Operazione “Qualunquemente”, il Collegio “affossa” il quadro accusatorio e infligge 3 anni all’ex sindaco Antonello Rizza

Siracusa. Per il Pubblico Ministero Margherita Brianese, che ha coordinato le indagini degli agenti della Polizia di Stato in servizio al Commissariato di Priolo Gargallo, l’ex sindaco Antonello Rizza si meritava una condanna esemplare, al punto che la pena proposta ammontava a quindici anni di carcere per una raffica di fattispecie delittuose. L’ex primo cittadino è stato presentato come un uomo socialmente pericoloso per la collettività di Priolo Gargallo. Poi hanno parlato i difensori dell’ex sindaco, avvocati Domenico Mignosa e Tommaso Tamburino, e la musica è cambiata. I due difensori hanno picconato uno dopo l’altro i piloni su cui gli investigatori della Polizia di Stato del Commissariato di Priolo ed il Pubblico Ministero Margherita Brianese avevavano costruito le fondamenta delle gravissime le accuse contro Antonello Rizza e nei confronti di tutti gli uomini e le donne del suo entourage. Ebbene tra la tesi colpevolista del Pubblico Ministero Brianese e quella innocentista dei difensori di Antonello Rizza il Tribunale Penale (presidente, Antonella Coniglio; a latere, Antonio Dami e Federica Piccione) ha privilegiato quella della Difesa e bocciato inesorabilmente quella degli inquirenti. Il ragionamento non è da circoscrivere soltanto alla posizione processuale dell’ex sindaco di Priolo Gargallo ed ai suoi due difensori, ma va esteso ai penalisti che hanno difeso tutti gli altri imputati alla sbarra. Gli avvocati Fabio D’Amico, Franca Auteri, Emanuele Bosco, Giuseppe Calvo, Angela Maria Bonanno, con le loro arringhe, hanno inferto dei colpi di maglio alla tesi della pubblica e privata accusa e a beneficiarne sono stati i loro clienti, tutti condannati sì ma a miti pene, rispetto agli anni di carcere chiesti dal Pubblico Ministero.
Allora diciamo subito i numeri della sentenza del processo scaturito dall’operazione denominata “Qualunquemente”.
Antonello Rizza è stato riconosciuto colpevole di cinque capi d’imputazione e riconosciute le circostanze attenuanti generiche, avvinti i reati dal vincolo della continuazione, è stato condannato alla pena di anni tre di reclusione e alla multa di 240 euro, oltre al pagamento delle spese processuali. Beniamino Scaringi è stato riconosciuto colpevole di cinque capi d’imputazione e dichiarate le circostanze attenuanti generiche prevalenti sulle contestate aggravati, è stato condannato alla pena di un anno, undici mesi di reclusione e alla multa di ottanta euro. Giuseppe Pinnisi è stato riconosciuto colpevole di un solo reato e riconosciute le circostanze attenuanti è stato condannato a cinque mesi di reclusione, oltre al pagamento delle spese processuali. Flora La Iacona è stata riconosciuta colpevole di quattro reati e riconosciute le attenuanti generiche prevalenti rispetto alla contestata aggravata è stata condannata alla pena di un anno, undici mesi e giorni quindici di reclusione oltre al pagamento delle spese processuali. Lucia Grasso è stata riconosciuta colpevole di tre capi d’imputazione e riconosciute le circostanze attenuanti generiche, è stata condannata alla pena di un anno, mesi due e giorni quindici di reclusione, oltre al pagamento delle spese processuali. Paola Scalogna è stata riconosciuta colpevole di un capo d’imputazione e riconosciute le circostanze attenuanti generiche è stata condannata alla pena di quattro mesi e giorni quindici di reclusione, oltre al pagamento delle spese processuali. Carlo Auteri è stato riconosciuto colpevole di tre capi d’imputazione ma è stato assolto con formula piena dal reato di truffa, ipotesi delittuosa contestata dalla pubblica accusa sull’errato convincimento che avesse ingrossato i costi per l’organizzazione del Carnevale. A Carlo Auteri sono state riconosciute le circostanze attenuanti generiche ed è stato condannato alla pena di un anno e mesi due di reclusione ed alla multa di ottanta euro, oltre al pagamento delle spese processuali. Giuseppa Arcidiacono è stata riconosciuta colpevole di un capo d’imputazione e riconosciute le circostanze attenuanti generiche prevalenti rispetto alle contestate aggravanti è stata condannata alla pena di mesi otto di reclusione, oltre al pagamento delle spese processuali. Sebastiano Mazzone è stato riconosciuto colpevole di un capo d’imputazione e riconosciute le circostanze attenuanti generiche è stato condannato alla pena di mesi otto, giorni dieci di reclusione e alla multa di trenta euro oltre al pagamento delle spese processuali. Marco Angelino è stato riconosciuto colpevole del capo d’imputazione ascrittogli e, riconosciute le circostanze attenuanti generiche, è stato condannato alla pena di mesi otto di reclusione e alla multa di venti euro, oltre al pagamento delle spese processuali.
