Gli offrirono 100 milioni per fargli ritrattare le accuse al clan, lui rifiutò proposta e soldi e fu ucciso suo fratello Angelo Sparatore

Cuneo. Alessio Attanasio, ritenuto mandante dell’omicidio di Angelo Sparatore, fratello del pentito Concetto Salvatore Sparatore, ha inviato una memoria difensiva all’attenzione del Pubblico Ministero Alessandro La Rosa, sostituto procuratore alla Direzione Distrettuale Antimafia, nella quale prospetta un movente inedito sull’agguato mortale avvenuto il 4 maggio del 2002.
Per arrivare al movente, si deve iniziare la pubblicazione dal primo rigo della memoria difensiva redatta da Alessio Attanasio. Ciò vuol dire che l’argomento non sarà trattato e concluso in una sola pubblicazione, ma a puntate.
Intanto seguiamo il ragionamento di Attanasio. E’ lui il redattore della memoria che di seguito viene pubblicata integralmente.
“In relazione al procedimento in cui sono accusato di omicidio volontario in concorso con Luciano De Carolis ai danni di Angelo Sparatore, rappresento la mia più assoluta innocenza e quella del De Carolis.
Il procedimento scaturisce dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia: Salvatore Lombardo, Attilio Pandolfino, Dario Troni, Antonio Tarascio, Giuseppe Curcio, Luigi Cavarra, Rosario Piccione e Concetto (Salvatore) Sparatore, che andremo ad analizzare di seguito.
Prima però è opportuno ricostruire la dinamica dei fatti per come emerge dalle indagini.
Invero, dalle intercettazioni telefoniche tra il Concetto Sparatore (detto Salvatore, all’epoca collaboratore di giustizia) e il cugino Gaetano Scifo, (detto Tanino) si apprende che quest’ultimo la sera in cui avvenne l’omicidio (il 4 maggio 2001) si era recato presso l’abitazione di Sandra Fontana (moglie della vittima Angelo Sparatore) ed aveva potuto ricostruire l’esatta dinamica dell’evento grazie al racconto dei vicini di casa che avevano assistito all’omicidio e che si erano guardati bene dal riferire i fatti alle forze dell’ordine intervenute sul posto.
E’ emerso che Angelo Sparatore, uscito dal portone di casa, avrebbe dovuto girare a sinistra in direzione dell’automobile colà parcheggiata, nei pressi della quale erano appostati i sicari che sarebbero dovuti intervenire non appena egli vi fosse saluto a bordo. Sennonchè Angelo Sparatore, uscito dal portone, svoltava a destra poichè credeva di aver parcheggiato l’auto in un altro posto. I sicari, nonostante fossero appostati dietro il palazzo, in una posizione da cui non si vedeva l’ingresso, evidentemente avvertiti in tempo reale da qualcuno che monitorava la vittima, a bordo di una vespa facevano il giro del palazzo andando incontro allo Sparatore il quale però, nelle more, ricordandosi improvvisamente che l’automobile era parcheggiata nel lato opposto, invertiva il senso di marcia, passava nuovamente davanti il portone da cui era uscito e si dirigeva verso la propria auto; nel frattempo giungevano i sicari alle sue spalle i quali gli scaricavano addosso i colpi di una calibro 38.
Questo è quello che emerge dalle telefonate, che sono quelle del 15 maggio 2001, ore 17.43.31, progr. n. 80/01 ed ore 17.52.09, num. 81/01, le quali stranamente non sono state trascritte dagli inquirenti, ma ciò è ininfluente poichè la Suprema Corte di Cassazione ci dice che “… non è necessaria la trascrizione delle registrazioni nelle forme della perizia, atteso che la prova è costituita dalla bobina o dalla cassetta”. Invero “… la trascrizione delle intercettazioni telefoniche non costituisce prova o fonte di prova ma solo un’operazione puramente rappresentativa in forma grafica del contenuto di prove già acquisite mediante registrazione fonica”; ovverosia “la trascrizione delle intercettazioni (…) rappresenta esclusivamente un’operazione di secondo grado volta a trasporre con segni grafici il contenuto delle registrazioni”, posto che “la legge ha inteso attribuire rilevanza probatoria esclusivamente ai documenti fonici”.
