Bruciò vivo don Pippo Scarso, la Corte d’Assise infligge 20 anni di carcere ad Andrea Tranchina

Siracusa. Dopo quattro ore di camera di consiglio, i giudici della Corte d’Assise (presidente,Tiziana Carrubba; a latere, Livia Rollo) hanno emesso la sentenza contro Andrea Tranchina, 20 anni, chiamato a rispondere del reato di omicidio volontario ai danni dell’ottantenne don Pippo Scarso, morto a seguito di atroci sofferenze provocate dalle ustioni alla testa e nelle parti superiori del corpo. I giudici hanno riconosciuto colpevole di omicidio volontario Andrea Tranchina e gli hanno inflitto 20 anni di reclusione, grazie alla diminuente prevista dal rito abbreviato. Se non avesse chiesto il giudizio abbreviato e avesse insistito per il rito ordinario, la Corte lo avrebbe sicuramente condannato alla pena dell’ergastolo. D’altra parte, come sottolineato dal Pubblico Ministero Andrea Palmieri, che ha chiesto per lo studente-bullo la pena di sedici anni di reclusione, e per l’avvocato Aldo Valtimora, legale dei due fratelli e dei sei nipoti della vittima costituitisi parte civile contro il Tranchina, il povero don Pippo Scarso non è morto per cause naturali ma per le vaste ustioni causate delle fiamme sprigionate dall’imputato che, rendendo questa mattina dichiarazioni spontanee, ha ammesso di essere stato lui ad avere spruzzato sulla testa dell’ottantenne dell’alcool e di avere poi acceso le fiamme con un accendino usa e getta. Il giovane imputato, allorquando venne tratto in arresto, cercò di giustificare il suo inqualificabile gesto dicendo di ritenere che la bottiglietta fosse piena di acqua. Però poi, consigliato dal suo difensore di fiducia, avvocato Giampiero Nassi, ha detto la verità confessando che la sera del fattaccio era ben consapevole che non fosse acqua ma alcool denaturato. Andrea Tranchina, però, non ha spiegato come mai ha azionato lo stesso l’accendino ben consapevole com’era che appiccando il fuoco avrebbe sprigionato le fiamme che avrebbero immancabilmente bruciato il malcapitato padrone di casa. Nella cui abitazione lui e Marco Gennaro si sono introdotti dopo aver dato un violento calcio alla porta d’ingresso. Don Pippo Scarso, nonostante il rumore del calcio inferto alla porta, ha continuato a dormire anche perchè aveva problemi di udito. I due bulli si sono recati in cucina dove Marco Gennaro ha preso un uovo lanciandolo contro l’ottantenne, senza prenderlo. A quel punto il suo degno compare ha preso dal comodino la bottiglia piena di alcool denaturato e l’ha riversato sui capelli di don Pippo, dando quindi fuoco. Comunque sia, le sue dichiarazioni spontanee rese innanzi alla Corte, avevano fatto mitigare la richiesta di condanna che da lì a breve avrebbe richiesto il Pubblico Ministero Andrea Palmieri. Il rappresentante della pubblica accusa, a conclusione della requisitoria, durata oltre due ore, si è pronunciato per l’affermazione della penale responsabilità di Andrea Tranchino e ha chiesto alla Corte d’Assise di infliggergli la pena di sedici anni di reclusione. L’avvocato Aldo Valtimora, come legale delle parti civili costituitesi contro l’imputato, ha chiesto la sua condanna sia sotto l’aspetto penale che sotto quello civile. Per la parte penale, il difensore delle parti civili si è associato alla richiesta di condanna avanzata dal Pubblico Ministero mentre per quanto riguarda il ristoro da concedere ai suoi assistiti ha chiesto alla Corte di voler condannare Andrea Tranchina al risarcimento dei danni per un importo complessivo di 150 mila di euro.
Il compito più delicato è toccato al difensore dell’imputato, avvocato Giampiero Nassi che, a conclusione della sua arringa, protrattasi per oltre due ore, ha chiesto alla Corte di qualificare il fatto come lesioni personali gravi oppure come omicidio preterintenzionale. In qualsiasi caso l’avvocato Nassi ha battuto il tasto di fare ritenere dalla Corte d’Assise insussistente il reato di omicidio volontario. Secondo il penalista il suo assistito scambiò per acqua il liquido contenuto nella bottiglia e non aveva assolutamente intenzione di ammazzare l’ottantenne don Pippo Scarso.
