Minacce e violenza privata a Borrometi: alla sbarra il boss Giuliano e suo figlio Gabriele

Catania. Il boss di Pachino Salvatore Giuliano, 54 anni e suo figlio Gabriele, 33 anni, entrambi residenti a Pachino in Via Verga, accusati di tentata violenza privata e minacce di morte aggravate dall’appartenenza al clan mafioso di cui sono ritenuti fondatore il primo e affiliato il secondo, nei confronti del giornalista Paolo Borrometi, non saranno giudicati dal Tribunale di Catania, al quale per errore del Gup era stato assegnato, ma Il processo si terrà davanti il Tribunale di Siracusa. La prima udienza si terrà il 4 marzo, innanzi al Collegio presieduto dalla giudice Livia Rollo.
Il Pubblico Ministero Alessandro Sorrentino, sostituto procuratore alla Direzione Distrettuale Antimafia di Catania, contesta al boss Salvatore Giuliano di avere inviato, con il telefono cellulare del figlio Gabriele, un messaggio minaccioso a Paolo Borrometi: “Sono Salvatore Giuliano e ti dico solo di non toccare la mia persona e la mia immagine perchè ti rompo il c…; se cerchi lo stipendio a qualcuno te lo devi guadagnare”.
A Gabriele Giuliano, che a differenza del padre detenuto per associazione mafiosa, estorsione e traffico di droga nell’ambito dell’operazione “Araba Fenice”, è in stato di libertà, il Pubblico Ministero Sorrentino gli contesta di avere, usando il proprio account, scritto su Facebook con esplicito riferimento al giornalista Paolo Borrometi “Ascolta non ti permettere mai di usare l’immagine di mio padre… ti azzicco un dito nel c… Se poi vuoi dei chiarimenti mi dici dove sei e ci incontriamo, vedi che io non devo fare tremare nessuno di paura…”. E in un messaggio scritto sul sito La Spia, Gabriele Giuliano scrive: “Questo signore è un cor…”, “…lui sta cercando di sedersi sul divano di Barbara D’Urso, cercati un lavoro… sei un fallito…”. “Questa persona è senza scrupoli che, per notorietà, infanga la gente”.
E ancora. Al boss Salvatore Giuliano il magistrato della Dda contesta di avere scritto sul proprio account un messaggio sul sito La Spia dal contenuto offensivo nei confronti del giornalista Giuseppe Giulietti, peraltro presidente della Fnsi, scrivendo: “Ti sei permesso di pubblicare la mia foto estrapolandola da un consesso festivo in cui sono presenti delle persone che non c’entrano assolutamente nulla…”.
Tutti i reati sono stati commessi nel corso del 2016.
Il giornalista Paolo Borrometi si costituirà parte civile e viene assistito dall’avvocato Antonio Borrometi.

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