Pertanto, di seguito si riporta il contenuto delle conversazioni personalmente ascoltate dall’indagato (Attanasio, ndr), fermo restando il diritto del P.M. di produrre una diversa trascrizione, dal momento che “non è precluso al giudice l’ascolto in camera di consiglio delle bobine che della trascrizione attuata costituiscono il presupposto e l’utilizzo ai fini della decisione dei risultati dell’ascolto stesso”.
Trascrizione telefonata progr. N. 80/01 del 15.5.2001 ore 17.43.31 tra Concetto (Salvatore) Sparatore e Gaetano (Tanino) Scifo.
SPARATORE – Oh, Tanino
SCIFO – Mi senti?
SPARATORE – Eh, mi è finita la scheda…
SCIFO – che stavamo ragionando… me lo sono scordato già, io le cose qua…
SPARATORE – Secome me, questo è il fatto, per dire, tu dici ma… i clan… i clan…
SCIFO – Ma io non ci credo che sono stati i clan, io non ci credo che sono stati i clan, perchè sennò lo avrebbero fatto prima, scusa…
SPARATORE – Appunto, lui non è che era immischiato di come parlava lui… qualcuno mi ha detto che lui faceva imbrogli, ma quando mai!
SCIFO – Ma completamente Salvo, mi devi credere sai, io non ci credo proprio, proprio perchè a lui gli bastavano praticamente i soldi che guadagnava là nella casa del pesce, anzi certe volte si infastidiva (siddiava) no?, perchè avevano guadagnato di meno, potevano guadagnare di più, ma così… tipo che…, e io gli dicevo “Angelo ma dagli un’occhiata in più tu, perchè lui dalla mattina alla sera era lì a lavorare se ne andava, insomma va, e poi sai era gentilissimo con la gente; io lo guardavo certe volte meravigliato, dicevo “ma questo com’è potuto cambiare?”, però lo sai sempre che diceva, mi diceva sempre “Tanino, lo sai ci dobbiamo limitare in qualsiasi cosa, discussioni, perchè tanto sai non ne vale la pena”, e poi diceva “la mano divina, il Signore ci ha colpito”, insomma era diventato credente, hai capito?
SPARATORE – No, ma era credente, sempre è stato credente mio fratello…
SCIFO – Minchia lo sai sempre “la mano divina non ti preoccupare che, ma che devi fare, però sai nei ragionamenti certe volte, quando c’erano, per dire, persone (cristiani) che “ma che fa si litigano”, insomma io lo guardavo a bocca aperta praticamente, era diventato un saggio, sai una persona di quelle sagge, precise…
SPARATORE – Ma lui sempre…
SCIFO – Poi non parlava mai male di nessuno; ma che parlava male di qualcuno? Ma completamente nel modo più assoluto.
SPARATORE – Ma mai questo l’ha fatto mio fratello, mai ha parlato male…
SCIFO – Eh, era sempre che metteva la pace sempre che evitava che discussioni, salutava tutti; io certe volte quando uscivamo con la macchina, andavamo a fare qualche scommessa, andavamo a comprare qualcosa…
SPARATORE – Eh…
SCIFO – …perchè non aveva dove andare, non voleva andare da nessuna parte, in effetti lui veniva qua da noi perchè non voleva praticare più a nessuno, e certe volte praticamente quando… non voleva più avere a che fare con nessuno, hai capito Salvo? Ecco perchè la cosa è strana; e poi non aveva niente Salvo, sai che significa? Non aveva nemmeno eventualmente come difendersi…
SPARATORE – Perchè non ci pensava…
SCIFO – Perchè non gli interessava, hai capito? Non gli interessava.
SPARATORE – Non lo sapeva che, per dire la gente, potevano fare una cosa del genere a lui perchè lui pensava “io mi sono sempre fatto i cazzi miei sono stato onesto”…
SCIFO – Ma tu pensi che questo nominativo, è potuto essere questo? Ma ha avuto discussione, questo, con lui?
SPARATORE – No, però siccome io con questo ho avuto discussione, a livello, per dire, lo sai nei processi, sai com’è che vanno le cose, no?, lui è stato assolto…
SCIFO – Eh…
SPATORE – … è stato assolto, poi questo qua a lui non l’ha potuto vedere mai perchè lui era dentro il carcere, questo ce l’aveva con uno, un ragazzo (un picciotto) che tu forse tu non ti ricordi, e lui gli disse “lascialo stare, perchè gli devi fare danno qua, insomma quando siete fuori ve la sbrigate”…
SCIFO – Eh…
SPARATORE – Stai capendo? E questo l’ha presa male; poi mentre quel cesso di Bottaro, che sarebbe…
SCIFO – Ma questo Giarratana è quello che gli manca un occhio?