La Corte d’Assise è arrivata a conclusioni assolutamente difformi da quelle auspicate dall’avvocato Giampiero Nassi. Infatti, il suo cliente è stato riconosciuto collpevole del reato contestatogli a titolo di omicidio volontario. La Corte ha inflitto dieci anni in più ad Andrea Tranchina rispetto al suo compagno di merenda, lo studente-bullo Marco Gennaro, 22 anni, che, giudicato con rito abbreviato dal Giudice dell’udienza preliminare Anna Pappalardo, si è visto infliggere dieci anni di reclusione. Il Gup ha accolto e condiviso la tesi rappresentata dal Pubblico Ministero Andrea Palmieri che, a conclusione della requisitoria, aveva chiesto per Marco Gennaro la condanna alla pena di dodici anni di reclusione. Come mai tanta differenza nel trattamento riservato ai due bulli che fecero irruzione nell’abitazione di don Pippo Scarso, la notte a cavallo tra il 30 settembre ed il primo ottobre di due anni fa? Marco Gennaro, nell’ammettere di essere stato presente nell’abitazione di don Pippo Scarso, ha preso le distanze dal suo coetaneo Andrea Tranchina, dicendo ai Pubblico Ministero Andrea Palmieri e al Gup Anna Pappalardo che lui, vedendo che l’ottantenne stava beatamente dormendo, aveva chiesto al suo amico di non svegliarlo e di lasciare la sua casa. Gennaro aveva, quindi, attribuito tutta la responsabilità ad Andrea Tranchina che, a distanza di due anni dalla tragica fine di don Pippo Scarso, ha reso oggi dichiarazioni confessorie anche se ha per l’ennesima volta sostenuto di essere convintissimo che nella bottiglia ci fosse acqua e non alcool.
Come strategia difensiva è risultata vincente quella intrapresa dall’avvocato Aldo Ganci, difensore di fiducia di Marco Gennaro, che, ricorrendo al processo con rito abbreviato, aveva chiesto al Gup Anna Pappalardo di riconoscere sussistente la scriminante della desistenza volontaria. Il Gup non gliel’ha riconosciuta a Gennaro la scriminante della desistenza volontaria ma ha apprezzato la sua condotta processuale e gli ha inflitto dieci anni di reclusione per effetto della diminuzione della pena prevista dal rito abbreviato. Viceversa, la strategia difensiva attuata dall’avvocato Giampiero Nassi non ha prodotto gli effetti che lui sperava nell’interesse del suo assistito. Anche le richieste finali avanzate a conclusione dell’arringa hanno sollevato dei dubbi visto che il suo cliente aveva appena finito di confessare di essere penetrato a notte inoltrata nella casa del vecchietto, che, nonostante il rumore provocato da Tranchina e da Gennaro, non si era svegliato, e di aver poi preso la bottiglia, versando il liquido in essa contenuto sul capelli di don Pippo Scarso. E di avere, quindi, azionato l’accendino, provocando le fiamme che si sono immediatamente propagate su tutto il corpo dell’anziana vittima.
Marco Gennaro e Andrea Tranchina, entrambi studenti, sono stati arrestati dalla Squadra Mobile della Questura con l’accusa di avere cosparso liquido infiammabile sulla testa di don Pippo Scarso, 80 anni, e di aver poi appiccato le fiamme. provocandogli delle gravissime ustioni che ne hanno poi determinato il decesso dopo alcune settimane di agonia. Marco Gennaro, dopo la bravata commessa nella notte dell’1 ottobre dell’anno scorso,si è recato, in compagnia della propria madre, negli Stati Uniti, trovando ospitalità presso alcuni suoi parenti. In America è rimasto fino al quattro gennaio scorso, per poi rientrare in Italia con l’intenzione di volersi costituire e chiarire la sua posizione. Arrestato all’aeroporto internazionale di Fiumicino, Marco Gennaro è stato associato nella Casa Circondariale di Civitavecchia, dove, 48 ore dopo, è stato sottoposto ad interrogatorio di garanzia per rogatoria da parte di un magistrato dell’Ufficio Gip del locale Tribunale. Marco Gennaro,assistito da un difensore d’ufficio in quanto il legale nominato da sua madre, avvocato Aldo Ganci, non era stato messo nelle condizioni di raggiungere il carcere di Civitavecchia, aveva risposto alle domande del Gip della rogatoria, che a sua volta aveva ricevuto gli atti dal Giudice delle indagini preliminari Carmen Scapellato, che aveva firmato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere sia per il giovane rientrato dagli Stati Uniti che nei confronti di Andrea Tranchina. Di fronte all’accusa di omicidio volontario in concorso, Marco Gennaro si è protestato innocente, anche se ha ammesso di essere penetrato furtivamente in casa del vecchietto, in compagnia di Andrea Tranchina, e di avere assistito passivamente al gesto criminoso posto in essere dal suo coetaneo, attribuendo a quest’ultimo la responsabilità di avere gettato sui capelli di don Pippo Scarso il liquido infiammabile e di avere dato poi fuoco.
