“Cu’ mangia fa muddiche”: per la cresta sugli appalti agli arresti domiciliari il sindaco di Melilli Carta, fuori gioco anche il sindaco di Francofonte

Melilli. L’antico detto recita “Cu’ mangia fa’ muddichi”. Un detto che in lingua italiana dice: “Chi mangia fa molliche”. Un detto che nel mondo politico vuol dire “Chi mangia fa mangiare gli altri commensali”. C’è, però, anche chi mangia e non fa molliche. Cioè mangia da solo e non fa mangiare gli altri. Quest’ultimo detto si adatta ai politici della cosiddetta Seconda Repubblica. Fino a Mani Pulite, sindaci, amministratori pubblici, deputati regionali e nazionali, senatori e burocrati d’alto bordo mangiavano e facevano mangiare. Poi è cambiato il vento e la cuccagna è finita per tantissima gente. Ma la corruzione non è scomparsa. A Melilli, il sindaco della città, Giuseppe Carta, tessera elettorale di Forza Italia, aveva inventato un metodo semplice ma assai redditizio per incassare soldi. Giuseppe Carta faceva mangiare e le “molliche” se le pappava lui. Ovvero, il primo cittadino di Melilli, che aveva con manovre poco chiare spodestato dalla stanza dei bottoni il politico più noto del paese, quel Pippo Sorbello, che, anni prima era stato votato dal 95 per cento degli elettori melillesi. Ma Carta, facendo leva su alcuni imprenditori oggi coinvolti nell’inchiesta della Procura della Repubblica aretusea, aveva rosicchiato tutti i voti al super favorito candidato a sindaco di Melilli, appunto Pippo Sorbello, che, per la cocente sconfitta e la delusione a causa dei mancati risultati conseguiti dalla Procura della Repubblica alla sua denuncia di brogli elettorali, e al rigetto del suo ricorso da parte del Tar di Catania che dichiarò irricevibile la sua istanza poichè il suo legale, professore Daniel Amato, aveva inviato la citazione a giudizio a Carta alla pec vecchia del Comune, ha smesso di fare politica al punto di non essersi nemmeno presentato alle ultime elezioni per il rinnovo dell’Assemblea regionale.
Ma altri investigatori, quelli in servizio al Commissariato della Polizia di Stato di Priolo Gargallo, sono riusciti nell’impresa di svelare il meccanismo corruttivo utilizzato da Giuseppe Carta per arrivare a guidare il comune di Melilli e lo hanno denunciato alla Procura della Repubblica. Rispetto alla vecchia denuncia per brogli elettorali, conclusasi con un nulla di fatto, il magistrato che si è occupato delle indagini sulla cresta fatta sui soldi finanziati per appalti pubblici ha ravvisato la sussistenza di gravi indizi di reità nei confronti del sindaco di Melilli Giuseppe Carta, appartenente anche lui alla corrente politica dell’ex sindaco di Priolo Gargallo Antonello Rizza, anche lui finito nei guai per vicende connesse ad appalti pubblici assegnati con metodi fuori dalle norme di legge. Il Pubblico Ministero che ha diretto le indagini dell’operazione “Muddica” è il sostituto procuratore Tommaso Pagano, il cui lavoro è stato condiviso dal procuratore aggiunto Fabio Scavone, che ci ha messo la faccia e la firma nella richiesta inoltrata al Giudice delle indagini preliminari Carmen Scapellato, tesa ad ottenere l’applicazione della misura cautelare agli arresti domiciliari per il sindaco Giuseppe Carta e altre misure cautelari meno afflittive per dipendenti comunali e imprenditori.
Nell’operazione denominata “Muddica”, sono, infatti, coinvolti due dipendenti comunali, quattro imprenditori e il sindaco di Francofonte, Daniele Lentini, all’epoca dei fatti vice dirigente del secondo settore del Comune di Melilli. Per lui il Gip Scapellato ha disposto il divieto di dimora nei comuni di Melilli e Francofonte.
