Omicidio Pippo Romano, il processo riparte innanzi ad un nuovo Gup ma Attanasio presenta istanza di ricusazione

Catania. Il processo a carico di Alessio Attanasio è ripreso innanzi ad un nuovo Giudice dell’udienza preliminare ma, difficilmente, sarà portato a conclusione pichè l’imputati ha scritto e inviato alla Corte d’Appello di Catania istanza di ricusazione nei confronti del Gup, dottoressa Marina Rizza. Secondo Attanasio la Gup Rizza è incompatibile e non può occuparsi del suo processo in quanto, nelle fasi delle indagini preliminari, rivestiva il ruolo di Gip ed ebbe a rigettare la sua richiesta di disporre una perizia balistica. Sarà una casuale coincidenza, ma anche questa mattina la giudice Marina Rizza ha rigettato per la seconda volta la richiesta di perizia balistica avanzata dai difensori di Attanasio, avvocati Maria Teresa Pintus del Foro di Sassari e Licinio La Terra Albanelli del Foro di Catania. L’avvocato Licinio La Terra Albanelli ha chiesto di acquisire la cartella clinica annessa alla documentazione presentata da Giuseppe Romano in occasione del rilascio della patente di guida, dalla quale si rileva la sua altezza. Su questa richiesta il Gup Rizza si è riservata. Ma, intanto, ha dato la parola al Pubblico Ministero Alessandro La Rosa per la esposizione della sua requisitoria. Il magistrato della Procura Distrettuale Antimafia di Catania ha ripetuto la stessa requisitoria effettuata un anno fa quando il processo si svolgeva, sempre con rito abbreviato, innanzi al Giudice dell’udienza preliminare Di Giacomo Barbagallo. Così come ebbe a dire nella precedente requisitoria, il Pubblico Ministero La Rosa si è pronunciato per la penale responsabilità di Alessio Attanasio ed ha chiesto la sua condanna alla pena di trent’anni di reclusione.
Il Gup Marina Rizza ha, quindi, rinviato il processo alla data del 4 giugno prossimo per l’arringa difensiva dell’avvocato Licinio Albanelli La Terra, che parlerà nell’aula penale del Tribunale di Catania, dove appunto si celebra il processo a carico di Alessio Attanasio. Il boss e il suo secondo difensore, avvocata Maria Teresa Pintus, seguono il processo a distanza collegandosi dal carcere di Cuneo con l’aula penale del Tribunale di Catania.
Facendo uno sforzo di memoria, Alessio Attanasio ha ricordato di avere avuto a che fare con la Gup Monica Rizza e ha quindi preso carta e penna per scrivere l’istanza di ricusazione, che, poi dopo avere informato i suoi difensori di fiducia, ha consegnato all’Ufficio Matricola del carcere di Cuneo con richiesta di spedirla alla Corte di Appello di Catania.
Alessio Attanasio è chiamato a rispondere dell’omicidio di Giuseppe Romano, avvenuto a Siracusa, in Via Elorina, il 17 marzo 2001. Il processo, che si celebra con il rito abbreviato, è iniziato e poi annullato innanzi a tre Gup. Prima si è svolto, infatti, innanzi al Gup Di Giacomo Barbagallo, dopo innanzi al Gup Salvatore Cavallaro, che, rispetto al collega che l’aveva preceduto, non ha inteso consentire la requisitoria in quanto era sul piede di essere trasferito al Tribunale penale di Siracusa. Adesso è ripartito innanzi al Gup Monica Rizza. Ma con l’istanza di ricusazione presentata a conclusione della requisitoria da Alessio Attanasio c’è il rischio di essere azzerato per l’ennesima volta e di ripartire davanti ad un altro Gup, il quarto da da quanto il boss siracusano venne rinviato a giudizio.
La pubblica accusa, rappresentata dal sostituto procuratore Alessandro La Rosa, ritenendo credibili i pentiti Salvatore Lombardo, Attilio Pandolfino, Giuseppe Curcio, Dario Troni, Antonio Tarascio e Rosario Piccione, ha sistematicamente detto e ribadito che Alessio Attanasio è uno dei due componenti del commando armato che il 17 marzo 2001 crivellò di piombo Giuseppe Romano, che si trovava al volante di una Fiat 126 e che al momento dell’arrivo dei killer stava transitando per via Elorina. Peraltro, nel corso della requisitoria, è stato affermato che il povero Giuseppe Romano fu assassinato per un macroscopico errore dei killer i quali lo scambiarono per l’imprenditore Saporoso Beretta, proprietario della 126 alla cui guida la mattina del 17 marzo 2001 si trovava invece l’incolpevole Giuseppe Romano. Ovviamente a parlare dell’errore di persona sono stati i collaboratori di giustizia e il Pubblico Ministero La Rosa ha sottolineato questa circostanza per ribadire la sua richiesta di colpevolezza nei confronti di Attanasio.
