Omicidio Boscarino, i Pm chiedono l’ergastolo per Christian De Simone e 30 anni a testa per Roberto De Simone e Davide Greco

Siracusa. Tutta la mattinata di martedì 5 febbraio è durata la requisitoria dei Pubblici Ministeri Tommaso Pagano e Gaetano Bono al processo che vede alla sbarra i fratelli Christian e Roberto De Simone, 34 anni il primo 28 anni il secondo, e Davide Greco, 30 anni, accusati dell’omicidio di Alessio Boscarino, 24 anni, ucciso a colpi di pistola, la sera del 4 dicembre 2016, in Via Tasso, a Priolo Gargallo. I rappresentanti della pubblica accusa, alternandosi al microfono, si sono battuti per persuadere la Corte d’Assise (presidente, Tiziana Carrubba; a latere, Livia Rollo) della bontà e attendibilità del quadro probatorio raccolto dali investigatori del Commissariato della Polizia di Stato di Priolo Gargallo per dimostrare la colpevolezza dei tre imputati. Sia il Pubblico Ministero Bono, che per primo ha preso la parola, sia il suo collega Pagano, che peraltro ha coordinato le indagini del Commissariato di Priolo Gargallo, hanno, però, evocato in diverse occasioni la frase chiave pronunciata da Giovanni Turlà quando la mamma di Alessio Boscarino, signora Rosa Boscarino, lo pressava a dirle che cosa era successo nel bar di San Focà e poiin via Tasso, quando suo figlio venne crivellato di piombo. La frase più volte ricordata è composta da poche parole ma sufficienti per fare capire alla mamma del morto ammazzato che Turlà è stato testimone oculare dell’omicidio di Alessio Boscarino_: “E’ stato Christian a uccidere tuo figlio Alessio, ma non chiedermi di dirlo agli inquirenti perchè non lo dirò mai e poi mai”. Questa frase non solo è stata riferita e rilanciata dai due rappresentanti della Pubblica Accusa, ma è stata sentita la voce del Turlà diffusa nell’aula a beneficio dei giudici della Corte d’Assise grazie alla diffusione della registrazione della conversazione tra la signora Rosa Boscarino e Giovanni Turlà, interamente captata dalle “cimici” collocate nella saletta del Commissariato della Polizia di Stato di Priolo. In quella circostanza, Turlà non fingeva nè assecondava il desiderio di sapere la verità di una mamma che si era visto portare via un figlio di appena 24 anni. Turlà parlava seriamente e rivelò alla signora Rosa Boscarino che Christian De Simone, inizialmente, aveva esploso due colpi verso il basso, come se si volesse limitare ad azzoppare Alessio Boscarino, e che, poi, come se avesse cambiato il piano delittuoso, esplose gli altri colpi verso la parte superiore del corpo e, quindi, centrando parti vitali del giovane antagonista, uccidendolo. Per un momento, addirittura, Turlà ha temuto di essere freddato anche lui ma questa è una sua sensazione in quanto Christian De Simone ebbe a passargli davanti mentre impugnava la pistola con la quale ha “stutatu” il giovane compaesano che gli dava fastidio già da qualche tempo e che sicuramente, se lo avesse lasciato in vita, gli avrebbe dato altri grattacapi. Per i due rappresentanti della Procura della Repubblica di Siracusa, Giovanni Turlà non ha ripetuto innanzi alla Corte la conversazione avuta con la signora Rosa Boscarino perchè ha paura. Ma è una ipotesi. Non ci sono certezze che il gruppo dei De Simone ha minacciato di morte il Turlà.
Passando a parlare di Roberto De Simone, fratello di Christian, e Davide Greco i rappresentanti della pubblica accusa li additano come testimoni oculari del delitto di Alessio. Ma, secondo il ragionamento dei due Pubblici Ministeri Bono e Pagano non sono dei testimoni oculari disinteressati come Giovanni Turlà, ma sono partner sostenitori di Christian De Simone, che, dopo la lite avuta da Maicol De Simone con Salvatore D’Alfonso, detto “Barboncino”, amico di Alessio Boscarino, era certissimo che quest’ultimo si sarebbe precipitato a San Focà per chiedere conto e soddisfazione al De Simone della sfuriata fatta al suo coetaneo. Secondo i magistrati della Procura gli elementi acquisiti durante le indagini preliminari non lasciano margini al dubbio sulla compartecipazione di Roberto De Simone e Davide Greco all’agguato mortale teso contro Alessio Boscarino. Per loro due i Pubblici Ministeri hanno preannunciato, durante l’esposizione della requisitoria, che avrebbero richiesto una pena meno pesante rispetto a quello che avrebbero auspicato per l’autore materiale dell’omicidio. E sono stati di parola. Infatti, dopo che il Pubblico Ministero Tommaso Pagano ha proiettato sullo schermo montato a un metro di distanza dal bancone della Corte le foto scattate dalla Polizia a San Focà, in Via Tasso, al Commissariato della Polizia di Stato di Priolo e dopo aver fatto sentire le voci di Rosa Boscarino, Giovanni Turlà e della fidanzata di Alessio Boscarino, e quindi le conversazioni che i tre si sono scambiati per concordare una convergente dichiarazione alla Polizia, ha ripreso la parola il Pubblico Ministero Gaetano Bono che ha presentato il salato conto ai tre imputati. Il sostituto procuratore Bono ha chiesto trent’anni di reclusione e la multa di trentamila euro sia per Roberto De Simone che per Davide Greco, come concorrenti nell’omicidio eseguito da Christian De Simone. Per l’autore materiale dell’omicidio, la richiesta è stata di condanna alla pena dell’ergastolo.
