Il Pm Carchietti chiede l’archiviazione, il denunciante Garofalo si oppone e il Gip Leanza convoca il magistrato Nicastro

Messina. Il Giudice delle indagini prelininari Tiziana Leanza, in servizio all’Ufficio Gip del Tribunale di Messina, ha fissato per il 4 febbraio prossimo la trattazione della richiesta avanzata dal Pubblico Ministero della Procura peloritana Antonio Carchietti tesa ad ottenere l’archiviazione del procedimento penale che vede indagato il sostituto procuratore generale presso la Corte d’Appello di Catania, Antonio Nicastro, accusato di abuso d’ufficio. Avverso alla richiesta di archiviazione ha proposto opposizione la persona offesa Sebastiano Garofalo, ex dipendente dell’ex Provincia regionale di Siracusa. Il Garofalo, che viene assistito dall’avvocato Giuseppe Cavallaro, il 16 novembre 2016 presentò alla Procura della Repubblica di Messina una querela-denuncia contro il magistrato Antonio Nicastro in cui muoveva nei suoi confronti l’accusa di avere costretto l’ex procuratore capo Francesco Paolo Giordano, che voleva prendere visione delle denunce presentate dal Garofalo contro l’ex presidente della Provincia regionale di Siracusa, onorevole Nicola Bono, a non chiedere gli atti poichè si trattava di procedimenti penali iscritti a ruolo prima del suo insediamento alla Procura della Repubblica di Siracusa. Nella querela-denuncia il Garofalo adombra addirittura l’esistenza al Palazzo di Giustizia di un “comitato del malaffare” del quale sarebbero a suo dire componenti politici, imprenditori e magistrati. Nuccio Garofalo, tra i politici, chiama in causa soltanto l’onorevole Bono, cui addebita la colpa del suo licenziamento dall’ex Provincia regionale, non fa alcun nome degli imprenditori che farebbero parte dell’asserito comitato, invece fa una diretta chiamata in reità nei confronti del presidente del Tribunale, Antonio Maiorana, dell’ex procuratore capo Francesco Paolo Giordano, già ex Giudice delle indagini preliminari e ora presidente della Sezione penale del Tribunale, Giuseppina Storaci, dei giudici della sezione Civile, Viviana Urso e Filippo Favalle, del giovane sostituto procuratore Gaetano Bono, figlio dell’ex presidente della Provincia regionale, e dell’ex Pubblico Ministero Antonio Nicastro oggi in servizio alla Procura Generale di Catania.
Diversi sono i fatti delittuosi descritti dal Garofalo: da quello del suo arresto per assenteismo avvenuto l’11 marzo 2011 alla sua esclusione dal posto di lavoro, sulla base dice Garofalo “di una falsa indagine di assenteismo”; all’incidente mortale patito dal proprio figlio Francesco Garofalo, 26 anni, avvenuto il 16 aprile 2012 sulla strada del circuito automobilistico. “Si vuol fare passare l’incidente come autonomo, conseguente ad una malaugurata caduta della moto guidata da mio figlio…” afferma Nuccio Garofalo. “Ma si tratta di una menzogna grande quanto una casa. La moto la guidava tale Luciano Drago, ora finalmente rinviato a giudizio per rispondere di omicidio colposo. Ma quanti patemi d’animo e quante sofferenze io, mia moglie e nostra figlia abbiamo dovuto subire per far capire che il proprietario della moto aveva detto una menzogna ai Vigili Urbani intervenuti per effettuare i rilievi quel maledetto 16 aprile, giorno in cui ebbe a perdere la vita mio figlio Francesco”, puntualizza Nuccio Garofalo. Il quale, nel concludere la denuncia scritta, rivolge un appello ai giudici del Tribunale di Messina: “Un figlio morto, famiglia distrutta, senza lavoro e senza stipendio da sette anni, sottoposto a continui abusi da parte degli organi istituzionali, sono stanco di subire queste angherie…”.
Il Pubblico Ministero Antonio Carchietti ha avanzato all’Ufficio Gip del Tribunale di Messina tutt’una serie di richieste di archiviazioni sulle persone indagate a causa delle accuse mosse nei loro confronti da Sebastiano Garofalo. Tra le quali quella relativa al procedimento penale aperto a carico dell’ex sostituto procuratore Antonio Nicastro, che, invece, secondo Garofalo, pur essendosi trasferito alla Procura Generale di Catania, “continua a dirigere i sostituti procuratori in servizio alla Procura di Siracusa”.
La Gip Letizia Leanza, la stessa che ebbe a rigettare le richieste di patteggiamento avanzate dal Pubblico Ministero Carchietti nei confronti di alcuni imputati del “Sistema Siracusa”, tra cui quella oscena in favore dell’avvocato Peppe Calafiore, dopo aver letto la denuncia-querela di Nuccio Garofalo e le motivazioni dell’opposizione all’archiviazione scritte dall’avvocato Giuseppe Cavallaro, ha deciso di voler approfondire le varie vicende denunciate dall’ex dipendente della Provincia regionale e ha convocato per il 4 febbraio prossimo, al Tribunale di Messina, il Garofalo, il suo difensore, il magistrato Antonio Nicastro e il suo legale, il Pubblico Ministero Antonio Carchietti e l’avvocato Giuseppe Cavallaro, legale della persona offesa.

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