Avola, scagionato dal pentito Corrado Ferlisi, detto “M’arrabbiu”, si farà la revisione del processo Nemesi per Renzo Macca

Avola. La sesta Sezione penale della Corte di Cassazione ha accolto il ricorso presentato dagli avvocati Antonino Campisi e Giovanni Giuca e ha emesso una ordinanza con la quale dispone il giudizio di revisione del processo Nemesi per la posizione dell’imputato Renzo Macca, 43 anni, attualmente detenuto nella Casa di Reclusione di Brucoli-Augusta, dove sta espiando una condanna definitiva di otto anni e due mesi di reclusione inflittagli dalla Corte d’Assise di Siracusa in quanto riconosciuto colpevole di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti con l’aggravante di cui all’articolo 7, per avere favorito il clan mafioso Trigila-Crapula. Il processo di revisione sarà celebrato a Reggio Calabria, come disposto dalla Suprema Corte.
Secondo gli avvocati Antonino Campisi e Giovanni Giuca l’avolese Renzo Macca si trova rinchiuso in carcere dove sta soggiornando come persona assolutamente innocente. Le dichiarazioni dell’ex pentito Natale Carbè, principale accusatore di tutti gli imputati coinvolti nell’operazione antimafia e antidroga denominata “Nemesi”, sono state smentite dal pentito Corrado Ferlisi, detto “M’arrabbiu”, il quale ha scagionato dalle accuse di spaccio di sostanze stupefacenti Renzo Macca. Oltre dal pentito Ferlisi, il Macca viene scagionato dal perito fonico ingegnere Luigi Gagliano, il quale, dopo aver ascoltato le due intercettazioni telefoniche e quella ambientale, ha detto che la voce che i consulenti del Pubblico Ministero avevano attribuito a Renzo Macca non è la sua.
Gli avvocati Antonino Campisi e Giovanni Giuca, che sono divenuti difensori del Macca quando il processo era arrivato al vaglio della Corte di Cassazione che, infatti, ebbe a confermare la sentenza della Corte d’Assise di Appello di Catania, che a sua volta aveva confermato la sentenza della Corte d’Assise di Siracusa, dopo aver letto le dichiarazioni del pentito Corrado Ferlisi, delle quali sono venuti a conoscenza quando già la sentenza del processo “Nemesi” era divenuta irrevocabile, hanno presentato istanza di revisione alla Corte d’Appello di Messina. Purtroppo, la Corte del Tribunale peloritano, ha rigettato l’ostanza dei due difensori del Macca, i quali hanno proposto immediatamente ricorso per Cassazione, sostenendo che i giudici della Corte d’Appello di Messina avrebbero commesso due gravissimi errori, violando l’articolo 606 comma 1 lettera B, che parla di “erronea applicazione della legge penale e di altre norme giuridiche di cui si deve invece tenere conto nell’applicazione della legge penale”. I due penalisti del Foro di Siracusa parlano addirittura di macroscopici errori di valutazione commessi dai giudici della Corte d’Appello di Messina, “circa l’ammissibilità dell’istanza di revoca della sentenza, ignorando del tutto l’articolazione delle nuove prove prodotte a sostegno della stessa. Le dichiarazioni di Corrado Ferlisi, raccolte dal Pubblico Ministero della Procura di Catania in un altro procedimento, scagionano il Macca che viene ritenuto soggetto estraneo al sodalizio criminoso”. Non solo. Per gli avvocati Antonino Campisi e Giovanni Giuca la Corte d’Appello di Messina ha commesso un ulteriore errore nel ritenere “isolate” le dichiarazioni del pentito Corrado Ferlisi, a differenza dei magistrati della Procura di Catania che le hanno ritenute attendibili al punto di avere chiesto l’applicazione di copiose misure cautelari. “Buon senso avrebbe dovuto spingere i giudici della Corte d’Appello di Messina a convocare il pentito Ferlisi e raccogliere le sue dichiarazioni con le quali indicava come estraneo ai sodalizio criminale il Macca”, hanno sottolineato nel ricorso per Cassazione, ritenuto fondato dai giudici della Sesta Sezione Penale.
