Corruzione Mineo, il Gup Marino si tira indietro e il processo contro Ferraro slitta al 15 marzo

Messina. Nell’odierna giornata di giovedì 21 febbraio avrebbe dovuto svolgersi il processo a carico dell’imprenditore siracusano Alessandro Ferraro, che ha chiesto di essere giudicato con rito abbreviato condizionato dall’audizione dell’avvocato Piero Amara, in quanto accusato di avere partecipato alla corruzione del giudice amministrativo del Cga di Palermo, Giuseppe Mineo. La Procura della Repubblica si è opposta all’abbreviato condizionato ma ha fatto pervenire al Gup Monica Marino una richiesta alternativa: di citare l’avvocato Giuseppe Calafiore qualora fosse stata ammessa la citazione dell’avvocato Piero Amara.
All’udienza però il Gup Marino ha gelato le parti poichè ha comunicato di vedersi costretta ad astenersi dal giudicare Alessandro Ferraro poichè precedentemente ha processato Davide Venezia, e di essere pervenuta alla decisione di dichiararlo colpevole dei reati che gli venivano ascritti nell’ambito del procedimento denominato “Sistema Siracusa” e di averlo condannato alla pena di quattro anni e quattro mesi di reclusione. Una condanna pesantissima rispetto al marginale ruolo del Venezia, prestanone dell’avvocato Giuseppe Calafiire e della sua compagna, Rita Frontino.
Il Gup Marino ha quindi annunciato che il fascicolo intestato al Ferraro è stato assegnato alla sua collega Gup De Francesco, e che il processo verrà celebrato il 15 marzo prossimo. Quindi sulla richiesta di processo in abbreviato condizionato dovrà decidere la Gup De Francesco, una giudice severissima a dire di magistrati e avvocati di Messina. Certo non è stato un bel giorno quello di ieri per Alessandro Ferraro, che rischia di pagare un conto salato rispetto ai veri artefici della corruzione del giudice Mineo. I promotori della corruzione sono gli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore che, però, avendo deciso di collaborare con la giustizia, non pagheranno un conto salato, ma come oramai tutti sanno si sono accollati una pena irrisoria, concordata con i magistrati della Procura di Roma e di Messina limitamente alle ipotesi delittuose di corruzione in atti giudiziari. Quelli se la caveranno con tre anni Amara e due anni e nove mesi Calafiore. L’imprenditore Alessandro Ferraro, che ha agito su istigazione di Amara e di Calafiore, non è collaboratore di giustizia per cui non può usufruire di sconti di pena e di trattamento benevole dal Gup De Francesco. Il reato è quello che è e prevede una pena piuttosto pesante, ma è giusto far ricadere tutta la responsabilità sul Ferraro, ignorando il suo ruolo marginale e dimenticando che quelli che hanno beneficiato di sentenze e ordinanze favorevoli grazie alla corruzione di alcuni giudici amministrativi, tra cui il Mineo, hanno patteggiato una pena irrisoria rispetto alla gravità dei fatti commessi?
Certo sarebbe un bel gesto se il Gup De Lorenzo decidesse di accogliere la richiesta di abbreviato condizionato avanzata dagli avvocati Alessandro Billè e Giuseppe Belcastro, difensori di fiducia del Ferraro, per consentire agli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore di spiegare quali benefici hanno ricevuto dalla corruzione del giudice Mineo e quale è stato effettivamente il ruolo affidato, da loro due, ad Alessandro Ferraro. Dalla corruzione del giudice Mineo ne ha tratto vantaggio la famiglia Frontino che, per una negata autorizzazione a costruire, si è vista assegnare un indennizzo di due milioni e ottocentomila di euro. Che l’Amministrazione comunale, guidata dal sindaco Giancarlo Garozzo, ha sborsato dissanguando le casse del Comune. Ma Ferraro quanti soldi ha preso di questi due milioni e ottocentomila euro? Nulla, assolutamente nulla. Riflettete gente, riflettete!

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