Il Tribunale ha applicato le pene accessorie a Rizza, interdetto dai pubblici uffici per la durata di cinque anni; a Scarinci, interdetto per mesi otto; a Pinnisi, interdetto per mesi quattro; a La Iacona, interdetta per mesi otto; a Grasso, interdetta per mesi otto; alla Scalogna, interdetta per mesi quattro; alla Arcidiacono, interdetta per mesi otto.
Il Tribunale ha stabilito che con riferimento agli imputati Scarinci, Pinnisi, La Iacona, Grasso, Scalogna, Auteri, Arcidiacono, Mazzone ed Angelino che la pena principale ed accessoria rimanga sospesa nei termini e con gli effetti di legge.
Il Tribunale ha assolto Rizza da otto capi d’imputazione perchè il fatto non sussiste e da un reato perchè il fatto non costituisce reato; ha assistito Scarinci da otto capi d’imputazione perchè il fatto non sussiste; ha assolto Pinnisi da un capo d’imputazione perchè il fatto non sussiste; ha assolto La Iacona da tre capi d’imputazione perchè il fatto non sussiste; ha assolto Giuseppe Italia dal reato ascrittogli perchè il fatto non costituisce reato; ha assolto Grasso da tre capi d’imputazione perchè il fatto non sussiste; ha assolto Nunziata Bafumo da tre reati perchè il fatto non sussiste, da altri due reati per non aver commesso il fatto e da un capo d’imputazione perchè il fatto non costituisce reato; ha assolto Scalogna da due reati perchè il fatto non sussiste, da due capi d’imputazione per non aver commesso il fatto e da un capo d’accusa perchè il fatto non costituisce reato; ha assolto Concetta Caccamo da due capi d’imputazione perchè il fatto non sussiste e da un reato per non aver commesso il fatto; ha assolto Auteri per due capi d’imputaziione perchè il fatto non sussiste; ha assolto Angelo Palumbo dai reati allo stesso ascritti perchè il fatto non sussiste; ha assolto Arcidiacono da due capi d’imputazione perchè il fatto non sussiste e da un reato per non avere commesso il fatto; ha assolto Bosco dal reato ascrittolgi perchè il fatto non sussiste; ga assolto Salvatore Passarello dal reato ascrittogli perchè il fatto non sussiste.
Per un reato è stata pronunciata nei confronti di Antonello Rizza sentenza di non doversi procedere per intervenuta prescrizione.
Il Tribunale ha condannato Antonello Rizza al risarcimento dei danni in favore delle parti civili Giuseppe e Sara Benvenuto da liquidarsi in separata sede e rigetta la richiesta di provvisionale; inoltre condanna Rizza, Scarinci, Pinnisi, La Iacona, Grasso, Scalogna, Auteri, Arcidiacono, Mazzone e Angelino, in solido tra loro, al risarcimento del danno in favore del Comune di Priolo Gargallo, da liquidarsi in separata sede e rigetta la richiesta di provvisionale. Il Collegio ha rigettato la richiesta di risarcimento danni avanzata da Giorgio Pasqua e Massimo Toppi.
Il Tribunale ha ordinato la trasmissione al Pubblico Ministero degli atti relativi alla posizione del teste Maria Letizia Cavaliere per le valutazioni di competenza; ha ordinato la restituzione al Comune di Priolo Gargallo della documentazione in originale sottoposta a sequestro con il passaggio in giudicato della sentenza e, infine, ha indicato in novanta giorni il termine per il deposito delle motivazioni della sentenza.
Per rendersi conto delle abissali distanze tra le richieste del Pubblico Ministero Margherita Brianese e le condanne inflitte dal Tribunale è sufficiente soffermarsi sui numeri venuti fuori a conclusione dela requisitoria: per l’ex sindaco Antonello Rizza, quindici anni di reclusione; dieci anni di carcere per l’ex assessore comunale Beniamino Scarinci; cinque anni di reclusione ciascuno per Giuseppe Pinnisi e la dirigente comunale Flora La Iacona; tre anni e sei mesi di reclusione ciascuno per Lucia Grasso e Nunziata Bafumo; tre anni e quattro mesi per Paola Scalogna; tre anni e due mesi ciascuno per Concetta Caccamo e Giuseppa Arcidiacono; cinque anni di reclusione per Carlo Auteri; otto mesi di reclusione per Sebastiano Mazzone; due anni di reclusione ciascuno per Angelo Bosco, Marco Angelino; Giuseppe Italia; otto anni di carcere per Salvatore Passarello e un anno e otto mesi di reclusione per Angelo Palumbo.
Il Pubblico Ministero Brianese ha chiesto la trasmissione degli atti alla Procura per l’incriminazione dei sei testimoni chiamati dalle Difese degli imputati in quanto avrebbero reso false dichiarazioni, ma il Collegio ha ordinato la trasmissione degli atti soltanto per il teste Maria Letizia Cavaliere. I sedici imputati del processo “Qualunquemente”, dovevano rispondere a vario titolo di associazione a delinquere, voto di scambio, abuso d’ufficio, tentata concussione, tentata violenza privata, truffa aggravata e altri reati.

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