Agli indagati vengono contestati reati contro la pubblica amministrazione, la fede pubblica e il patrimonio in merito a procedure di affidamento di lavori e servizi da parte di uffici pubblici. È attorno a questi reati che ruota l’indagine della Procura della Repubblica di Siracusa su alcuni appalti del Comune di Melilli, nell’ambito della quale questa mattina sono finiti agli arresti domiciliari il sindaco Giuseppe Carta e l’ex amministratore Stefano Elia, assessore all’epoca dei fatti. Coinvolti nell’operazione anche due dipendenti del Comune di Melilli e quattro imprenditori. I dipendenti sono Reginaldo Saraceno e Giulia Cazzetta, quest’ultima con incarico di responsabile del secondo settore servizi scolastici, culturali, sportivi, socio-educativi e ricreativi”, a cui è stata applicata la misura cautelare della sospensione dal pubblico impiego per la durata massima prevista dalla legge. Gli imprenditori invece sono Marilena Vecchio di Augusta, rappresentante legale dell’impresa di trasporti Vecchio Srl, Sebastiano Franchino di Siracusa, Giovanni Zuccalà di Pietraperzia (En), amministratore unico dell’impresa Zuccalà Travels Srl, e Franco Biondi di Centuripe, rappresentante legale della ditta Euroviaggi di Biondi Franco Sas. Agli imprenditori è stata applicata la misura cautelare del divieto temporaneo di esercitare attività imprenditoriale. A dare esecuzione all’ordinanza di applicazione delle misure cautelari coercitive e interdittive emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Siracusa Carmen Scapellato, su richiesta della Procura aretusea, sono stati questa mattina gli agenti del Commissariato di Polizia di Priolo Gargallo, in collaborazione con le squadre mobili delle Questure di Siracusa ed Enna.
Dalle indagini coordinate dal procuratore aggiunto Fabio Scavone, dirette dal sostituto procuratore Tommaso Pagano ed eseguite, dal mese di marzo al mese di novembre del 2018, dagli investigatori del Commissariato di Priolo Gargallo con l’utilizzo di metodologie investigative sia di tipo tradizionale che tecniche, sarebbe emersa un’organizzazione particolarmente complessa ed efficace messa in opera dal sindaco Giuseppe Carta e dall’assessore Elia, in particolare, con lo scopo di “gestire” in modo arbitrario e per il soddisfacimento di interessi particolari le procedure amministrative finalizzate all’affidamento a privati di servizi e lavori da parte degli uffici comunali. Le indagini compiute hanno, così, consentito di accertare la commissione da parte degli indagati di più delitti contro la pubblica amministrazione e la pubblica fede.
Nei confronti di Carta ed Elia il Gip ha adottato le misure cautelari più gravi ritenendo peraltro i predetti gravemente indiziati del delitto di associazione a delinquere in concorso con il dipendente Reginaldo Saraceno. Secondo la Procura Carta ed Elia avrebbero utilizzato il loro ruolo politico «in modo da influenzare la scelta dei soggetti imprenditoriali selezionati come contraenti del Comune, esercitando pressioni sui vari dirigenti preposti alle procedure di selezione del contraente o di affidamento diretto affinché riducessero fittiziamente, attraverso la scomposizione in più affidamenti, l’importo degli appalti, in modo da eludere le procedure più rigorose previste dalla normativa vigente, invitassero alle selezioni ditte e imprese da loro indicate e, in caso di affidamento diretto, aggiudicassero l’appalto alla ditta da loro indicata». Sempre secondo la Procura «in alcune circostanze è stato accertato il raggiungimento di veri e propri accordi collusivi, con la complicità e il concorso necessario degli imprenditori privati, per indirizzare lo svolgimento delle procedure negoziali di scelta del contraente verso la conclusione desiderata dagli indagati». Emblematiche, in questo senso, alcune vicende emerse nel corso delle indagini. Come quella relativa all’affidamento all’imprenditore Sebastiano Franchino di alcuni interventi di manutenzione, in cui determinante sarebbe stato l’intervento del sindaco, che avrebbe favorito anche il pagamento di una fattura artificiosamente “gonfiata”. Un’altra vicenda quella relativa al servizio di trasporto degli alunni della scuola materna e dell’obbligo, in relazione alla quale le indagini avrebbero consentito di accertare come il servizio fosse stato dapprima affidato, direttamente e senza alcuna procedura di selezione, all’impresa Vecchio, che poi, grazie all’accordo illecito raggiunto con i titolari delle imprese concorrenti, Zuccalà e Biondi, avrebbe continuato di fatto a prestarlo incassandone i proventi, nonostante venisse formalmente affidato alle altre ditte e sebbene la Vecchio non disponesse di mezzi di trasporto adeguati e in possesso dei requisiti di legge. Tutto questo seguendo, secondo la Procura, le indicazioni e le direttive dell’assessore Elia. Nel corso delle indagini, le attività compiute avrebbero consentito di accertare, infine, anche un’ipotesi di accordo corruttivo tra il sindaco e la responsabile di una cooperativa sociale, la quale, supportata nei suoi progetti di accoglienza di minori stranieri non accompagnati con la promessa di una convenzione con il Comune di Melilli, avrebbe promesso al primo cittadino l’assunzione di persone da lui indicate.

CONDIVIDI