SPARATORE – No quello, quello che deve fare, che deve fare quello; è un altro, questo era il figlioccio del “cinisi”, insomma era tutta una cosa con lui, questo è quello che uccise ‘U Ciscu, ti ricordi ‘U Ciscu? c’era un ragazzo che lo chiamavano Drago…
SCIFO – Eh, eh, eh…
SPARATORE – Quello, e poi quello che ha ucciso Latino, un certo Latina, “il mago” gli dicevano a questo…
SCIFO – Eh, e sono usciti Salvo…
SPARATORE – E’ uscito assolto, io l’ho saputo dopo, cioè quando è morto mio fratello, io ho telefonato e mi hanno detto che questo era fuori e così ho detto “eh cornuto e sbirro, lui se l’è fatto!”, perchè altra gente che ce l’aveva con mio fratello…
SCIFO – Minchia, ma per quello che c’è scritto nei giornali gli hanno sparato sei colpi tutti e sei i colpi nel busto, nel torace…
SPARATORE – Proprio ad ammazzarlo…
SCIFO – L’hanno ammazzato a primo colpo, c’è scritto nei giornali, in base all’autopsia che gli hanno fatto, a primo colpo gli hanno spaccato il torace, completamente, è morto subito, all’istante…
SPARATORE – E’ morto sul colpo.
SCIFO – E’ inutile che dicono che stava scappando, completamente, lui ha avuto una reazione di muoversi, di scappare, perchè a primo colpo ha traballato, la gente che l’ha visto no?
SPARATORE – Ha traballato.
SCIFO – Chissà quanta gente l’ha visto Salvatore, chissà quanti dovevano essere questi qua, perchè in base alla dinamica di com’è stato, dovevano essere assai, dovevano essere assai…
SPARATORE – Perchè dovevano essere assai?
SCIFO – Perchè se questi erano nascosti dentro il furgone – certo questo aspetto è una supposizione che faccio io, ma anche la Questura l’avrà capito – perchè se questi erano nascosti dentro il furgone, che avevano la macchina a vista, lui praticamente cos’ha fatto, detto da una signora che l’ha visto, lui la macchina uscendo dal portone ce l’aveva sulla sinistra no?, e a lui lo aspettavano di fronte alla macchina sua…
SPARATORE – Di fronte…
SCIFO – Che lui, per dire, saliva nella macchina e appena si muoveva lo ammazzavano dentro la macchina…
SPARATORE – E invece?
SCIFO – E invece lui cos’ha fatto? detto dalla gente che l’ha visto, lui se n’è andato a destra, mi stai capendo? A scendere no? Gli sembrava che la macchina l’aveva messa verso sotto…
SPARATORE – Ah, ah!
SCIFO – Appena lui se n’è andato verso sotto, che cosa è successo, Salvatore, che questi sono scesi dalla cosa, dalla macchina e hanno fatto il giro al contrario del palazzo, l’hanno visto la gente hai capito?
SPARATORE – Ah, hanno fatto il giro di fronte…
SCIFO – Hanno fatto il giro di fronte, una volta che di fronte non l’hanno visto più, lui aveva girato le spalle e stava andando verso la macchina, ci sono andati di dietro e l’hanno ammazzato.
SPARATORE – Gli hanno sparato alle spalle?
SCIFO – Nelle spalle gli hanno… tutti e sei colpi nelle spalle gli hanno dato…
SPARATORE – Non nella testa?
SCIFO – No! Nella testa dicono praticamente che l’hanno preso nel collo, no, non gli hanno sparato a terra, Salvatore…
SPARATORE – Ah…
SCIFO – Gli hanno sparato da vicino tutti e sei colpi, hai capito? E poi una vecchietta li ha visti, erano due, cioè la vecchietta ha visto he hanno girato il palazzo…
SPARATORE – Eh…
SCIFO – Hai capito?
SPARATORE – Avevano i caschi?
SCIFO – Sì avevano i caschi… e i guanti.
SPARATORE – Se ne sono andati con la moto dopo?
SCIFO – Eh non lo so, dicono che l’hanno visti scappare con una vespa.
SPARATORE – Ah, e secondo me… ma tu pensi che allora erano più di due allora?
