Omicidio Boscarino, la parte civile chiede un milione e mezzo. La madre: li darò tutti in beneficenza

Siracusa. Dopo la pubblica accusa al processo a carico dei fratelli Christian e Roberto De Simone, 34 anni il primo 28 anni il secondo, e Davide Greco, 30 anni, accusati dell’omicidio di Alessio Boscarino, 24 anni, ucciso a colpi di pistola, la sera del 4 dicembre 2016, in Via Tasso, a Priolo Gargallo, è il turno della parte civile. C’è però una sostanziale differenza: i Pubblici Ministeri Gaetano Bono e Tommaso Pagano hanno parlato per quasi quattro ore, concludendo l’intervento oratorio con la richiesta di condanna all’ergastolo per Christian De Simone e a trent’anni di reclusione ciascuno per Roberto De Simone e Davide Greco. L’avvocato Domenico Mignosa, legale della parte civile, signora Rosa Boscarino, madre della vittima, ha dettato a verbale di volersi associare alle richieste di condanna avanzate dai Pubblici Ministeri e di voler presentare una memoria con annessa richiesta di risarcimento danni per l’importo complessivo di un milione mezzo di euro. La somma, se accolta dalla Corte d’Assise (presidente, Tiziana Carrubba; a latere, Livia Rollo), per volere della madre di Alessio Boscarino, “verrà evoluta interamente a istituti di beneficenza. La signora Rosa Boscarino non tratterrà per sé neanche un centesimo”.
Nell’odierna mattinata di martedì 12 febbraio, ha preso la parola anche l’avvocato Puccio Forestiere, difensore, assieme all’avvocato Sebastiano Troia, dei fratelli Roberto e Christian De Simone. Il penalista, usando anche lui il cine proiettore per fare vedere ai giudici della Corte la planimetria di Priolo Gargallo e in particolar modo la Via Tasso, dove appunto ebbe a verificarsi l’omicidio di Alessio Boscarino, ha detto che i suoi clienti non si trovavano nel luogo dell’omicidio la sera del 4 dicembre 2016. Secondo l’avvocato Forestiere i fratelli De Simone e Davide Greco una mezz’ora prima dell’uccisione di Alessio Boscarino, erano stati fermati da una pattuglia della Polizia a una distanza di 170 metri dal posto in cui un killer crivellava di piombo il figlio della signora Rosa Boscarino. I fratelli Boscarino stavano spingendo il Greco che era rimasto appiedato in quanto il suo scooter aveva subito un improvviso guasto. Per cui, secondo la ricostruzione dell’avvocato Puccio Forestiere, i tre imputati non avendo il dono dell’ubiquità non potevano essere nello stesso tempo a 170 metri di distanza e contestualmente nel posto in cui fu assassinato Alessio Boscarino. Concludendo la sua arringa, l’avvocato Forestiere ha chiesto alla Corte d’Assise di non accogliere le richieste dei Pubblici Ministeri Tommaso Pagano e Gaetano Bono e di assolvere con formula piena i fratelli Christian e Roberto De Simone.
Il penalista implicitamente ha chiesto pure l’assoluzione di Davide Greco, ma ufficialmente non ha potuto chiederla per evitare l’invasione di campo. La richiesta di assoluzione per il Greco la presenterà il 26 febbraio l’avvocato Antonio Zizzi, difensore di fiducia del priolese. Sempre il 26 febbraio, parlerà anche l’avvocato Sebastiano Troia, difensore di fiducia dei fratelli Christian e Roberto De Simone.
Poi la Corte si dovrebbe ritirare in camera di consiglio per decidere il verdetto nei confronti dei fratelli Christian e Roberto De Simone e di Davide Greco.
Per capire meglio la dinamica dell’evento mortale va ricordato che il ventiquattrenne Alessio Boscarino fu ucciso a colpi di pistola in Via Tasso la sera del 4 dicembre del 2016. La mamma della vittima, Rosa Boscarino, innanzi ai giudici ha detto che a fargli il nome di Christian De Simone come il killer del proprio figlio, è stato Giovanni Turlà, il quale, però, ha negato di averglielo detto. Turlà dice di aver “assecondato” la signora Rosa Boscarino, che gli aveva fatto il lavaggio mentale dicendogli ripetutamente: tu devi dire di aver visto Christian De Simone esplodere i colpi di pistola contro mio figlio. E quando i Pubblici Ministeri hanno letto la trascrizione delle intercettazioni ambientali effettuate dalla Polizia all’interno del Commissariato dove erano stati convocati la madre di Alessio Boscarino, Giovanni Turlà ed Erika Mangiafico, fidanzata del morto ammazzato, ancora una volta il teste ha risposto dicendo che lui “assecondava” la mamma di Alessio dicendole frasi di circostanza che la donna, affranta dal dolore, apprezzava tantissimo. Però Giovanni Turlà alle contestazioni dei rappresentanti della pubblica accusa ha replicato dicendo: “Io glielo dissi alla mamma di Alessio che non me la sentivo di accusare i fratelli De Simone. “Se tuoi vuoi vendicarti fallo pure, ma non sarò io a farli condannare perchè non ho visto nè Christian nè suo fratello uccidere tuo figlio”.
Altro testimone da cui la pubblica accusa si aspettava molto molto di più è Andrea Fioravante, indicato come teste oculare dell’omicidio. Quest’ultimo ha detto di avere bevuto la sera del delitto e di essere rimasto in macchina, mentre Alessio Boscarino e Giovanni Turlà sono scesi dal veicolo per andare a comprare alcune bottiglie di birra al bar “Scacco matto”. “Io ho sentito dei rumori e poi delle urla e sono sceso dalla macchina, ma quando sono arrivato dove era stato commesso l’omicidio già Alessio era morto” – ha dichiarato Andrea Fioravanti. A sua volta, Erika Mangiafico, la cui deposizione è stata contrassegnata da troppi “non ricordo” – ha dichiarato di avere visto arrivare una macchina dalla quale è scesa una persona che poi ha esploso i colpi di pistola contro il suo fidanzato. “Il killer poi si è allontanato senza che io potessi vedere il suo volto”. La testimone ha dichiarato che la Polizia le aveva mostrato l’album delle fotografie dei pregiudicati ma lei ha precisato di non aver riconosciuto alcuna persona.

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