Amara e Calafiore scatenati: ricercato il deputato Gennuso: “rubò” il seggio a Pippo Gianni, in manette 3 giudici

Roma. Gli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore, noti per avere consentito ai Pubblici Ministeri di Messina e alla Guardia di Finanza dello Stretto e di Palermo di mettere a segno l’operazione denominata “Sistema Siracusa”, hanno colpito ancora. Grazie alle loro chiamate in correità e in reità il Giudice delle indagini preliminari di Roma, Daniela Caramico D’Auria, ha emesso cinque provvedimenti coercitivi a carico di tre ex giudici amministrativi, ora tutti in pensione, dell’immobiliarista Stefano Ricucci e del deputato regionale di Forza Italia, Giuseppe Gennuso. I giudici arrestati sono l’ex presidente del Cga di Palermo Raffaele de Lipsis, il giudice del Consiglio di Stato di Roma, Nicola Russo già arrestato a marzo dello scorso anno assieme all’immobiliarista Stefano Ricucci, e l’ex consigliere della Corte dei Conti Luigi Pietro Maria Caruso, anche lui in pensione.
I provvedimenti restrittivi a carico dei tre ex giudici amministrativi e dell’immobiliarista Marcucci sono stati eseguiti nella mattanata di giovedì 7 febbraio, mentre quello emesso contro il deputato regionale di Rosolini, onorevole Giuseppe Gennuso, non è stato possibile eseguirlo in quanto il parlamentare si trova a Berlino.
L’accusa per tutti i destinatari delle misure cautelari è quella di corruzione in atti giudiziari. Ossia una specialità della casa per i due avvocati-pentiti Piero Amara e Giuseppe Calafiore. Con gli ulimi tre giudici arrestati salgono a sei i magistrati già finiti in manette. Il primo a essere finito in carcere è stato l’ex Pubblico Ministero Giancarlo Longo, che, a conclusione delle indagini preliminari, ha patteggiato la pena di cinque anni di reclusione, con annessa presentazione della lettera di dimissioni dal Corpo della Magistratura e cessione del Tfr alle parti civili che si sono costituite in giudizio contro di lui. Poi è stata la volta del giudice del Consiglio di Giustizia Amministrativa di Palermo, Giuseppe Mineo, che, dopo avere trascorso un breve periodo in una cella della Casa Circondariale di Ragusa, è stato posto ai domiciliari e adesso il 14 febbraio dovrà comparire innanzi al Tribunale penale di Messina per rispondere di corruzione e di altri reati. Nei mesi scorsi è stato arrestato l’ex presidente del Cga Riccardo Virgilio. Aggiungendo i tre giudici adesso colpiti dalla misura cautelare del Gip di Roma Daniela Caramico D’Auria all’appello mancano mancano sei magistrati. Come si arriva a questa cifra? Dalle dichiarazioni rese nel corso dell’incidente probatorio della vicenda “Sistema Siracusa, dall’avvocato Piero Amara, agli inizi della sua collaborazione con la giustizia. L’ex penalista ha detto di avere sborsato la somma di svariati milioni di euro per corrompere dodici giudici amministrativi, in servizio al Tar di Catania, al Consiglio di Giustizia Amministrativa di Palermo, alla Corte dei Conti e al Consiglio di Stato di Palermo. E proprio grazie alla corruzione di questi magistrati, lui e il degno compare Giuseppe Calafiore sono riusciti ad ottenere delle sentenze e delle ordinanze favorevoli alle loro aziende e a quelle dei loro clienti.
Anche il troncone delle indagini che hanno determinato l’applicazione delle misure cautelari per i tre giudici in pensione, per l’immobiliarista Ricucci e per il deputato regionale Gennuso di Rosolini, in provincia di Siracusa, rientra in quel vasto e più complesso mosaico di presunte sentenze pilotate (almeno cinque) presso palazzo Spada e presso il Consiglio di giustizia amministrativa di Sicilia. Un giro di mazzette da 150.000 euro, solo quello accertato in questo troncone d’inchiesta che fa riferimento al giro dell’avvocato Piero Amara, il grande regista dei verdetti aggiustati nell’ambito della giustizia amministrativa.
Uno dei giudici arrestati è l’ex consigliere di Stato Nicola Russo, già destinatario di un ordine di cattura a marzo scorso insieme all’immobiliarista Stefano Ricucci. L’avvocato Amara racconta di avere pagato 20.000 euro a Russo per pilotare sentenze su tre diversi procedimenti.

