Omicidio Licia Gioia, i Pm Scavone e Di Mauro chiedono il rinvio a giudizio del poliziotto Francesco Ferrari

Siracusa. La richiesta di rinvio a giudizio del poliziotto Francesco Ferrari, accusato di uxoricidio della propria moglie, la marescialla dei Carabinieri Licia Gioia, è stata firmata dal sostituto procuratore Marco Di Mauro e dal procuratore aggiunto Scavone. A Ferrari, 46 anni, in servizio alla Questura di Siracusa, si contesta la gravissima accusa di omicidio volontario aggravato per avere” in esito ad una colluttazione, verificatasi all’interno dell’abitazione coniugale, sita in Siracusa in Via Della Spatola 4 (contrada Isola), cagionato la morte della coniuge convivente, Gioia Licia, mediante l’esplosione di due colpi di pistola Beretta calibro 9 Parabellum, in dotazione alla vittima nella sua qualità di sottufficiale della Compagnia dei Carabinieri di Siracusa, che l’attingevano prima al capo con feritatrapassante, con direzione del basso verso l’alto e poi alla coscia con ritenzionew del proiettile nel gluteo destro, determinandone il decesso”. Così recita il capo d’imputazione.
Sulla richiesta di rinvio a giudizio dovrà decidere il Giudice Luisa Intini, che ha fissato l’udienza preliminare per il 7 marzo prossimo. All’udienza preliminare, oltre all’imputato Francesco Ferrari, parteciperà il suo difensore di fiducia, avvocato Stefano Rametta, nonchè saranno presenti i genitori e il fratello della vittina, tutt’e tre tutelati in giudizio dall’avvocato Aldo Ganci. Erasmo Gioia, Donata Anna Visco e Peter Gioia, rispettivamente papà, mamma e fratello del maresciallo Licia Gioia, il 7 marzso avanzeranno richiesta di costituzione parte civile contro l’uxoricida.
Il fatto di sangue si verificò nella tarda serata del 28 febbraio 2017. I coniugi Ferrari-Gioia ebbero un violento alterco a quanto pare a causa della gelosia della moglie del poliziotto. Lui, che proveniva da un precedente matrimonio, era ossessionato dalle scenate della moglie che, seppur splendida donna, soffriva maledettamente del morbo della gelosia rendendo la vita impossibile al marito che, quando non era in servizio, si vedeva costretto a lasciare amici e compagnia per raggiungere la moglie, ovunque lei si trovasse. Quella sera del 28 febbraio di due anni fa, Licia Gioia e Francesco Ferrari litigarono sempre per i sospetti che nutriva lei di essere tradita con un’altra donna dal marito, considerato dalla moglie, dai colleghi e dagli amici di lui un “donnaiolo”. Lei avrebbe minacciato di farla finita e avrebbe preso l’arma in dotazione cercando di rivolgere la canna alla tempia. Lui sarebbe riuscito a togliergliela ma non avrebbe fatto sparire la pistola Beretta, che, poi, viene impugnata da uno dei due coniugi. Per i magistrati della Procura l’avrebbe impugnata Francesco Ferrari per poi pigia il grilletto determinando la espulsione di due pallottole, che feriscono a morte Licia Gioia. Lei viene centrata dal primo proiettile alla testa e dal secondo alla coscia. Ma quando avviene la seconda esplosione, già la marescialla Licia Gioia era morta. Per cui il secondo proiettile, che oltre a provocare un foro alla coscia della defunta ferisce alla gamba anche il poliziotto, sarebbe stato esploso con l’intento di disorientare e mettere in confusione gli investigatori che, infatti, sono orientati a ritenere credibile la tesi di Ferrari secondo il quale la moglie si era suicidata, puntando contro di sé la canna della pistola e che il secondo colkpo era partito accidentalmente mentre lui cercava di togliere dalla mano l’arma. I periti incaricati dal Gip Carmen Scapellato e dall’avvocato Aldo Ganci sono arrivati a conclusioni divergenti ritenendo quelli del Gip compatibile la versione fornita dal poliziotto Ferrari e la sua tesi del suicidio della moglie, mentre quelli degli eredi della marescialla Licia Gioia e del Pubblico Ministero Di Mauro hanno escluso la tesi del suicidio e ritenuto compatibile quella dell’omicidio. Addirittura il medico legale Franco Coco arriva a definire non provata scientificamente la versione fornita dall’imputato sull’esplosione della seconda pallottola, quella sparata a distanza di diversi secondi dal decesso di Licia Gioia.
Il poliziotto nega gli addebiti e si dichiara assolutamente sereno nell’affrontare l’ardua prova e di essere convinto di uscire indenne dalla difficile prova giudiziaria. I genitori di Licia Gioia, che hanno voluto bene al poliziotto e amato suo figlio come se fosse un loro nipote, sulla base delle risultanze delle perizie effettuate dai consulenti di medicina legale e di balistica, si sono ormai convinti che ad uccidere la loro figlia sia stato appunto Francesco Ferrari ritenendo fondati i sospetti di Licia che pensava che il marito la stesse tradendo con un’altra donna.
Sono tutti elementi e circostanze che dovranno essere approfonditi in Corte d’Assise nel caso in cui il Giudice dell’udienza preliminare Luisa Intini dovesse accogliere la richiesta del Pubblico Ministero Marco Di Mauro e del Procuratore aggiunto Fabio Scavone di rinviare a giudizio il poliziotto Francesco Ferrari.

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