SCIFO – E certo, scusa, questi che erano infilati dentro il camion, come hanno fatto a sapere che lui se n’era andato dall’altro lato?, che non stava andando verso la macchina.
SPARATORE – E sarà che quello che li aspettava con la moto che gli ha fatto il segnale, siccome ci doveva essere qualcun altro…
SCIFO – E scusa Salvo, ma con la moto, non se ne sarebbe accorto che c’era una moto davanti alla porta?
SPARATORE – Non davanti alla porta, stava lontano…
SCIFO – Tu dici?
SPARATORE – Lo guardava da lontano eh? Minchia l’hanno fottuto, l’hanno fottuto perchè lui…
SCIFO – L’hanno fottuto perchè era troppo tranquillo, non se lo immaginava, hai capito?
SPARATORE – Ma lui, conoscendo l’ambiente, ma cioè, se quello che fatto io l’avesse fatto mio fratello no?, io non camminavo tranquillo, lui era fissato con la mano divina, che doveva fermare i proiettili con le mani, che era, era…
SCIFO – Sì, sì, sì…
SPARATORE – “Il Signore”, dice, “a me non mi fa morire, perchè io non ho fatto mai niente”, per dire … e ora…
SCIFO – Ma in effetti, Salvatore, non ha fatto mai niente questo cristiano, ha pagato sempre quello che non ha fatto.
SPARATORE – Non ha fatto…
SCIFO – Perchè che cosa ha fatto? Salvo, qualche truffa ha fatto…
SPARATORE – Ma quando mai?
SCIFO – Gli faceva fare qualche truffa a qualcun altro e lui li proteggeva, più di questo he cosa ha fatto, Salvatore…
SPARATORE – Non ha fatto mai del male a nessuno, hai ragione…
SCIFO – Eh, non ha fatto mai niente, perchè non ha venduto mai droga, non ha fatto mai estorsioni, ma che cosa ha fatto questo “picciotto” va…
SPARATORE – Si è fatto quindici anni di carcere si è fatto, ora che doveva stare un po’ in pace, che doveva godere la vecchiaia…
SCIFO – Ma ormai era tranquillo, hai capito? Io…
SAPARATORE – E quando uno è tranquillo muore nell’ambiente, perchè, per dire, tu facci caso tutti quelli dell’età tua vedi se sono vissuti a Siracusa, ma lui lo sai perchè muore? Perchè giustamente ci sono io in questa storia, se no a lui non lo tocca nessuno… cioè lui forse quando era più giovane poteva fare danno, a livello di qualche schiaffo (tumpulata), ma certo la gente le cose non se le dimenticano, in carcere qualche schiaffo qualche cos a qualcuno gliel’ha dato e la gente non si dimentica niente, però secondo me qualche cosa…
SCIFO – Ma Salvo dimmi una cosa, qui c’è scritto nei giornali qua, che quando tu hai iniziato a parlare, per dire, no? a lui l’hanno preso a botte (ummazzanu a lignati), vero è questo fatto?
SPARATORE – Ma non è vero, a me non risulta…
SCIFO – Eh, perchè io gli ho detto “ma scusa ah” “Si” mi ha detto il giornalista che l’ha scritto, “quando Salvatore praticamente ha iniziato a collaborare, l’hanno preso dentro un carcere tutti i Catanesi e lo stavano ammazzando”.
SPARATORE – Ma non è vero…
SCIFO – E infatti poi se lo sono portati, ma io gli ho detto “a me non mi risulta una cosa di questa”.
SPARATORE – Non è vero, lo sai cos’è stato il fatto? Che se lo sono preso da Brucoli e se lo sono portati a Parma, non ha incontrato a nessuno lui, ma quando mai, non è vero, queste sono tutte menzogne.
SCIFO – E quello là, va praticamente (Pino Guastella), io gli ho detto che si deve dare una calmata, mi senti? Salvo? Oh…
SPARATORE – TI sento male…
SCIFO – Sì, sì…
Cade la linea e si interrompe la conversazione.
Trascrizione telefonata progr. n. 81/01 del 15.5.2001 ore 17.52.09
SPARATORE – Tanino?
SCIFO – Va bene Salvo va, ti saluto, va bene?
SPARATORE – Tanino eh, cosa ti devo dire? Mi ha fatto piacere, almeno, per dire, ho parlato con te, e mi… mi sono tranquillizzato un poco, nel senso che capisco com’è la dinamica, perchè io non è che posso acquistare giornali qua, io l’ho visto…
SCIFO – Praticamente…
SPARATORE – …nel canale cinque l’ho visto io.
