Operazione “Vecchia Maniera”: Nunziatina Bianca risponde con rabbia alle domande del Gip, fa invece scena muta Elisabetta Di Mari

Catania. Nella sala colloqui giudici-detenute, si è svolto l’interrogatorio di garanzia delle mogli di Antonino Trigila, detto Pinnintula, e dell’ex suo principale collaboratore Angelo Monaco. La signora Nunziatina Bianca, 62 anni, moglie del boss di Noto, ha risposto con toni di rabbia alle domande del Giudice delle indagini preliminari Loredana Pezzino. Il motivo dell’ira della donna è da ricercarsi nella sua convinzione di essere stata arrestata ingiustamente. “Mi protesto assolutamente innocente del reato di estorsione che lei mi contesta nell’ordinanza di custodia cautelare” – ha esordito la signora Nunziatina Bianca, difesa dall’avvocato Antonino Campisi. “Io non conosco e non ho mai conosciuto il titolare dell’azienda agricola Bioverde di Rosolini. Non ho mai parlato con lui e non mi sono mai recata a Rosolini assieme a mio genero per convincere questo signore a comprare dei manufatti venduti dal marito di mia figlia. Alla sua età non ha più bisogno di qualcuno che gli faccia da balia, e non era la sottoscritta la persona che avrebbe potuto spendere la buona parola a suo favore con il titolare dell’azienda agricola, visto che non ho mai parlato con questo signore. Leggo dalla carte che c’è una intercettazioni in cui il mio coindagato Antonino Rubbino dice “vedrai che la zia riuscirà a parlargli e convincerlo…”. Ma è un discorso che fa Rubbino che io conosco per via di sua moglie. Ma da quando si sono separati, i rapporti li tengo con l’ex moglie anzichè con lui. In ogni caso, sono fatti suoi e non miei. Io, ripeto, non conosco il titolare dell’azienda agricola Bioverde, non mi sono recata a Rosolini per fargli delle pressioni affinchè acquistasse i manufatti prodotti dalla ditta di mio genero”. Il legale ha dovuto più volte calmare la sua cliente, ma non sempre è riuscito nel’intento in quanto la signora Nunziatina Bianca era veramente arrabbiata. Lei, infatti, mai avrebbe immaginato che l’avrebbero arrestata e rinchiusa nella Casa Circondariale di Piazza Lanza per un reato che non ha assolutamente commesso. E, come moglie dell’ergastolano Pinuccio Pinnintula Trigila, ha detto con voce strozzata dalla rabbia che le colpe del marito non possono fargliele pagare a lei.
L’avvocato Antonino Campisi ha preannunciato che si rivolgerà immediatamente al Tribunale del Riesame di Catania per chiedere l’immediata scarcerazione della signora Nunziatina Bianca.
A differenza della moglie del boss Trigila, ha fatto scena muta la signora Elisabetta Di Mari, moglie di Angelo Monaco. La donna, 55 anni, è detenuta nello stesso carcere di Piazza Lanza, ma è stata rinchiusa in una cella distante da quella occupata da Nunziatina Bianca. Appena la Di Mari è stata condotta nella sala colloqui giudici-detenute, dove ad attendere c’erano il Gip Pezzino e l’avvocato Junio Celesti, suo difensore, l’arrestata ha comunicato la sua decisione di non volersi sottoporre all’interrogatorio di garanzia. Elisabetta Di Mari è accusata, in concorso con il marito Angelo Monaco e Pietro Cresciome, di associazione finalizzata al traffico degli stupefacenti nonchè di detenzione e spaccio di droghe. Anche l’avvocato Junio Celesti ha preannunciato ricorso al Tribunale del Riesame.
Altro arrestato che ha fatto scena muta è il siracusano Pietro Crescimone, 57, interrogato per rogatoria dal Gip del Tribunale di Caltanissetta. Crescimone, difeso dall’avvocato Junio Celesti, deve rispondere, in buona sostanza, delle stesse accuse mosse al boss Angelo Monaco. E cioè associazione a delinquere finalizzata al traffico degli stupefacenti, detenzione e spaccio di droghe, tentato danneggiamento dei veicoli del cantiere edile di proprietà dell’azienda edile Rosa Appalto Srl; porto e detenzione di armi da sparo, reato contestato pure ad Antonino Rubbino e Giuseppe Lao, e tentato incendio doloso ai danni dei veicoli della ditta Lisa Srl.