Le pene sono state chieste dal sostituto Gaetano Bono, ma sono state concordate dallo stesso Bono con il collega Tommaso Pagano.
Il processo è stato quindi rinviato al 12 febbraio scorso per consentire all’avvocato Domenico Mignosa, che rappresenta in giudizio la madre di Alessio Boscarino, la quale si è costituita parte civile contro i tre giovani imputati di Priolo Gargallo. A conclusione dell’arringa dell’avvocato Mignosa prenderà la parola l’avvocato Puccio Forestiere, difensore, assieme all’avvocato Sebastiano Troia, dei fratelli Christian e Roberto De Simone.
Il 26 febbraio sarà il turno degli avvocati Sebastiano Troia e Antonio Zizzi: il primo nell’interesse dei fratelli Christian e Roberto De Simnone, il secondo in difesa di Davide Greco.
La Corte non ha ancora deciso se si ritirerà in camera di consiglio subito dopo che gli avvocati Sebastiano Troia e Antonio Zizzi concluderanno le loro arringhe difensive oppure se rinvierà la camera di consiglio e la lettura del dispositivo in un’altra udienza. L’orientamento della Corte si conoscerà sicuramente alla prossima udienza del 12 febbraio.
Per capire meglio la dinamica dell’evento mortale va ricordato che il ventiquattrenne Alessio Boscarino fu ucciso a colpi di pistola in Via Tasso la sera del 4 dicembre del 2016. La mamma della vittima, Rosa Boscarino, innanzi ai giudici ha detto che a fargli il nome di Christian De Simone come il killer del proprio figlio, è stato Giovanni Turlà, il quale, però, ha negato di averglielo detto. Turlà dice di aver “assecondato” la signora Rosa Boscarino, che gli aveva fatto il lavaggio mentale dicendogli ripetutamente: tu devi dire di aver visto Christian De Simone esplodere i colpi di pistola contro mio figlio. E quando i Pubblici Ministeri hanno letto la trascrizione delle intercettazioni ambientali effettuate dalla Polizia all’interno del Commissariato dove erano stati convocati la madre di Alessio Boscarino, Giovanni Turlà ed Erika Mangiafico, fidanzata del morto ammazzato, ancora una volta il teste ha risposto dicendo che lui “assecondava” la mamma di Alessio dicendole frasi di circostanza che la donna, affranta dal dolore, apprezzava tantissimo. Però Giovanni Turlà alle contestazioni dei rappresentanti della pubblica accusa ha replicato dicendo: “Io glielo dissi alla mamma di Alessio che non me la sentivo di accusare i fratelli De Simone. “Se tuoi vuoi vendicarti fallo pure, ma non sarò io a farli condannare perchè non ho visto nè Christian nè suo fratello uccidere tuo figlio”.
Altro testimone da cui la pubblica accusa si aspettava molto molto di più è Andrea Fioravante, indicato come teste oculare dell’omicidio. Quest’ultimo ha detto di avere bevuto la sera del delitto e di essere rimasto in macchina, mentre Alessio Boscarino e Giovanni Turlà sono scesi dal veicolo per andare a comprare alcune bottiglie di birra al bar “Scacco matto”. “Io ho sentito dei rumori e poi delle urla e sono sceso dalla macchina, ma quando sono arrivato dove era stato commesso l’omicidio già Alessio era morto” – ha dichiarato Andrea Fioravanti. A sua volta, Erika Mangiafico, la cui deposizione è stata contrassegnata da troppi “non ricordo” – ha dichiarato di avere visto arrivare una macchina dalla quale è scesa una persona che poi ha esploso i colpi di pistola contro il suo fidanzato. “Il killer poi si è allontanato senza che io potessi vedere il suo volto”. La testimone ha dichiarato che la Polizia le aveva mostrato l’album delle fotografie dei pregiudicati ma lei ha precisato di non aver riconosciuto alcuna persona.

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