Retata contro il clan Crapula: dieci arresti tra cui le mogli di Paolo Zuppardi e Giuseppe Capozio

Avola. All’alba, quando la stragrande maggioranza degli avolesi è stata svegliata dal volteggiare di un elicottero, i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Noto e della Stazione di Avola hanno bussato alla porta delle abitazioni di dieci appartenenti al sodalizio mafioso riconducibile al boss di Avola, Michele Crapula, per notificare l’ordinanza cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Catania su richiesta dei Pubblici Ministeri Alessandro La Rosa e Alessandro Sorrentino.
Il provvedimento coercitivo è stato notificato a Sebastiano Amore, 37 anni, detto “Iano bum bum”; Giuseppe Bianca, 34 anni, meglio conosciuto col nome di Iano; Monica Campisi, 31 anni; Concetta Cavarra, 33 anni; Giovanni Di Maria, 30 anni, inteso “Gallina”; Corrado Lazzaro, 32 anni; Paolo Nastasi, 36 anni; Giuseppe Tiralongo, 31 anni, detto “Peppe Sobà”; Corrado Vaccarella, 24 anni, detto “Stucciu” e Gianluca Vaccarisi, 34 anni, inteso “Luca Pappaconi”.
Il Gip ha ritenuto sussistenti i gravi indizi di reità nei confronti dei dieci arrestati i quali sono chiamati a difendersi dalle fattispecie delittuose di estorsione, danneggiamento seguito da incendio, associazione finalizzata al commercio, trasporto, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti nonché detenzione, porto e cessione di armi clandestine, tutti aggravati dal metodo mafioso e della finalità di agevolare l’associazione mafiosa denominata “clan Crapula” attiva nel territorio di Avola.
Le indagini dei Carabinieri sono iniziate nel mese di febbraio 2017 a seguito delll’intimidazione rivolta al titolare di un cantiere edile aperto alla periferia di Avola. I malviventi avevano esploso dei colpi di pistola contro il cantiere e i Carabinieri, nonostante l’appaltatore non avesse presentato una denuncia in caserma, riuscivano ad identificare e trarre in arresto il pistolero e i suoi tre complici, recentemente condannati dal Gup del Tribunale di Catania. Dalle indagini emergevano degli indizi tali da far ritenere sussistente l’ipotesi che dietro quell’attentato ci fosse la mano del gruppo criminale Crapula, nonostante quest’ultimo si trovi rinchiuso in carcere per scontare la condanna inflittagli nell’ambito dell’operazione “Nemesi”.
L’ìpotesi investiva trovava i primi riscontri dalle intercettazioni ambientali e dalle videoriprese, nonchè dai contatti telefonici tra gli indagati. Grazie alle intercettazioni ambientali i Carabinieri avevano modo di accertare che il gruppo Crapula si era reso responsabile dell’incendio doloso posto in essere nella notte del 3 giugno 2017 ai danni dell’azienda che a Rosolini aveva vinto l’appalto di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani. L’attentato incendiario aveva come vittima la ditta di Vincenzo Cuglielmino, poi finito anche lui alla sbarra, nel processo scaturito dall’operazione antimafia denominata “Piazza Pulita”. Guglielmino è imputato a piede libero, ma la sua ditta è sottoposta alla misura interdittiva antimafia e all’amministrazione giudiziaria. Le intercettazioni ambientali tra presenti hanno consentito di chiarire la causale dell’attentato incendiario: il clan chiedeva l’assunzione di alcuni suoi adepti e in cambio garantiva protezione contro le intenzioni criminali di altri gruppi malavitosi.
Le intercettazioni telefoniche tra indagati hanno, invece, consentito di accertare che i componenti del gruppo Crapula erano dediti all’attività di spaccio di sostanze stupefacenti. Il clan si riforniva da grossi trafficanti di Siracusa, Catania e Palermo.
Nel corso delle attività investigative i Carabinieri della Compagnia del Nucleo operativo e radiomobile di Noto hanno anche rinvenuto e sequestrato circa 2 chili di sostanze stupefacenti, tra marijuana, hashish e cocaina, oltre che un fucile da caccia calibro 12 e una pistola calibro 7,65.
Monica Campisi e Concetta Cavarra, rinchiusi nel carcere di Bicocca, a Catania, sono sposate con Paolo Zuppardi e Giuseppe Capozio, rispettivamente condannati a tre anni e quattro mesi e a tre anni e otto mesi di reclusione per la tentata estorsione ai danni del titolare del cantiere che stava costruendo una clinica alla periferia di Avola. Le due donne, andando a colloquio dai mariti, prendevano ordini e “pizzini” da consegnare agli affiliati in libertà.
Gli interrogatori di garanzia degli arrestati rinchiusi a Cavadonna verranno effettuati per rogatoria nella mattinata di lunedì 21 gennaio, dal Gip del Tribunale di Siracusa, Carla Frau.
Le due avolesi, rinchiuse al carcere di Bicocca di Catania, saranno invece interrogate dal Gip di Catania che ha firmato i provvedimenti coercitivi.
Quattro arrestati hanno nominato difensore di fiducia l’avvocato Antonino Campisi, mentre i restanti sei saranno assistiti dall’avvocato Natale Vaccarisi.

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