Domani mattina, martedì 12 febbraio, per rogatoria dal Gip del Tribunale di Siracusa, verrà sottoposto ad interrogatorio Angelo Monaco, difeso dagli avvocati Carmelo Scarso e Junio Celesti.
Al carcere di Catania verrà interrogato dal Gip Pezzino il rosolinese Giuseppe Aprile, 45 anni, colpito dalla misura cautelare della custodia in carcere nell’ambito dell’operazione antimafia e antidroga denominata “Vecchia Maniera”, in quanto accusato, assieme a Nunziatina Bianca e Antonino Rubbino, di estorsione ai danni del titolare dell’azienda agricola Bioverde.
Giuseppe Aprile, con un volo partito dall’aeroporto di Francoforte, appena l’aereo è atterrato all’aeroporto Fontanarossa di Catania, è stato arrestato dagli agenti della Squadra Mobile della Questura di Siracusa, che, dopo avergli notificato la corposa ordinanza cautelare emessa dal Giudice delle indagini preliminari Loredana Pezzino su richiesta del Pubblico Ministero della Dda di Catania, Alessandro Sorrentino, è stato rinchiuso in carcere.
Nell’operazione “Vecchia Maniera” sono coinvolti Hamid Aliani, marocchino di 56 anni, Nunziatina Bianca, 62 anni, moglie del boss del clan Trigila di Noto, Antonio Trigila, detto Pinnintula; Pietro Crescimone, 57 anni, Elisabetta Di Mari, 55 anni, moglie di Angelo Monaco, cofondatore del clan Trigila, Giuseppe Lao, 48 anni, Said Lemaifi, marocchino di 51 anni, Angelo Monaco, 64 anni, già detenuto per altre vicissitudini con la giustizia e Antonino Rubbino, 51 anni. A questi nomi va aggiunto quello di Giuseppe Aprile. Resta tuttora irreperibile un cittadino marocchino.
Gli interrogatori di garanzia di Angelo Monaco, Giuseppe Aprile, Giuseppe Lao e Antonino Rubbino si sono svolti questa mattina, martedì 12 febbraio, per rogatoria. I quattro detenuti sono comparsi innanzi al Giudice delle indagini preliminari Andrea Migneco, che li ha sentiti su richiesta della collega Pezzino, che ha firmato i provvedimnenti coercitivi. Ebbene, hanno fatto scena muta Angelo Monaco, Antonino Rubbino e Giuseppe Lao, rispettivamente difesi dagli avvocati Junio Celesti, Giovanni Giuca e Spatafora. Invece ha risposto alle domande Giuseppe Aprile, difeso dall’avvocato Giovanni Raudino.
Giuseppe Aprile ha chiarito al Giudice Migneco che non appena ha saputo della ordinanza cautelare, pur lavorando in Germania si è immediatamente messo a disposizione dell’autorità giudiziaria, comunicando tramite il suo legale, gli orari di partenza e di arrivo degli aerei dalla Germania in Italia, prendendo accordi con la polizia Giudiziaria, al fine di chiarire la sua totale estraneità ai fatti contestati.
Nel merito ha precisato di non avere mai avuto con la Bioverde alcun minimo contatto o rapporto, ragion per cui il tentativo di estorsione non può in nessun modo ravvisarsi.
Ha infatti rimarcato di non essersi mai recato presso la predetta società, nè di aver mai posto in essere alcun comportamento illecito, tant’é che il rappresentante della società non ha mai lamentato alcunchè.
Giuseppe Aprile ha quindi sottolineato alla attenzione del Giudice la sua totale estraneità a tutte le vicende oggetto del procedimento, chiedendo la sua immediata scarcerazione.
Interpellato dal Diario l’avvocato Giovanni Raudino ha dichiarato: “Quale difensore ho contestualmente chiesto al Gip la revoca della misura cautelare e al Tribunale di libertà l’annullamento dell’ordinanza”.

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