Denuncia dell’ex collaboratore di giustizia Massimo Stupore: “Lo Stato mi ha condannato a morte”

Località segreta. Riceviamo e pubblichiamo, così è scritta, la lettera-denuncia dell’ex collaboratore di giustizia Massimo Stupore, ex componente del clan della Borgata e poi affiliato al gruppo Bottaro-Attanasio, ai tempi in cui il reggente esterno era Vincenzo Quadarella.
“Egregio sig. direttore chi le scrive e Massimo Stupore, ex collaboratore di giustizia. Le scrivo x fare sapere come lo stato mi ha condannato a morte revocandomi il programma di protezione nonostante i pareri contrari della D.d.a di Catania e della D.n.a di Roma.
Volevo informare tramite il vostro giornale sia i magistati che le forze dell’ordine che a giorni farò ritorno a Siracusa perché non ho altri posti dove andare. Sono consapevole dei rischi cui vado incontro perchè so che alcune persone, che conosco, che sanno impugnare una pistola, sono in grado di uccidere una persona.
Chiedo scusa x la scrittura se sbaglio qualcosa, non sono bravo e chiedo di poter pubblicare questo mio scritto e di farmi sapere quando viene pubblicato. La ringrazio direttore e buon anno. Massimo Stupore”.
Come collaboratore di giustizia, Massimo Stupore ha deposto al processo scaturito dall’operazione “Terra Bruciata II”, che vede alla sbarra sedici imputati, tutti appartenenti al clan “Bottaro-Attanasio”, accusati di avere commesso delle estorsioni ai danni di imprenditori e commercianti di Siracusa e frazioni.
Alla sbarra siedono Christian Bianchini, detto “Crespo”, Fabio Cortese, Francesco Fiorentino, Giuseppe Guarino, Andrea Lauretta, Elio Lavore, inteso “Paolino”, Sebastiano Micieli, Salvatore Musco Fontana, Giovanni Poliseno, Vincenzo Quadarella, Orazio Scarso, Domenico Curcio, Piero Monaco, Umberto Piantini, Davide D’Ignoti e Corrado Greco. In questo processo, nonostante le gravissime accuse, tutti gli imputati sono giudicati a piede libero. L’ex componente del clan della Borgata e poi passato a servire il clan “Bottaro-Attanasio”, rispondendo al rappresentante della pubblica accusa, ha chiamato in causa gli imputati che hanno partecipato alle vicende di pizzo, tutte avvenute nel corso del 2006. Christian Bianchini e Sebastiano Micieli, in concorso con Massimo Stupore e Salvatore Lombardo, detto Pulisinu, sono accusati dell’estorsione ai danni di Marcello Cunsolino, titolare del ristorante Dafne; Giovanni Poliseno, in concorso con i pentiti Giovanni Barbagallo, Gabriele Scarrozza, inteso ‘u topo, e Salvatore Lombardo, debbono rispondere di tentata estorsione ai danni della palestra Emotion, dove fra il 2005 e il 2006 posizionavano una tanica di benzina, delle cartucce e un bigietto minatorio; Christian Bianchini e Andrea Lauretta, in concorso con i pentiti Stupore e Lombardo, sono accusati dell’estorsione ai danni di Salvatore Policardo, titolare della Concessionaria Toyota; Giovanni Poliseno, in concorso con i peititi Stupore, Barbagallo, Scarrozza e Lombardo, è accusato dell’estorsione ai danni di Sebastiano Taccia, titolare della panineria “Al Panino d’Oro”; Francesco Fiorentino, Andrea Lauretta ed Elio Lavore sono accusati dell’estorsione ai danni di Fabio Cardella, titolare del Pub Camelot; Andrea Lauretta, Francesco Fiorentino e Domenico Curcio, in concorso con i pentiti Lombardo e Stupore, sono accusati dell’estorsione ai danni del titolare del bar Teocrito; Fabio Cortese, Andrea Lauretta, Francesco Fiorentino e Piero Monaco, in concorso con i pentiti Barbagallo, Danilo Giuffrida e Lombardo, sono accusati dell’estorsione ai danni di Giancarlo Valvo, titolare della Concessionaria Yamaha Multimotors; Orazio Scarso è accusato dell’estorsione ai danni di Giancarlo Russo, titolare del ristorante L’Ancora; Elio Lavore e Salvatore Fontana Musco, in concorso con i pentiti Lombardo e Giuffrida, sono accusati di estorsione ai danni di Luigi Crispino, titolare del Centro Polidiater; Vincenzo Quadarella, in concorso con il pentito Stupore, è accusato della tentata estorsione ai danni di Fabio Pisanello, contitolare della MF srl; Umberto Piantini, Davide D’Ignoti Parenti, Elio Lavore, Salvatore Musco Fontana, in concorso con i pentiti Lombardo e Giuffrida, debbono difendersi dall’accusa di tentata estorsione ai danni di Giulio Dessena Quercioli, titolare della ditta IGM; Corrado Greco, in concorso con i pentiti Barbagallo e Lombardo, è accusato di tentata estorsione ai danni di Sandro Aimone, titolare della Universo Costruzioni; Giuseppe Guarino, in concorso col pentito Stupore, deve rispondere di tentata estorsione ai danni di Angelo Schiavone, titolare del negozio Wimbledon; Elio Lavore e Domenico Curcio, in concorso con il pentito Stupore, nonchè di Vincenzo Quadarella, Luca Lopes e Francesco, già giudicati per questo reato, sono accusati di estorsione ai danni di Emanuele Rizzo, titolare dei pub “Il Sale” e “Dottor Sam”.
A tutti gli imputati viene contestata l’aggravante di avere commesso i fatti con metodo mafioso e di essere affiliati al clan “Bottaro-Attanasio”.
Il processo si sta celebrando innanzi al Tribunale del Giovedì, presieduto dal giudice Giuseppina Storaci.
Massimo Stupore è stato estromesso dal Programma di Protezione e dallo stipendio a seguito del ferimento di alcuni extracomunitari che volevano entrare in una discoteca, senza aver pagato il biglietto d’ingresso. Stupore, che svolgeva il servizio di buttafuori nella discoteca della capitale, nel corso della lite estraeva un coltello e feriva alcuni degli avventori, che venivano ricoverati poi in ospedale. Stupore venne tratto in arresto e il Servizio di Protezione Centrale adottò la drastica decisione di estromettere dal programma di protezione il collaborante che, dopo l’udienza di convalida dell’arresto, fu tradotto in un carcere del Veneto. Oltre ad essere estromesso dal programma di protezione, Massimo Stupore non ha più ricevuto lo stipendio e ha perso pure la casa pagata dallo Stato. I magistrati della Procura Distrettuale Antimafia di Catania si sono opposti alla iniziativa adottata dal Servizio di Protezione Centrale, ma per Massimo Stupore non c’è stata alcuna possibilità di rientare nel programma di protezione e ha perso tutti i benefici previsti dalla legge per coloro che collaborano con la giustizia. Tra l’altro, essendogli stata tolta la casa che occupava con la famiglia nella cittadina in cui era protetto, Massimo Stupore ha deciso di rientrare a Siracusa, dove viveva sino al giorno in cui aveva deciso di collaborare con la giustizia. E come lui stesso denuncia nella lettera spedita al Diario il suo ritorno a Siracusa potrebbe risvegliare i sentimenti di vendetta di tutte quelle persone che lui ha accusato durante il periodo di collaborazione con la giustizia. Le forze dell’ordine sanno come comportarsi per evitare che venga commesso un omicidio da tempo preannunciato.

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