SCIFO – Io non è che io… ho guardato (taliaiu) le cose a terra no? e mi sono fatto il conto io stesso e siccome praticamente…
SPARATORE – Ah, ci sei andato tu, ci sei andato tu sotto casa?
SCIFO – … e poi io la sera ci sono andato lì a casa da Sandra no? E lo sai com’è, una parola uno, una parola altro, cioè la gente del luogo che ha visto, hai capito?, una parola uno, una parola altro, però la Questura le sa queste cose va…
SPARATORE – No, non le sa, perchè lo sai che mi ha detto quello della Questura, perchè è venuto di Siracusa da me, l’ho incontrato a Roma, capito?
SCIFO – Eh…
SPARATORE – Mi ha detto che l’omertà che ha incontrato per questo fatto, dice, non l’ha mai vista, dice, nessuno ha visto niente, nessuno sa niente…
SCIFO – Ma come nessuno ha visto niente!, le donne (fimmineddi) l’hanno visto…
SPARATORE – A loro, a loro non gliel’hanno detto però…
SCIFO – E va bene, perchè, se loro lo vedono no? scusa, c’è bisogno? Uno scimunito qualsiasi che fa?, non lo vede che è stato così? La gente del luogo l’ha visto, la gente anziana, vecchierelle, no? L’hanno visto anche dal balcone la gente…
SPARATORE – …che erano questi nascosti nel furgone…
SCIFO – Sì, sì…
SPARATORE – Che poi dice che questo furgone l’avevano rubato la sera…
SCIFO – L’hanno visto praticamente che hanno girato a piedi, appena lui se n’è sceso… lui praticamente è uscito no? e…
SPARATORE – E uscito…
SCIFO – E se l’era dimenticato che la macchina ce l’aveva a sinistra, gli sembrava che l’aveva messa a destra, hai capito?
SPARATORE – Si stava salvando la vita senza volerlo…
SCIFO – Eh!
SPARATORE – Perchè se se ne accorge con la coda dell’occhio, scappa nel portone, può darsi che li vede…
SCIFO – Sì, sì, sì…; no, ma se praticamente, possibilmente, lui se ne scende a piedi no? e li vedi a questi che gli corrono di fronte, lui se ne scappa a piedi, che fa lo prendono?
SPARATORE – Non lo prendono più… e invece non li ha visti proprio…
SCIFO – Non li ha visti? Gli devono sparare da lontano, e poi una volta che gli sparano da lontano, che fa…
SPARATORE – Appena gli hanno sparato il primo colpo è caduto a terra…
SCIFO – Minchia, a primo colpo, sai, ma che vuoi, dice che gli hanno sparato con una magnum, no?
SPARATORE – Una pistola grossa, perciò l’hanno spaccato tutto…
SCIFO – L’ha spaccato! A primo colpo è morto, almeno dicono qua… dall’autopsia… Salvo ti saluto… ti saluto Salvo… non ti sento più Salvo, ti saluto, ciao.