Rispetto all’opinione del Pubblico Ministero La Rosa, il boss Alessio Attanasio si protesta assolutamente innocente e ha effettuato una chiamata in reità nei confronti del pentito Salvatore Lombardo, detto Puddisinu, e del defunto Liberante Romano, indicandoli come gli autori dell’omicidio di Giuseppe Romano.
Tra l’altro In una memoria difensiva, già acquisita agli atti. Alessio Attanasio spiega di essere estraneo all’agguato e attacca violentemente i collaboratori di giustizia che lo indicano come uno degli autori del delitto: “E’ da precisare che il collaboratore di giustizia Rosario Piccione dice di avere saputo dall’Attanasio che lo stesso non ha commesso l’omicidio di Giuseppe Romano ed anzi ne è rimasto meravigliato (verbali del 9 ottobre 2002 e 19 settembre 2003); allo stesso modo lo scrivente viene scagionato dai collaboranti Antonio Tarascio, detto Zuccaru, (verbale del 21 giugno 2012) e Giuseppe Curcio (verbale del 25 luglio 2012). Quest’ultimo accusa dell’omicidio Salvatore Lombardo il quale aveva tentato di depistarlo indicandogli quale autore dell’omicidio il reggente del clan di Santa Panagia (il Lombardo messo alle strette durante un confronto con Giuseppe Curcio ammise di averlo voluto depistare (verbale del 25 luglio 2012) e l’unico motivo plausibile è da ricercarsi nel fatto che egli stesso, il Lombardo, è l’autore dell’omicidio del Romano. Inoltre il Lombardo indica un movente diverso da quello riferito da Attilio Pandolfino che pur dice di essere la sua fonte (de relato del de relato, fonte sconosciuta); invero il Pandolfino dice di avere saputo da Elio Lavore che non risultando tra gli autori dell’omicidio, non si sa da chi l’abbia saputo. Il Pandolfino peraltro chiama a riscontro delle proprie affermazioni i collaboranti Giuseppe Curcio e Antonio Tarascio, che però lo smentiscono. Pandolfino (verbale del 30 luglio 2013): “Ne ho parlato con Tarascio Antonio (…) “del resto la circostanza era alquanto risaputa fra i detenuti; ad esempio ne era a conoscenza anche (…) Giuseppe Curcio”. Antonio Tarascio (verbale del 21 giugno 2012: “Non so dire se Attanasio fosse coinvolto nell’omicidio di tale Romano avvenuto in Via Elorina”). Giuseppe Curcio (verbale del 19 marzo 2010: “In ordine all’omicidio di Giuseppe Romano Salvatore Lombardo, detto Puddisinu, parlando casualmente di tale omicidio, mi disse che l’autore dello stesso era stato Pincio Davide”). Giuseppe Curcio (trascrizione del confronto con Lombardo Salvatore del 25 luglio 2012, pagina 27: “Avevo parlato di questo omicidio con Iacono Angelo il quale mi aveva fatto intendere che l’omicidio di Giuseppe Romano era stato commesso da Lombardo Salvatore”). Un guazzabuglio. Ed ancora. Il Lombardo accusa Lino Mazzarella di avere incendiato la moto Enduro usata per l’omicidio (verbale del 26 ottobre 2010), quando invece non solo non risulta alcuna motocicletta data alle fiamme ma, addirittura, i rilievi tecnici escludono che il delitto sia stato commesso con una moto. Nell’esame autoptico (pagine 15 e 16) emerge che i proiettili avevano “una direzione quasi perfettamente trasversale” e che il primo dei colpi esplosi “ha frantumato i cristalli dei due finestrini” della Fiat 126 sulla quale si trovava la vittima. Tutto ciò risulta documentato nelle foto 67 – 68 – 69 – 70 – 73 e 74 dell’autopsia nonchè nelle foto 1-3-6-8-14-21 dei rilievi tecnici eseguiti dalla Questura di Siracusa il 17 marzo 2001. La DDA di Catania, ex articolo 358 cpp, potrebbe compiere un ulteriore accertamento in merito per avere la certezza che il Romano sia stato ucciso da sicari a bordo (non di una moto, ma) di un’automobile. Invero se i colpi di pistola fossero stati esplosi da sicari a bordo di una moto Enduro, (siccome affermato dal Lombardo), i proiettili avrebbero avuto una traiettoria dall’alto verso il basso. In proposito si allega il certificato medico di ingresso in Istituto penitenziario del 13 aprile 2001 (a distanza di meno di un mese dall’omicidio), in cui risulta il peso dell’Attanasio pari a 65 Kg. (poi stranamente corretto a penna a 75 Kg). Con un peso (piuma) del genere una moto Enduro non si abbassa nemmeno di un centimetro. Riguardo al movente dell’omicidio vi sono ben quattro versioni. 