“Tonnara”: in 12 rinviati a giudizio, il pentito D’Agata e altri 3 saranno giudicati in abbreviato a Catania

Catania. Dopo aver rigettato le richieste degli imputati che puntavano ad essere processati con il rito abbreviato condizionato dall’esame dei pentiti Giuseppe De Leo, detto ‘u missinisi, Giovanni Piazzese e Alessandro D’Agata che è anche tra gli imputati alla sbarra, il Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Catania, Loredana Pezzino, ha emesso questa mattina, mercoledì 9 gennaio, il decreto di rinvio a giudizio per Alessandro Abela, difeso dall’avvocato Junio Celesti; Vincenzo Buccheri, difeso dall’avvocato Junio Celesti; Dario Caldarella, difeso dall’avvocato Junio Celesti; Danilo Brianti, assistito dagli avvocati Licinio La Terra Albanelli e Junio Celesti; Raffaele Ballocco, difeso dall’avvocato Giorgio D’Angelo; Marco Maieli, assistito dall’avvocato Junio Celesti; Giuseppina Riani, difesa dall’avvocato Junio Celesti; Gaetano Maieli, difeso dall’avvocato Francesco Villardita e dall’avvocato Sebastiano D’Angelo; Ivan Rossitto, difeso dall’avvocato Junio Celesti; Antonio Rizza, assistito dagli avvocati Junio Celesti e Giuseppe Di Mauro del Foro di Catania; Massimo Salermi, difeso dall’avvocato Junio Celesti e dall’avvocato Giuseppe Gurrieri; Graziano Pasquale Urso, difeso dagli avvocati Junio Celesti e Angela Mensa del Foro di Enna, Domenico Pirro.
Al vaglio del Gup Pezzino restano le posizioni di Luigi Calcinella, 33 anni, Massimiliano D’Ignoti Parenti, 47 anni, Angelo Albarino, detto Gorbaciov, 44 anni, tutti ammessi al processo con rito abbreviato secco. Il processo verrà celebrato agli inizi del prossimo mese di febbraio. Salvo imprevisti dovrebbe essere processato anche il pentito Alessandro D’Agata dal Gup Loredana Pezzino. A meno che i Pubblici Ministeri Alessandro La Rosa e Alessandro Sorrentino dovessero operare solo per lui lo stralcio e farlo processare in altra data..
Il Gup Pezzino ha acquisito al fascicolo processuale le dichiarazioni dei collaboranti Giuseppe De Leo, Alessandro D’Agata e Giovanni Piazzese. Del D’Agata sono state acquisite anche le dichiarazioni da lui rese prima di iniziare a collaborare con la giustizia.
Tutti gli imputati debbono rispondere di traffico di sostanze stupefacenti, ad eccezione di Giuseppina Riani e Marco Maieli che si debbono difendere dall’accusa di detenzione e spaccio di cocaina.
L’operazione antidroga, cui è stato dato il nome convenzionale di “Tonnara”, il nome della località in cui gli spacciatori di sostanze stupefacenti erano soliti incontrare i tossici per la consegna delle “palline” di cocaina e ricevere in cambio il denaro, oltre all’attività investigativa svolta dai Carabinieri, poggia le sue basi sulle dichiarazioni dei pentiti Giovanni Buccheri, Adriano Schepis, Luigi Cavarra, deceduto nella località riservata in quanto ucciso da un tumore maligno, di Alessandro D’Agata. Le fondamenta già solide dell’impalcatura accusatoria sono state ulteriormente puntellate dalle dichiarazioni di Peppe De Leo, detto ‘u missinisi, che ha iniziato a collaborare con la giustizia meno di sei mesi fa,
Secondo la tesi dell’accusa il traffico di droga faceva registrare introiti di circa diecimila euro al giorno e arrivava addirittura anche a settanta-ottanta mila euro nei giorni di venerdì e sabato. Le migliaia di consumatori di cocaina e di altre sostanze stupefacenti ingrossano le tasche e i portafogli degli spacciatori, tra cui appunto i pusher coinvolti nell’operazione denominata “Tonnara”, arrestati dai Carabinieri a conclusione di quasi due anni di indagini effettuate con i metodi tradizionali ma, soprattutto, con l’utilizzo delle “cimici”, installate dentro le abitazioni o all’esterno delle case o nel corso di precedenti perquisizioni oppure “sparando” le microspie a ridosso di una fonte di energia che immette la luce oppure la rete telefonica nell’abitazione degli indagati. La montagna di soldi incamerata con la vendita di “palline” di cocaina non avrebbe però fatto arricchire nessuno degli arrestati nel corso dell’operazione antidroga denominata “Tonnara”. Come erano soliti fare gli associati ad organizzazioni mafiose, quasi tutti rimasti “poveri e pazzi” al punto che in molti hanno chiesto soccorso allo Stato per farsi mantenere e per rifarsi una nuova esistenza, iniziando a collaborare con la giustizia, anche i trafficanti di droga delle zone della Tonnara e del Bronx hanno un tenore di vita non adeguato alle rilevanti somme di denaro incassate cedendo ai tossici le dosi di cocaina e il “pezzi” di hashish o le bustine di marijuana. La bella vita la fanno i grossi trafficanti di droga che, però, restano sempre al riparo delle retate delle forze dell’ordine. In manette finiscono sempre i “morti di fame”, quelli cioè che per portare un po’ di soldi a casa fanno una vita avventurosa e rischiano di trascorrere in carcere molti anni della loro vita. Tra l’altro, questi sciagurati, osavano sfidare i Carabinieri, la Polizia di Stato e la Guardia di Finanza indossando una maglietta per lanciare un promo pubblicitario attraverso il quale invitavano i tossicomani a rifornirsi di “palline” di cocaina da pusher affidabili senza correre il rischio di prendere un “pacco”. Gli spacciatori del Bronx e della Tonnara, pur perseguendo lo stesso obiettivo, si facevano la guerra come sono soliti fare i commercianti che operano nello stesso settore merceologico. Non era però una guerra armata, bensì si trattava di concorrenza, lecita o sleale, per procacciarsi il maggior numero di clienti. E quelli che spacciavano alla Tonnara, avevano inventato questo metodo di propaganda per richiamare i clienti, che, come gli spacciatori, amano seguire in casa e in trasferta l’amato Siracusa. Cioè indossare una maglietta su cui erano raffigurate le palline di cocaina e la zona in cui avrebbero potuto acquistarle. I sedici finiti in carcere hanno tutti precedenti specifici. Sono stati ripetutamente arrestati per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Tutti hanno in corso dei processi per spaccio di cocaina o di marijuana oppure di hashish. Dei sedici arrestati soltanto Massimiliano D’Ignoti Parenti è stato processato e condannato a sette anni di reclusione, già scontati, in quanto riconosciuto colpevole di associazione finalizzata al traffico degli stupefacenti nell’operazione “Terra bruciata”.

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