Tale ricostruzione – scrive nella memoria Alessio Attanasio – coincide quasi esattamente (ad eccezione dell’uso del furgoncino) con quella raccontata allo scrivente da Angelo Icono che ha partecipato al delitto con il ruolo di segnalatore. Invero, era già intenzione di Liberante Romano quella di uccidere Angelo Sparatore poichè fratello di Concetto Sparatore (detto Salvatore) aveva avuto a sua volta intenzione di uccidere Liberante Romano e quest’ultimo ne era fortunosamente venuto a conoscenza (in proposito si veda la denuncia sporta dallo scrivente contro Salvatore Lombardo il 24 giugno 2017, in atti poichè depositata l’8/9/2018: “Invero, il Tarascio nella memoria manoscritta allegata al verbale del 21 giugno 2012, proc. n. 4914/12 R.G. n.r., dice che il pentito Concetto Sparatore aveva ritardato ad entrare in aula scusandosi poi con la Corte con l’affermazione “qui dentro ci sono gli assassini di mio fratello”, al che il Liberante Romano, rinchiuso nella stessa gabbia con Tarasciò, esclamò sottovoce “tu mbicchiai ndo muru” (te l’ho appiccicato al muro), ossia “io Liberante Romano ho ucciso tuo fratello Angelo Sparatore, perchè tu volevi la mia morte, precisando che si riferiva alla lettera inviata dal Concetto Sparatore a Roberto Garofalo in cui il primo ordinava l’omicidio dello stesso Romano, lettera tenuta nascosta dal Garofalo in un vano segreto dell’armadio di casa insieme alla cassa del clan e ad un revolver. Sennonchè accadde che il Garofalo venne arrestat, e Liberante Romano si fece consegnare dalla moglie di questi tutto ciò che si trovava nel vano segreto del mobile, venendo così casualmente in possesso della lettera con cui Concetto Sparatore ordinava il proprio omicidio”; si veda inoltre la denuncia sporta in pari data contro Giuseppe Curcio, anche questa depositata l’8/9/2018, in occasione dell’interrogatorio: “Quanto al movente, secondo il Tarascio, sarebbe da ricercarsi in una vendetta di Liberante Romano nei confronti di Concetto Sparatore che lo voleva morto (ordine di morte messo per iscritto in una missiva indirizzata a Roberto Garofalo e fortunosamente ritrovata da Liberante Romano)”. Entrambe le denunce furono presentate quattro giorni prima dell’incidente probatorio del 28 giugno 2017. Tuttavia, lo scrivente era sempre riuscito a dissuadere il Romano dal mettere in atto i suoi propositi omicidiari nei confronti dello Sparatore, più che altro perchè era controproducente in termini di maggiori oncontrolli degli inquirenti, e questo nonostante fosse pendente l’ordine di ucciderlo, da parte di Salvatore Bottaro, il quale tuttavia, trovandosi in regime di 41-bis non aveva modo di sindacare l’operato di chi si trovava all’esterno. Alcuni giorni prima dell’arresto del sottoscritto, avvenuto dinanzi al carcere di Viterbo il 3 aprile 2001, Liberante Romano gli riferiva, alla presenza di Angelo Iacono, di aver trovato il modo di far ritrattare il collaboratore di giustizia Concetto (Salvatore) Sparatore per la somma di centoventi milioni di lire. In gran segreto si cominciava dunque a raccogliere tale somma (le casse del clan erano quasi vuote poichè erano appena stati fatti i conti per la distribuzione degli “stipendi”, il 5 aprile 2001), somma che avrebbe dovuto essere consegnata ad Angelo Sparatore, il quale a sua volta l’avrebbe dovuta consegnare al fratello collaboratore di giustizia Concetto (Salvatore). Erano stati raccolti già una settantina di milioni quando l’Attanasio veniva arrestato il 14 aprile 2001: egli non aveva dunque più modo di seguire la vicenda in prima persona.
Il sottoscritto apprendeva i particolari dell’omicidio una volta uscito dal carcere, nell’ottobre del 2001, poichè tra i partecipanti vi era Angelo Iacono (la persona più vicina allo scrivente). Angelo Iacono riferisce all’Attanasio di essere stato convocato di urgenza la mattina prima dell’evento (3 maggio 2001), da Liberante Romano, per partecipare all’omicidio di Angelo Sparatore con il ruolo di segnalare la vittima una volta uscito dal portone; Iacono infatti aveva all’epoca la disponibilità di un appartamento situato proprio di fronte alla palazzina dello Sparatore. L’urgenza nasceva, a dire del Romano, dal fatto che nonostante la consegna dei 120 milioni di lire, Concetto (Salvatore) Sparatore non voleva saperne di ritrattare (la conferma la si era avuta il giorno precedente (2 maggio 2001), quando Concetto Sparatore si era presentato tranquillamente in un processo ed aveva continuato imperterrito ad accusare gli imputati), e per