Uccise la moglie bruciandola viva: il Pubblico Ministero Grillo chiede la pena dell’ergastolo per l’uxoricida di Rosolini

Siracusa. Innanzi al Giudice dell’udienza preliminare Andrea Migneco si è aperto il processo a carico del rosolinese Sebastiano Iemmolo, 36 anni, accusato dfi avere bruciato viva la propria moglie, Laura Pirri, 31 anni. L’imputato, difeso dall’avvocato Antonino Savarino, ha chiesto di essere giudicato con il rito abbreviato ed il Gup ha dato immediatamente la parola al Pubblico Ministero Salvatore Grillo per illustrare la propria requisitoria. Il magistrato della Procura della Repubblica, che ha nell’immediatezza dei fatti ha coordinato le indagini degli agenti del Commissariato della Polizia di Stato di Pachino, ha chiesto la condanna di Sebastiano Iemmolo per i reati di omicidio volontario aggravato dalla circostanza dei futili motivi e da quella dell’atroce sofferenza arrecata alla moglie, e maltrattamenti in famiglia.
Il Pubblico Ministero ha ricordato, nel corso della requisitoria, che la signora Laura Pirri, per le gravissime ustioni causate dal fornellino del gas che il marito le aveva lanciato addfosso, morì dopo quindici giorni di agonia trascorsi nel reparto grandi ustionati dell’ospedale Civico di Palermo.
Il rappresentante della pubblica accusa ha descritto il rosolinese come uomo violento e ha invitato il Gup Migneco a non dare credito alla versione di Sebastiano Iemmolo che, nel corso delle indagini preliminari, ha negato di essere stato lui ad avere scagliato contro la moglie il fornello con annessa bombola del gas, sostenendo che fu la malcapitata Laura Pirri ad avere urtato accidentalmente il fonellino su cui stava cucinando la pasta e che, malauguratamente, se lo era riversato addosso dopo aver perso l’equilibrio. La scintilla provocava l’eplosione della bombola del gas e le fiamme investivano in pieno Laura Pirri che, per le gravi ustioni riportate, fu trasferita all’ospedale civico di Palermo, dove è poi spirata il 25 marzo 2017. Lo scoppio della bombola si era verificato il 7 marzo, all’interno dell’abitazione di Rosolini in cui vivevano Sebastiano Iemmolo, la compagna Laura Pirri e il loro unico figlio di undici anni, testimone oculare del delitto.
L’ennsima lite tra l’imputato e la moglie fu provocata dalla richiesta della donna di ottenere la somma di venti euro per poter acquistare del cibo in modo da evitare che il figlioletto di undici anni rimanesse a digiuno.
Concludendo la sua requisitoria il Pubblico Ministero Salvatore Grillo ha chiesto la condanna di Sebastiano Iemmolo alla pena dell’ergastolo.
Subito dopo ha preso la parola l’avvocato Salvatore Lucenti, che assiste nel processo la mamma, la sorella ed il papà di Laura Pirri, costitutisi parti cvili contro l’uxoricida. L’avvocato Lucenti si è associato alla richiesta di condanna avanzata dal Pubblico Ministero Grillo e, inoltre, ha sollecitato il Gup Migneco di voler condannare Sebastiano Iemmolo anche al risarcimento dei danni e al pagamento di una provvisionale.
Poi è stata la volta dell’avvocato Antonino Savarino, difensore di fiducia di Sebastiano Iemmolo. Il penalista, ex sindaco di Rosolini, ha esordito dicendo che il suo cliente non può essere condannato per omicidio volontario aggravato perchè non ha commesso questo reato. Semmai – ha aggiunto – “il signor Iemmolo può essere riconosciuto colpevole di omicidio preterintenzionale” in quanto non era sua intenzione uccidere la propria moglie, la madre dell’unico figlio concepito dalla coppia”. L’avvocato Savarino ha concluso la propria arringa difensiva chiedendo al Gup di valutare l’eventuale sussistenza dell’ipotesi della Difesa alternativa a quella prospettata dal rappresentante della pubblica accusa, ossia a dire quella di riconoscere Sebastiano Iemmolo colpevole di maltrattamenti aggravati per i quali è scaturita la morte della sfortunata convivente dell’imputatto,
Il difensore ha ricordato la tesi sostenuta dal suo cliente il quale ha cercato di far capire al Pubblico Ministero Grillo e agli investigatori del Commissariato di Pachino che il proprio figlioletto, a seguito del ferimento della madre, sarebbe stato tirato per la maglietta sia dai parenti di Laura Pirri sia dai congiunti di Sebastiano Iemmolo, in quanto i parenti della moglie volevano far accreditare la tesi che fosse stato il marito a ucciderla, mentre i suoi più stretti parenti, a cominciare dalla propria madre, hanno cercato di convincere il bambino a raccontare come si fossero svolti i fatti. L’uxoricida ha detto che il figlio, lo ha accusato con la nonna materna, dicendo: “é stato papà ad avere bruciato la mamma”, perchè indotto dai suoceri a mentire. Ma quando ha parlato con lui stesso e con la nonna paterna, il bambino avrebbe invece dichiarato “la mamma si è suicidata”. Il bambino, testimone oculare dell’aggressione subita dalla propria mamma, avrebbe fornito più versioni sulla lite tra il padre e Laura Pirri. I nonni materni, a loro volta, hanno dichiarato che la loro figlia era stramazzata al suolo dopo essere stata spinta con violenza dal marito che, non contento di averla umiliata sotto gli occhi del figlio, ha quindi sollevato il fornellino e la piccola bombola di gas e glieli ha scaraventati addosso, provocando l’esplosione e le alte lingue di fuoco che hanno investito in pieno la donna, deceduta all’ospedale Civile di Palermo il successivo 25 marzo, dopo diciotto giorni di agonia per le gravissime ustioni riportate.
A conclusione della discussione, il Gup Andrea Migneco ha rinviato il processo all’udienza del 26 febbraio prossimo per le eventuali repliche e per la camera di consiglio e, quindi, per la lettura del verdetto.

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