La Corte dei Conti ha condannato l’ex procuratore Rossi e il Pm Musco a pagare 50 mila euro

Palermo. La Corte dei Conti (presidente, Luciana Savagnone; a latere, Giuseppina Cernigliaro e Paolo Gargiulo) ha pronunciato sentenza di condanna nei confronti dell’ex procuratore capo della Procura della Repubblica di Siracusa, Ugo Rossi e del sostituto procuratore Maurizio Musco, che dovranno risarcire il Ministero della Giustizia per danno all’immagine della Magistratura. La Corte ha stabilito che l’ex procuratore Rossi, ora in pensione, e il Pubblico Ministero Musco, oggi in servizio alla Procura della Repubblica di Sassari, dovranno pagare la somma di cinquantamila euro ciascuno.
L’ex procuratore capo Rossi ed il Pubblico Ministero, trascinati a giudizio per irregolarità commesse nell’esercizio delle loro funzioni, in primo grado vennero assolti dal Giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Messina, Monica Marino, per non aver commesso i fatti. I reati contestati dalla Procura di Messina ai due magistrati prendevano spunto dai resoconti giornalisti di due periodici, Magma e Civetta, zeppe di accuse contro l’ex procuratore Rossi e il Pubblico Ministero Musco. La sentenza di primo grado fu riformata dalla Corte d’Appello di Messina che, anzichè prendere come punto di riferimento i resoconti giornalistici, concentrava la sua attenzione sulla liquidazione di 110 mila euro disposta dal procuratore Rossi a favore del proprio figliastro, consulente in un’inchiesta sull’acqua rifornita alle famiglie siracusane e sulla denuncia dell’ex sindaco di Augusta Massimo Carrubba contro Musco che lo aveva messo sotto inchiesta nell’ambito della contestata vicenda della realizzazione della piattaforma Oikothen per lo smaltimento di rifiuti particolarmente nocivi. Sia Rossi che Musco venivano condannati alla pena di un anno di reclusione il primo e alla pena di un anno e sei mesi di reclusione il secondo. La sentenza è stata successivamente confermata dai giudici della Suprema Corte di Cassazione. Da qui l’azione della Procura Generale con la richiesta alla Corte dei Conti di condannare i due magistrati al risarcimento dei danni all’immagine della Magistratura.

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