1) Secondo Pandolfino per vendicare l’affronto subito dal fratello del sottoscritto (verbale del 30 luglio 2013). 2) Secondo Lombardo per vendicare l’arresto di Giovanni Latino. 3) Secondo Troni per debiti di gioco. 4) Secondo Francesco Saporoso Beretta per una estorsione non pagata. In merito al primo movente – vendicare il maltrattamento del fratello Fabrizio – appare evidente come si sia abusato abbastanza della vicenda. Infatti sempre per la stessa motivazione Attanasio è stato accusato di avere commesso i seguenti reati: 1) avere collocato un ordigno esplosivo innanzi la discoteca Caligola (sentenza della Corte di Appello di Catania del 7 giugno 2007, definitiva 18 giugno 2008); 2) avere sottoposto la famiglia Di Grano ad una estorsione di 50 milioni di lire (sentenza del 7 giugno 2007, definitiva il 18 giugno 2008); 3) di avere sostituito la ditta che svolgeva il servizio di sicurezza presso la discoteca con altra ditta “amica” (sentenza del 7 giugno 2007, definitiva il 18 giugno 2008); 4) per avere progettato l’omicidio (poi fallito) dei buttafuori catanesi (verbale del Tarascio del 21 giugno 2012, pagina 5 dell’allegata memoria manoscritta: “dei buttafuori avevano messo le mani addosso al fratello di Attanasio, così la sera dopo Attanasio Alessio voleva punirli e si appostò nei pressi della discoteca con Angelo Iacono, a fargli la posta ma non andarono quella sera i buttafuori a lavorare”; 5) (adesso persino) di avere progettato l’uccisione del compare di Francesco Mangion, braccio destro di Nitto Santapaola, (salvo sbagliare il bersaglio), il cui figlio era tra i buttafuori della discoteca “Caligola” che avevano aggredito il fratello dello scrivente. In merito al secondo movente (vendicare l’arresto di Giovanni Latino, asseritamente alla vittima designata) si rappresenta che il Lombardo l’ha appreso dalla stampa (articolo a firma di Pino Guastella, apparso ne La Sicilia del 21 marzo 2001, edizione di Siracusa, pagina 18) e che tale movente viene smentito dagli inquirenti che all’epoca sottoposero il giornalista ad intercettazione telefonica per scoprire da chi lo avesse a sua volta appreso, giungendo alla conclusione che si sia trattato di una ipotesi giornalistica sganciata dalla realtà. In merito al terzo movente (debiti di gioco) si rappresenta che Dario Troni nelle prime dichiarazioni affermava di non sapere nulla (verbale 25 luglio 2012): “Dell’omicidio di Romano Giuseppe non ne ho mai saputo nulla, neppure dai giornali”. Salvo poi cambiare versione tre anni dopo (verbale 30 aprile 2015) affermando di avere saputo dall’Attanasio il luogo dell’omicidio, le modalità (appostamento con ausilio di un cannocchiale) e movente (“per motivi connessi ad un debito legato al gioco d’azzardo”). Con buona pace dei requisiti della coerenza e della costanza che vengono pretesi dalle Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione con la sentenza 1 agosto 1995 “Costantino” e 16 maggio 2013 “Aquilina”. Il movente menzionato al numero 4 (estorsione non pagata da Saporoso, vera vittima designata, scambiata con il Romano, è talmente risibile da non essere presa in considerazione nemmeno dagli inquirenti (peraltro i due non potevano essere mai scambiati poichè diversissimi tra di loro per altezza, corporatura, capigliatura e automobile). Tutto ciò senza nemmeno considerare l’assoluta assenza di riscontri, meno che mai individualizzanti. Non si ritiene dunque necessario fornire al momento alibi di cui l’Attanasio è in possesso (corredato da documentazione video); lo si fornirà soltanto in caso di eventuale rinvio a giudizio e di condanna in primo grado (tanto per far fare l’ennesima brutta figura ai giudici di Catania – questo è il quinto omicidio che viene contestato all’Attanasio, ad oggi sempre assolto)”.

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