Operazione “Vecchia Maniera”: scarcerata Nunziatina Bianca, ai domiciliari con il braccialetto il rosolinese Giuseppe Lao

Catania. I giudici del Tribunale del Riesame hanno depositato i primi due provvedimenti nei confronti degli arrestati nell’ambito dell’operazione antimafia e antidroga denominata “Vecchia Maniera”. Il Collegio ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Giudice delle indagini preliminari Loredana Pezzino nei confronti della moglie del boss di Noto Antonio Trigila, detto Pinnintula, e hanno ordinato l’immediata scarcerazione della signora Nunziatina Bianca, 62 anni, difesa dall’avvocato Antonino Campisi. Inoltre hanno annullato parzialmente l’ordinanza cautelare emessa a carico del rosolinese Giuseppe Lao, 48 anni, assistito dall’avvocato Giovanni Giuca e hanno deciso di tramutare la misura della custodia in carcere con quella degli arresti domiciliari con l’applicazione del braccialetto elettronico. Mentre Nunziatina Bianca già ieri sera stessa ha fatto rientro nella sua abitazione di Noto, il rosolinese Giuseppe Lao non ha avuto la stessa buona sorte poichè potrà uscire dalla Casa Circondariale di Cavadonna soltanto quando la Telecom metterà a disposizione dell’istituto di pena il braccialetto elettronico da serrare al polso o alla caviglia del detenuto.
Per gli indagati Giuseppe Aprile, difeso dall’avvocato Giovanni Raudino; Angelo Monaco, Elisabetta Di Mari, Pietro Crescimone e Antonio Rubbino i giudici si sono riservati di depositare l’ordinanza entro e non oltre la giornata di lunedì, 4 marzo, eccezion fatta per il Crescimone al quale la risposta alla sua richiesta di revoca dell’ordinanza di applicazione di misure cautelari emessa dal Gip Pezzino verrà data entro sabato 2 marzo. Angelo Monaco, sua moglie Elisabetta Di Mari, il suo fido collaboratore Pietro Crescimone sono difesi dagli avvocati Carmelo Scarso e Junio Celesti e da un penalista di Trapani.
Il Riesame ha riconosciuto l’insussistenza del reato contestato a titolo di estorsione alla moglie del boss Antonio Trigila, la cosiddetta “vedova bianca” signora Nunziatina Bianca, arrestata ingiustamente per ordine del Gip Pezzino sulla base di una intercettazione interpretata nel peggiore dei modi. Alla signora Nunziatina Bianca, “vedova bianca” perchè sposata con un uomo che sta espiando in carcere alcune condanne all’ergastolo per svariati omicidi avvenuti tra Noto, Rosolini, Pachino, Avola ed Ispica, veniva contestato il reato di estorsione aggravato dal metodo mafioso ai danni del titolare dell’azienda agricola Bioverde di Rosolini. L’anziana donna, all’interrogatorio di garanzia cui è stata sottoposta dal Gip Pezzino nel carcere di Piazza Lanza, ha risposto furibonda alle domande del giudice in quanto quel reato lei non l’aveva commesso. “Non conosco il proprietario della ditta Bioverde, non mi sono recata nella sua azienda, anche perchè mio genero non aveva bisogno di una balia per vendere i prodotti della sua ditta, nè ho fatto alcuna telefonata a questo signore per dirgli di favorire mio genero”. Nunziatina Bianca ha anche detto: “Leggo dalle carte che c’è una intercettazione in cui il mio coindagato Antonino Rubbino dice “vedrai che la zia riuscirà a parlargli e convincerlo…”. Ma è un discorso che fa Rubbino che io conosco per via di sua moglie. Ma da quando si sono separati, i rapporti li tengo con l’ex moglie anzichè con lui. In ogni caso, sono fatti suoi e non miei. Io, ripeto, non conosco il titolare dell’azienda agricola Bioverde, non mi sono recata a Rosolini e per fare pressioni affinchè acquistasse i manufatti prodotti dalla ditta di mio genero”.
E in realtà, riascoltando le bobine contenenti le intercettazioni telefoniche e ambientali, mai si sente la voce della signora Nunziatina Bianca. E allora, vista l’assoluta mancanza di riscontri all’ipotesi accusatoria formulata dal Pubblico Ministero Alessandro Sorrentino, titolare delle indagini nei confronti degli indagati coinvolti nell’operazione “Vecchia Maniera”, il Tribunale del Riesame ha cestinato la parte dell’ordinanza riguardante la signora Bianca e ha ordinato la sua immediata scarcerazione.
Nella stessa identica situazione della moglie di Pinnintula si trova il rosolinese Giuseppe Aprile, che, appena informato di essere ricercato dalla Polizia di Stato, si è imbarcato sul primo aereo Berlino-Catania, per costituirsi, come ha puntualmente fatto appena il velivolo è atterrato all’aeroporto di Fontanarossa. Giuseppe Aprile, difeso dall’avvocato Giovanni Raudino, è accusato di avere, in concorso con Nunziatina Bianca e Antonino Rubbino, commesso il reato di estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni del titolare dell’azienda agricola Bioverde di Rosolini. Al Gip Andrea Migneco, che lo ha interrogato per rogatoria, il signor Aprile ha dichiarato di essere assolutamente estraneo all’asserita estorsione, di non essersi mai recato nella sede della Bioverde, di non avere fatto telefonato all’utenza telefonica della ditta e di non avere mai conosciuto il suo titolare”. Per cui la risposta che si attendono sia Giuseppe Aprile, attualmente rinchiuso a Cavadonna, sia il suo difensore, avvocato Giovanni Raudino, è quella della revoca della misura cautelare della custodia in carcere e il ritorno in libertà con l’autorizzazione di poter rientrare in Germania per non perdere il lavoro.
Elisabetta Di Mari, 55 anni, moglie di Angelo Monaco, insieme al marito e a Pietro Crescimone deve invece rispondere di traffico di sostanze stupefacenti e di detenzione e spaccio di droga. Il siracusano Pietro Crescimone, 57 anni, detenuto a Caltanissetta e Angelo Monaco, 64 anni, debbono inoltre rispondere di tentato danneggiamento dei veicoli del cantiere edile di proprietà dell’azienda edile Rosa Appalto Srl; di porto e detenzione di armi da sparo, reato contestato pure ad Antonino Rubbino e Giuseppe Lao, e di tentato incendio doloso ai danni dei veicoli della ditta Lisa Srl.
Nell’operazione “Vecchia Maniera” sono coinvolti alcuni marocchini, uno dei quali tuttora irreperibile, ma la loro posizione è stata stralciata da quella dei siracusani e trasmessa alla Procura della Repubblica di Milano poichè i reati di traffico di droga e di spaccio di cui debbono rispondere sono stati commessi in Lombardia.

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