giunta si era tenuto la somma di denaro: si trattava di uno sgarbo che doveva essere lavato con il sangue immediatamente, posto che non vi era più la possibilità di recuperare i soldi. L’omicidio doveva avvenire in segreto, senza cioè che lo sapessero gli altri componenti del clan, così come nessuno sapeva del tentativo di far ritrattare Concetto (Salvatore) Sparatore. Liberante Romano disse che avrebbe lui stesso condotto il mezzo di locomozione, che l’altro componente sarebbe stato Salvatore Lombardo (proprietario della vespa) il quale non avrebbe saputo chi dava il segnale (cioè non avrebbe saputo del coinvolgimento di Angelo Iacono), e che si sarebbero nascosti all’interno di una baracca di lamiera situata sul retro del palazzo della vittima. Quella stessa sera, ossia la sera prima dell’omicidio (3 maggio 2001), Liberante Romano e Angelo Iacono fecero un sopralluogo per individuare il posto in cui era stata parcheggiata l’auto dello Sparatore, e si misero d’accordo sul fatto che una volta dato il segnale, non appena quest’ultimo fosse uscito dal portone, Romano e Lombardo sarebbero a loro volta usciti dalla baracca (da cui non si vedeva nè il portone nè tantomeno l’auto dello Sparatore) e sarebbero giunti sul luogo proprio mentre la vittima avviava l’auto (cioè l’omicidio avrebbe dovuto essere commesso mentre lo Sparatore si trovava a bordo dell’automobile, per evitare qualunque tipo di fuga a piedi). Il giorno successivo, quindi, il Romano con il Lombardo, alle 7,50 del mattino, si posizionanavano all’interno della baracca di lamiera (ben sapendo che lo Sparatore era solito uscire di casa alle 8,00 per recarsi al lavoro), mentre lo Iacono si trovava già in un appartamento situato di fronte al portone da cui sarebbe uscito Angelo Sparatore. Romano e Lombardo a bordo della vespa di quest’ultimo, alla quale era stata apposta una targa di cartone, erano giunti non già da via Barresi, ma da una scorciatoia che da via Don Luigi Sturzo giungeva direttamente alle spalle della palazzina in cui abitava la vittima, scorciatoia utilizzata anche per la fuga dopo aver commesso l’omicidio. Alle 7,50 lo Iacono e il Romano si mettevano in contatto telefonico (con dei telefoni vergini usati per l’occasione e gettati dopo l’omicidio) e iniziavano a parlare del più e del meno. Racconta lo Iacono che parlarono per circa dieci minuti. Il Lombardo ovviamente ascoltava la conversione, ma non ha mai saputo chi si fosse in linea con Liberante Romano. La frase convenuta per dare il via all’operazione era “Oh, va bene, allora sto venendo lì”. Sennonchè, quando Angelo Sparatore uscì dal portone, anzichè girare a sinistra in direzione della propria automobile, girò a destra. Angelo Iacono – dotato di una capacità di improvvisazione non comune – cambiò allora la frase convenuta dicendo “oh allora non vengo lì, me ne sto andando a piedi da un’altra parte”, in modo da far intendere a Romano l’imprevisto. Il Romano capì subito, al volo, il significato della frase, interruppe la comunicazione, mise in moto la vespa e fece il giro del palazzo in modo da raggiungere lo Sparatore nella discesa (avevano pensato, sia Iacono che Romano, che qualcuno fosse venuto a prendere Angelo Sparatore per recarsi al lavoro e che questi gli stesse andando incontro a piedi). Fatti però una decina di passi lo Sparatore si girò a guardare indietro (gli era venuto il dubbio che la macchina fosse in un altro posto), ed accortosi che in effetti l’automobile era alle sue spalle invertì il senso di marcia. A quel punto Angelo Iacono pigiò il tasto per comporre il numero di telefono del Romano il quale, essendosi già avviato, non sentì lo squillo. Lo Iacono vide dunque giungere la vespa guidata da Romano che si avvicinò alle spalle di Sparatore, e vide Salvatore Lombardo fare fuoco in rapida successione, senza scendere dalla vespa. La vittima, ricevuto il primo colpo, si è contemporaneamente girata e accasciata su se stessa in senso orario, facendo un giro completo (360°), mentre il Lombardo scaricava su di essa tutti i colpi del revolver. Quando lo Sparatore cadde a terra, il Lombardo scese dalla vespa, puntò l’arma alla fronte della vittima e premette di nuovo il grilletto, ma non partì alcun colpo, poichè l’arma era oramai scarica. A questo punto il Lombardo risalì a bordo della vespa guidata da Romano ed i due si diedero alla fuga in direzione del Fiorino Fiat davanti al quale stava armeggiando un noto ladro che, uditi i colpi, si diede anch’egli alla fuga lasciando lo sportello aperto.
