Fabio De Simone: “Alessio litigava con tutti e sua madre diede 4 mila euro a Maicol De Simone”

Siracusa. Dopo la pausa per le festività natalizie, è ripreso innanzi ai giudici della Corte d’Assise (presidente, Tiziana Carrubba; a latere, Livia Rollo) il processo a carico di Christian e Roberto De Simone, 34 anni il primo 28 anni il secondo, e Davide Greco, 30 anni, ritenuti gli autori dell’omicidio di Alessio Boscarino, 24 anni, ucciso a colpi di pistola, la sera del 4 dicembre 2016, in Via Tasso, a Priolo Gargallo. Citato dalle Difese dei tre imputati Fabio De Simone, fratello di Christian e Roberto, il quale ha indicato la vittima, Alessio Boscarino, come un soggetto assai rissoso. A dire del testimone, Alessio Boscarino era conosciuto in tutti gli ambienti di Priolo per essersi reso protagonista di ripetute risse, tra cui quella avvenuta la sera del 4 dicembre 2016 in località San Focà,. “Quella sera i miei fratelli erano a San Focà a mangiare un panino ed improvvisamente è arrivato Alessio Boscarino con intenti bellicosi. Tra i miei fratelli e Boscarino è scoppiata una lite che, per fortuna, si è conclusa poco tempo dopo, senza che alcuno dei contendenti avesse riportato dei danni. Poi ognuno è andato via per i fatti suoi. Io sono andato via da San Focà assieme a mio fratello Christian e durante il tragitto abbiamo incontrato Davide Greco con il quale ci siamo fermati a commentare l’episodio della lite con Alessio Boscarino. Mentre ci recavamo verso casa, abbiamo sentito degli strani rumori e un po’ di trambusto e qualche minuto dopo abbiamo appreso che era stato ucciso Alessio Boscarino. Per timore che potessero essere sospettati della morte di Boscarino, Christian e Roberto si sono allontanati da Priolo e sono rimasti uccel di bosco per alcuni giorni prima di costituirsi al Commissariato della Polizia di Stato. I miei fratelli non c’entrano assolutamente con l’omicidio di Alessio Boscarino. Tra i tre scoppiava sempre la rissa, ma si trattava di fuoco di paglia: nessuno dei tre avrebbe fatto del male all’altro. Ma era Alessio Boscarino che accendeva sempre il fuoco. Lui, con le sue dichiarazioni, aveva fatto arrestare Maicol De Simone additandolo come potenziale autore del ferimento di Ignazio D’Alfonso. Alessio Boscarino si trovava dentro la macchina del D’Alfonso. A seguito dell’arresto, a Maicol fu sequestrato un ingente quantitativo di sostanza stupefacente e alle sue lagnanze rispose la signora Rosa Boscarino, madre di Alessio, la quale corrispose la somma di quattromila euro a Maicol De Simone, a titolo di risarcimento danno per il sequestro della sostanza stupefacente”.
Il processo è stato aggiornato all’udienza del 22 gennaio per fare deporre alcuni testimoni delle Difese di Christian e Roberto De Simone e di Davide Greco. Difese rappresentate dagli avvocati Sebastiano Troia e Puccio Forestiere che tutelano i fratelli Christian e Roberto De Simone, e dall’avvocato Antonio Zizzi che assiste Davide Greco.
La presidente della Corte Tiziana Carrubba ha comunicato che a disposizione delle Difese ci sono anche le udienze del 5, del 12 e del 19 febbraio.
La pubblica accusa è rappresentata dai sostituti procuratori Tommaso Pagano e Gaetano Bono, mentre la famiglia dello sfortunato Alessio Boscarino, costituitasi parte civile contro i tre imputati, è rappresentata dall’avvocato Domenico Mignosa, oggi sostituito dall’avvocato Salvatore Carrubba.
Il ventiquattrenne Alessio Boscarino fu ucciso a colpi di pistola in Via Tasso la sera del 4 dicembre del 2016. La mamma della vittima, Rosa Boscarino, innanzi ai giudici ha detto che a fargli il nome di Christian De Simone come il killer del proprio figlio, è stato Giovanni Turlà, il quale, però, ha negato di averglielo detto. Turlà dice di aver “assecondato” la signora Rosa Boscarino, che gli aveva fatto il lavaggio mentale dicendogli ripetutamente: tu devi dire di aver visto Christian De Simone esplodere i colpi di pistola contro mio figlio. E quando i Pubblici Ministeri hanno letto la trascrizione delle intercettazioni ambientali effettuate dalla Polizia all’interno del Commissariato dove erano stati convocati la madre di Alessio Boscarino, Giovanni Turlà ed Erika Mangiafico, fidanzata del morto ammazzato, ancora una volta il teste ha risposto dicendo che lui “assecondava” la mamma di Alessio dicendole frasi di circostanza che la donna, affranta dal dolore, apprezzava tantissimo. Però Giovanni Turlà alle contestazioni dei rappresentanti della pubblica accusa ha replicato dicendo: “Io glielo dissi alla mamma di Alessio che non me la sentivo di accusare i fratelli De Simone. “Se tuoi vuoi vendicarti fallo pure, ma non sarò io a farli condannare perchè non ho visto nè Christian nè suo fratello uccidere tuo figlio”.
Altro testimone da cui la pubblica accusa si aspettava molto molto di più è Andrea Fioravante, indicato come teste oculare dell’omicidio. Quest’ultimo ha detto di avere bevuto la sera del delitto e di essere rimasto in macchina, mentre Alessio Boscarino e Giovanni Turlà sono scesi dal veicolo per andare a comprare alcune bottiglie di birra al bar “Scacco matto”. “Io ho sentito dei rumori e poi delle urla e sono sceso dalla macchina, ma quando sono arrivato dove era stato commesso l’omicidio già Alessio era morto” – ha dichiarato Andrea Fioravanti. A sua volta, Erika Mangiafico, la cui deposizione è stata contrassegnata da troppi “non ricordo” – ha dichiarato di avere visto arrivare una macchina dalla quale è scesa una persona che poi ha esploso i colpi di pistola contro il suo fidanzato. “Il killer poi si è allontanato senza che io potessi vedere il suo volto”. La testimone ha dichiarato che la Polizia le aveva mostrato l’album delle fotografie dei pregiudicati ma lei ha precisato di non aver riconosciuto alcuna persona.

CONDIVIDI