Insomma, a prescindere dalle convinzioni dei giudici della Corte d’Appello di Messina, il processo di revisione della sentenza irrogata al Macca sarà celebrato e l’avolese ha buone probabilità di vedersi annullare la condanna a otto anni e due mesi di reclusione.
Per le dichiarazioni dell’ex pentito Natale Carbè, da due mesi ritornato in carcere per scontare una condanna a cinque anni di reclusione per alcune rapine commesse in provincia di Mantova mentre era ancora sottoposto al programma di protezione, gli agenti del Commissariato della Polizia di Stato di Avola hanno arrestato, nell’ambito dell’operazione antimafia e antidrogfa denominata “Nemesi”, Waldker Albergo, detto “Rino” residente a Noto; Francesco Alota, detto “mago Francois”, residente ad Avola; Alberto Amato, di Avola, incensurato; Angelo Assenza, di Floridia, incensurato; Gianni Battaglia, di Avola; Paolo Battaglia, di Avola; Vincenzo Busa’, detto “Enzo fumino”, incensurato, di Avola; Innocenzo Buscemi, detto “Inno”, di Avola; Antonino Campisi, detto “Toninu u scoppiu”, di Avola; Massimo Campisi, di Avola, incensurato; Sebastiano Campisi, di Avola; Carmelo Cancilla, alias “Carmelo Minnala’”, di Siracusa; Giuseppe Cancilla, alias “Peppe Minnala’”, di Avola; Giuseppe Canfora, di Siracusa, incensurato; Luca Canfora, di Siracusa; Natale Carbe’, di Avola; Antonino Caruso, detto “Turi u pitturi”, di Avola, incensurato; Sebastiano Caruso, detto “Iano ra chiesa”, di Avola; Corrado Casella, di Avola; Agostino Casto, di Avola; Sebastiano Catania, detto “Iano ra muntagna” o”Iano cientu capiddi”, di Avola; Salvatore Celesti, detto “Motto lieto”, di Siracusa; Fabrizio Cianchino, detto “Fabio”, di Avola; Sebastiano Costa, detto “Masuddu”, di Avola; Michele Crapula, di Avola; Marco Di Pietro, alias “Marco Motta”, di Avola; Antonino Di Stefano, detto “Ianu ra vedova”, di Avola; Rita Falco, detta “Timpaliscia”, di Pachino; Corrado Ferlisi, detto “Currau m’arrabbiu”, di Avola; Salvatore Giamblanco, di Avola, incensurato; Paolo Golino, di Avola; Michele Grienti, detto “Michele a crapa”, di Avola; Gabriele Li Gioi, di Avola; Gioele Li Gioi, di Avola; Gianpaolo Liggieri, di Avola; Carmelo Lo Giudice, 38 anni, di Floridia; Aurelio Magro, di Avola; Simone Manenti, di Noto; Massimo Marsilla, di Noto; Concetto Mauceri, detto “Concito”, di Avola; Rosario Meli, di Rosolini; Hamid Mohib, originario del Marocco, residente a Siracusa; Bruno Monti, di Rosolini; Corrado Morana, detto “U saravagghiu”, di Pachino; Salvatore Parisi, di Avola; Giuseppe Peluso, di Avola, incensurato; Antonio Piccione, di Avola; Luigi Puglisi, detto “Carmelo”, di Rosolini; Piero Puglisi, di Rosolini; Biagio Sesta, detto “Biasi”, di Noto; Corrado Tuccitto, di Avola; Paolo Vaccarella, detto “U pipiddu”, di Avola; Michele Vaccarisi, di Avola; Antonino Zagarella Di Rosa, detto “Ziu Ninu”; Paolo Zuppardo, di Avola.

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