Oltre a riconoscere colpevole Marco Gennaro di omicidio volontario, il Gup Pappalardo ha condannato anche Sebastiano Amorelli, 20 anni, accusato di stalking, in quanto resosi responsabile di due scherzi di pessimo gusto effettuati contro don Pippo Scarso. Il Pubblico Ministero Palmieri aveva chiesto la condanna di Amorelli alla pena di sei mesi di reclusione. L’avvocato Franco Passanisi, del Foro di Catania, aveva invece chiesto l’assoluzione di Sebastiano Amorelli in quanto aveva partecipato ad un solo episodio di molestie contro l’anziana vittima e non a due episodi come sostenuto dalla pubblica accusa. Secondo il penalista non essendosi verificata la reiterata condotta delittuosa, il suo cliente andava assolto dall’accusa di stalking contestatagli dal Pubblico Ministero. Invece, il Gup Pappalardo ha dato ragione alla tesi del magistrato della Procura di Siracusa ed ha condannato Sebastiano Amorelli alla pena di quattro mesi di reclusione.

Richiesta di rettifica dell’avvocato Giampiero Nassi, difensore di fiducia di Andrea Tranchina.

In riferimento all’articolo da Voi pubblicato in data 19/2 u.s. e relativo alla conclusione del processo a carico del mio assistito Andrea Tranchina per l’omicidio del signor Giuseppe Scarso, mi corre l’obbligo di precisare che:
1) non è appropriato l’uso del termine “vaste” riferito alle ustioni cagionate alla vittima in considerazione del fatto che le stesse sono state refertate nella misura del 13% della superficie corporea e nessuno dei consulenti tecnici (ben 4!) che hanno esaminato gli atti processuali le ha considerate tali;
2) non è vero che il mio assistito non sia stato in grado di spiegare il motivo per cui ha appiccato il fuoco sul capo della vittima in quanto ha riferito che lo scopo di tale gesto era quello di bruciare i capelli al signor Scarso;
3) non è per nulla vero che io abbia tentato di convincere la Corte che Tranchina avesse scambiato il contenuto della bottiglia di alcol denaturato per acqua e questo riferimento è talmente ridicolo da mettere in cattiva luce la mia professionalità;
4) la strategia difensiva, sotto il profilo processuale, è stata la stessa del collega Aldo Ganci e si è manifestata nella scelta del rito abbreviato con la sola differenza che la mia richiesta è stata subordinata all’espletamento di una perizia medico-legale volta ad accertare le cause della morte del signor Scarso;
5) la differenza sotto il profilo sanzionatorio tra Gennaro e Tranchina sta nel fatto che al primo è stato riconosciuto il c.d. concorso anomalo (art. 116 c.p.) in quanto il G.U.P. del Tribunale di Siracusa ha creduto ad una sua dissociazione dal proposito del Tranchina di bruciare i capelli della vittima; il G.U.P. pertanto, ha attribuito al Gennaro un ruolo meno rilevante nei fatti del 2/10/2016, riconoscendogli un’ulteriore diminuzione di 1/3 della pena da infliggere.
Alla luce di quanto sopra, Vi invito a provvedere alla rettifica dell’articolo di cui sopra e, confidando nel Vostro immediato riscontro, porgo cordiali saluti.
Avv. Giampiero Nassi

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