A sentire questi particolari lo scrivente rimase stupito poichè aveva creduto, come tutti, che il furgoncino fosse stato utilizzato per commettere l’omicidio. Così non è stato. La circostanza gli è poi stata confermata dal Romano che era particolarmente fiero di aver capito in quelle circostanze (concitate, di tensione) che la frase detta al telefono da Angelo Iacono significava che la vittima si stava recando a pedi verso la discesa che porta fuori dalle palazzine. Il giorno dopo l’omicidio, Salvatore Lombardo confidava ad Angelo Iacono di aver ucciso lui Angelo Sparatore e di avergli sparato il colpo di grazie, senza nemmeno sospettare che lo Iacono edra colui il quale aveva dato il segnale e che aveva assistito alla scena. Lo Iacono riferì – sarcastico – allo scrivente: “Sì, gli ha dato il colpo di grazia, ma si è dimenticato di dirmi che non è partito alcun colpo dalla pistola”. Può anche darsi che il Lombardo, nella concitazione del momento, non si sia reso conto che l’ultimo colpo sparato in realtà era stato a vuoto: vedremo infatti che egli confiderà anche ad Attilio Pandolfino di aver dato il colpo di grazia. Tale particolare (del colpo di grazia), tuttavia, il Lombardo non lo ha mai riferito allo scrivente, ma gli ha semplicemente detto di avere sparato lui ad Angelo Sparatore, e che Liberante Romano guidava la vespa di proprietà dello stesso Lombardo: ciò avveniva nell’ottobre del 2001 a casa del Piccione dopo la scarcerazione dello scrivente (tale incontro viene confermato anche dal collaboratore di giustizia Rosario Piccione, oltre che essere ammesso dallo stesso Lombardo).
L’Attanasio, lungi dall’avergli fatto i complimenti, gli rimproverava l’imprudenza di aver utilizzato la propria vespa personale, avendone per risposta che gli era stato imposto dal Romano, che comunque era stata una cosa improvvisata e che dunque non c’era tempo di procurare uno scooter rubato (che infatti dopo l’omicidio non è stato trovato nè integro nè in fiamme, contrariamente a quanto affermato dal Lombardo: ovverosia, il collaboratore di giustizia afferma che dopo l’omicidio lo scooter rubato fu dato alle fiamme, ma la circostanza viene smentita dagli inquirenti, e questo perchè il mezzo utlizzato per l’omicidio era la vespa di proprietà dello stesso Lombardo).
L’Attanasio veniva poi nuovamente arrestato ed aveva modo di incontrare, prima che gli venisse applicato il regime di detenzione speciale, il suocero Salvatore Bottaro (al quale era stato a sua volta revocato il regime di detenzione speciale di cui all’art. 41-bis O.P.), nel carcere catanese di Bicocca, nel luglio del 2002. Il Bottaro era già a conoscenza del fatto che l’omicidio era stato commesso da Salvatore Lombardo, Liberante Romano e Angelo Iacono, e si era fatta un’idea che riferì allo scrivente, rimproverandolo di ingenuità. Salvatore Bottaro, invero, credeva che Liberante Romano aveva inscenato la vicenda della possibilità di far ritrattare lo Sparatore al solo scopo di intascarsi i soldi ed uccidere per giunta il fratello del collaboratore di giustizia. Inoltre, sospettava che dietro l’arresto dello scrivente, avvenuto la settimana prima della consegna dei soldi, vi era lo stesso Liberante Romano (infatti, se l’Attanasio fosse stato fuori avrebbe preteso di partecipare all’incontro per la consegna del denaro, denaro invece asseritamente consegnato da Liberante Romano accompagnato al suo posto da Angelo Iacono, il quale però rimase in attesa davanti al porto di ingresso dell’abitazione di Angelo Sparatore). Lo scrivente ha ritenuto plausibile tale ricostruzione fino a quando, ricevuti gli atti del procedimento nel 2018, non è incorso nella lettera di Concetto (Salvatore) Sparatore con la quale afferma che gli furono offerti (non centoventi) ma cento milioni di lire per ritrattare, e che lui rifiutò tale somma. Probabilmente, dunque, il Romano si è tenuto per sé venti milioni di lire consegnandone solo cento che sono stati rifiutati dal collaboratore di giustizia Concetto Sparatore.
A questo punto tutte le ipotesi sono valide: i cento milioni rifiutati possono essere stati restituiti al Romano oppure intascati da Angelo Sparatore. Il finale non cambia. In ogni caso il Romano si è dovuto affrettare ad uccidere Angelo Sparatore.
(CONTINUA)
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AVVISO AI LETTORI: IL TESTO CONTIENE LA PRIMA E LA SECONDA PARTE DELLA MEMORIA DIFENSIVA DI ALESSIO ATTANASIO)
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