Uno degli ordini di custodia cautelare riguarda l’ex presidente del Cga siciliano Raffaele Maria De Lipsis, accusato di corruzione. Avrebbe intascato diverse tangenti da Amara. ll nome di De Lipsis era stato uno dei primi a finire nel mirino dei pm di Roma e Messina che da oltre un anno indagano sul giro di sentenze aggiustate nei processi che riguardano la giustizia amministrativa. Le sue sentenze, a cominciare da quella sul contenzioso della Open Land della famiglia Frontino contro il Comune di Siracusa, sfociata con una sentenza di condanna dell’Ente comunale a pagare un risarcimento di due milioni e ottocentomila euro a Rita Frontino, ora ai domiciliari per bancarotta fraudolenta, sono state passate al setaccio dagli investigatori della Guardia di Finanza. Secondo gli inquirenti, insieme ad un altro ex presidente del Cga Riccardo Virgilio, già finito agli arresti a febbraio dell’anno scorso, De Lipsis sarebbe stato tra i giudici sui quali Amara e il suo socio di studio Calafiore ricorrevano in favore dei loro clienti.

La sentenza contestata per la quale procede la procura di Roma è quella del collegio presieduto da de Lipsis che, accogliendo il ricorso di Giuseppe Gennuso, annullò le elezioni regionali a Siracusa facendo poi rivotare in alcune sezioni di Rosolini e di Pachino, favorendo così l’elezione di Gennuso che avrebbe pagato 30.000 euro per il tramite per il tramite dell’amico consigliere della Corte dei Conti Caruso. Quelle mini elezioni danneggiarono l’onorevole Pippo Gianni, cui venne sottratto lo scranno all’Assemblea regionale siciliana. Gianni presentò parecchi ricorsi contro l’esito delle mini elezioni, ma nessuno fu accolto. L’unica sua istanza andata a buon fine è stata quella presentata contro l’autista della Sezione Lavoro del Tribunale di Siracusa, Cosimo Russo, reo di avere trafugato i pacchi contenenti le schede elettorali dal luogo dove erano custoditi. Il Tribunale della Libertà, presidente Giuseppina Storaci, accogliendo la richiesta di Pippo Gianni, ha disposto il sequestro della casa e del Tfr del Russo e imposto inoltre la cessione del quinto del suo stipendio a beneficio dell’attuale sindaco di Priolo Gargallo. Per la sparizione delle schede elettorali, poi ritrovate dagli agenti della Polizia di Stato in servizio alla Procura, l’autista Cosimo Russo è alla sbarra innanzi al Triunale penale di Siracusa.
Tra i mediatori delle sentenze pilotate torna il nome dell’avvocato Stefano Vinti il professionista che, secondo quanto dice l’ex parlamentare Italo Bocchino intercettato, comprava le cause ” a blocchi”.
In questo filone d’inchiesta sono complessivamente 31 le persone indagate.
La notizia della misura cautelare emessa a carico dell’onorevole Gennuso è stata commentata dal capogruppo all’Ars del Movimento 5 Stelle, Cancellieri: “L’arresto di Gennuso è un altro bruttissimo colpo alla già scarsa credibilità della coalizione che sostiene il governo Musumeci. Già in campagna elettorale segnalammo il nome del deputato arrestato tra quelli degli impresentabili di cui si stava attorniando l’allora aspirante governatore Musumeci pur di raccattare i voti necessari a prendere in mano il governo della Sicilia senza star troppo a guardare per il sottile. Fece finta di nulla e capitalizzò tutti i voti arrivati per sbarcare a palazzo d’Orleans. Anche gli oltre seimila di Gennuso servirono allo scopo. Il presidente non ha nulla da dire?”.

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