereide”, rappresentato da Adriana Prazio (difeso dall’avvocato Rossella Grande); la Rete Centri Antiviolenza di Raffaella Mauceri (difesa dall’avvocato Loredana Battaglia); il Coordinamento Donne Siciliane (difeso dall’avvocato Pilar Maria Dolores Castiglia); Salvatrice Caruso (difesa dall’avvocato Maria Rita D’Amico; Salvatore Aliano e Lucia Caruso (difesi dall’avvocato Giuseppa Giardinelli); le avvocate Vera Benini del Foro di Modena e Felicia Mancini, del Foro di Catania, entrambe difensori dell’imputato che anche in questione occasione ha rinunciato a comparire.
In aula ci sono tantissime persone, tra parenti e amici della famiglia Ardita e molti curiosi. Ma non solo. Spiccano le telecamere di alcune televisioni nazionali e locali e alcuni inviati e giornalisti di testate giornalistiche siracusane.

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